sabato, Agosto 15

I soldi sono tanti, milioni di milioni … pochi Paperoni, tanti Paperini Meglio Paperon de’ Paperoni o Paperino? Si dovrebbe poter tornare a pensare a forme e modi di ri-appropriazione politica, economica, di ciò che ogni giorno viene sottratto ai poveri ed ai ceti medi del mondo

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Pensiero lento vs velocità elettronica

I can’t breathe (sussurrava il cittadino americano ma di pelle nera George Floyd al poliziotto squadrista che lo ha ucciso volontariamente per soffocamento a Minneapolis con un ginocchio per 8 minuti e 46 sec. sul suo collo. Nell’incivile America in apparenza democratica, che criminalizza da 400 anni gli esseri umani neri dalla schiavitù alla segregazione razziale)

È meglio essere ricchi, avere tanti soldi, godendosi la vita, e stare bene in salute, o essere poveri ed acciaccati, e far di conto ogni fine mese (quando va bene)? Insomma, meglio Paperon de’ Paperoni o Paperino?

Anche il Catalano dello splendido ed intelligente programma televisivo di Arboriana memoria ‘Quelli della notte’, si dichiarerebbe affranto nel dover optare per una tale evidenza, che anche Fantozzi avrebbe trovato… una boiata pazzesca!! Ma qui almeno si trattava della ‘Corazzata Potemkin’, capolavoro del cinema muto di Sergej Eisenstein. Favoleggiando in quegli anni intorno al ’68, che provare di averlo visto con sottotitoli in russo cecoslovacco o polacco, diveniva segno di superiorità intellettuale!!… Il primo, Paperone, è la simbolizzazione del taccagno per eccellenza, che ha prodotto ricchezza smisurata cominciando dal famoso 1cent, per accumulare denaro nel suo immenso forziere. Qui va a tuffarsi di continuo per sentirsi sempre gagliardo, forse giovane e vicinissimo ai suoi dollaroni (gli unici amati, essendo tristemente solo), ricchissimo sì, ma diffidente con tutti, e sempre in allarme perché la Banda Bassotti vuole rubargli le sue fortune.
Non conosciamo come siano realmente diventati così tanti i suoi soldi, del pari di grandi ricchezze che sovente nascondono nelle prime fasi dell’accumulazione segreti non proprio specchiati..
L’unico indizio è appunto ilprimocent, morale per i bambini che, come in ogni fiaba che si rispetti, fornisce un insegnamento per la vita (qui il risparmio contro l’essere sfaccendati), metafora di un capitalismo in nuce di visionari che sperimentavano strade innovative, con uno stile di vita improntato a frugalità, risparmio e discrezione.
Dinamiche e comportamenti oggi esplicitati nel loro contrario: la ricchezza va ostentata ed il lusso è un fenomeno da esporre, tali da suscitareun moto di imitazione e di invidiaverso chi ce ‘l’avrebbe fatta’. Quasi un effetto traino, illusorio e demagogico,come ben evidenziano gli italiani con l’ex pregiudicato di Arcore (il ‘clown con il manganello’ in una felice sintesi), ancor prima di ciò che accade negli Usa con quell’inquilino presidenziale. Unica volta in cui avremmo fatto a meno di essere apripista dei secondi… Mentre il ‘fascista’ alla Casa Bianca, palazzinaro ambiguo, osannato, fallito diverse volte, con un oscuro impero economico, razzista, omofobo, amico del KKK e dei suprematisti bianchi, difesi ultimamente contro la giusta rabbia per l’assassinio di George Floyd da parte del solito poliziotto con ‘licenza di uccidere’. Entrambi votati da gente ignorante e perdente che assumeva li avrebbe fatti ricchi essendo loro tali per status e patrimonio, affari e conoscenze, collusioni e scambi illeciti. Legge più che dell’economia, già di suo disciplina normativa dalle tesi discutibili, della stupidità, fondata sul credere in qualsiasi evento ‘miracolistico’ pur di migliorare la propria triste e difficile condizione. Comprensibile, per quanto sia una scorciatoia su cui lucra solo chi finge di offrirla.
Quando si sta male ci si aggrappa a tutto, non avendo altro da perdere. Semmai la condanna morale e non solo va a chi, ricco, li illude per proprio cinismo ed interesse. Come l’italiano e l’americano. Torniamo al dilemma.

Oppure è da preferire Paperino? ed i suoi molti epigoni, sfigati, sfortunati, con cui se non identificarsi almeno condividere la fatica di non riuscire a primeggiare (nell’immaginario competitivo americano), perché privi in fondo di iniziativa, fantasia, fiuto per gli affari perché al fondo anche inetti.
Per provare a dare un tono di maggiore serietà, ricordo che tra le tante intuizioni di uno dei migliori uomini del nostro malandato e colluso Paese, Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia e… da conoscenti delle/nelle istituzioni, cui farà seguito appena poco dopo Paolo Borsellino, con servizi segreti ed altri individui ad inquinare pesantemente la scena del crimine, vi fu l’intuizione di follow the money’, segui il flusso di denaro e troverai le risposte a molti quesiti.
Ciò che viene esposto nel mondochiaro’, lì dove il denaro si fa e dove il denaro si spende, si ostenta, si santifica a furor di masse sempre più depresse, impoverite, rabbuiate, intristite, incazzate, rabbiose. Ed invidiose. Senzaperò conoscere le vere interazioni, interessi, agevolazioni sottese alla formazione delle ricchezze. Soprattutto oggi che il capitale finanziario ha progressivamente esautorato, almeno sul piano simbolico, quello della produzione di beni e manufatti. Partecipanti tutti, questi nuovi accumulatori, della ‘nuova religione’ (W. Benjamin) del capitalismo, rito privo di paramenti divini, ma fortemente simbolico, da prendere molto sul serio.
Poi se chiediamo alla matematica di fornirci la risposta verifichiamo che la disciplina della certezza non ci sarà nel caso in oggetto di alcun aiuto. Difatti, chi può ragionevolmente sostenere che il numero 3, solitario dei numeri primi, vale più di 163? Eppure, eppure nell’immaginifico palcoscenico sociale diversi vincoli e lacciuoli ci precludono la vista. Pertanto nel mondo glamour e patinato della ricchezza dei pochi, una ricchezza assolutamente incomprensibile ai più che già dinanzi a poche decine di migliaia di euro darebbero i numeri, 3 assume sul piano materiale e simbolicamente una forza ed una superiorità che 163 non avrà mai. Le due cifre parlano di persone e dunque di condizioni materiali dell’esistenza. Se però passo a nominare il tre qualcuno comincerà a capire l’interrogativo.

Parlo di Jeff Bezos, Bill Gates, Warren Buffett, miliardari americani che posseggono un patrimonio di 350 miliardi di dollari, ovvero pari a 163, come i milioni di americani metà di tutta la popolazione americana! Sono i dati dell’Institute for Policy Studiesdefiniti la ‘Billionaire Bonanza’ del 2020, un anno bisestile di pandemia virale, alquanto diseguale.
Nella crisi, di ansia esistenziale prima, materiale poi, con drammi odierni e futuri di centinaia di milioni di persone nel mondo prive di lavoro e protezioni sociali, questi tre signori hanno aumentato la propria ricchezza in modo spettacolare nei primi quattro mesi dell’anno, ovvero quando 38 milioni di americani perdevano il loro lavoro (‘Il Manifesto’ 23 maggio 2020). Quello ufficiale, perché l’insano sistema statistico americano non conteggia nelle statistiche lavoratori autonomi e freelance, oltre ai migranti impiegati in nero, come da noi gli ultimi, vera omogeneità del pianeta.

Nel periodo ansiogeno e di speranzadi tanti che si aggrappavano all’auspicio dell’‘andrà tutto bene’, per i tre in tempo reale già tutto stava andando più che bene. Allora dove è il problema?
Lavorano in comparti a basso valore aggiunto, eccetto Gates, fanno circolare tanto denaro, sono innovativi. Benché diversa sia la formazione di quella ricchezza, Buffett il fondatore dei supermercati Wallmart, dunque vendita nel terziario dei beni, mentre Bezos con consegne lampo, anch’egli un ‘terziario’ mero distributore di merci, mentre l’unico con ‘tre quarti di nobiltà’ di produzione di qualche cosa sarebbe Gates, con la rivoluzione digitale ed innovazione nel trattamento elettronico dei dati.
Il punto cruciale qual è? È di una tale evidenza che come la troppa luce che acceca la vista ciò che è dinanzi a noi non lo vediamo, per indifferenza o passività. Allora prima di evidenziare ciò che è ma non si vede, perché richiederebbe uno sforzo di comprensione a cui molti umani si sottraggono perché non li tocca nei loro interessi personali, ricordo che la vicenda Covid-19 ci ha consegnato un mondo in forte difficoltà economica che contrasta, appunto, con i pochi oligopolisti che, al contrario, ne hanno ampiamente approfittato, essendo gli unici beneficiari di un sistema economico le cui regole valgono per gli ‘altri’ -noi mortali comuni- non per ‘loro’ -élite mondiale che succhia a tutti noi linfa vitale.
L’emblema della mobilità planetaria, il traffico aereo, da 107 mila voli giornalieri ha registrato dati del meno 94,3% di calo del traffico. Per il petrolio situazione paradossale: i produttori pagano chi ne compra quantità ingenti, con un prezzo che a febbraio, pochi ma lontanissimi mesi fa, costava come barile 54 dollari, ed oggi sceso ben a 37,2 dollari. Il Pil mondiale, la ricchezza prodotta, crolla a 9 mila miliardi di dollari con un peggioramento medio del -3%, insomma, pari per capirci, alla grande recessione del 1930. Ma, e qui ci siamo con il nocciolo della questione oltre a tanti altri dati, soprattutto crescono in modo significativo le disuguaglianze (‘Dataroom’, M. Gabanelli 7 giugno 2020).

Tanto per dire, ancora con l’ottima Gabanelli, da Stiglitz all’ultimo Piketty, viene certificato un gigantesco aumento della forbice delle disuguaglianze, dunque non fatevi fregare quando escono dati parziali che dicono che non siamo mai stati meglio, come mondo globale confondendo i dati.
Con efficace sintesi della Gabanelli: «Negli ultimi 30 anni, chi era ricco si è arricchito ancora di più, e chi era povero ha visto peggiorare le proprie condizioni. Nel 1980 all’1% più ricco della popolazione Usa toccava l’11% della ricchezza totale, nel 2014 la quota era arrivata al 20%. Secondo gli ultimi dati Oxfam presentati a Davos, 2.153 miliardari hanno più denaro del 60% della popolazione mondiale. La globalizzazione consente ogni anno alle grandi multinazionali -come le Hi-Tech- di non versare 500 miliardi di dollari agli Stati dove fanno profitti. Secondo una recente indagine del fondo Fair Tax Mark, pubblicato da ‘Fortune’, a dicembre 2019, i giganti della Silicon Valley (Amazon, Facebook, Apple, Netflix, Google, Microsoft) hanno versato in tasse, dal 2010 al 2019, là dove fanno i loro profitti 100,2 miliardi di dollari in meno di quanto avrebbero dovuto.
Da sottolineare, dunque: 100 miliardi di dollari di tasse non pagate, ben 500 miliardi di dollari non versati agli Stati, complici perché li emendano mentre a noi comuni mortali i carichi fiscali aumentano.
Ma il dato veramente sconvolgente che dovrebbe far rivoltare masse globali è che da quell’iniziale strano rapporto di 3 a 163 si arriva ad una scala di grandezza insostenibile, appena 2153 persone, miliardarie, insomma un piccolo borgo di qualsiasi parte del mondo, che posseggono più denaro di contro ad oltre 4200000000, otto zeri per scrivere oltre 4 miliardi di persone!!
Un inciso rilevante: l’osannato Ronald Reagan, l’ex attore nefasto Presidente tanto amato dai liberisti, appena eletto, nel 1980, abbassò il carico fiscale dei milionari che nel 2019 è arrivato al 79% (!!) in meno -ripeto: in meno- «di quanto sarebbe stato se le aliquote e le esenzioni fiscali fossero state quelle del 1980». V
orrei che qualcuno dei Lettori mi dicesse se nello stesso periodo il loro carico fiscale è stato abbassato di tanto…

A qualcuno serve qualche altra prova delle modalità assolutamente insostenibili con cui viene regolato il mondo sociale ed economico nel quale i pochi Paperoni diventano ancora più ricchi ed i tanti miliardi di Paperini sopportano condizioni di esistenza sempre più difficili, faticose, pagando tasse e carichi fiscali vieppiù insostenibili?
Il diffondersi dei populismi connesso al gigantesco aumentare nelle differenze di ricchezza non pregiudicano qualsivoglia politica di scoloritiriformismi’ e di politiche almeno un poco meno indecenti.
Per dire, del quarantennio fatto dei Reagan, Bush jr. e l’ultimo Presidente, il cotonato ‘fascista’ alla Casa Bianca, in 16 di quegli anni è stato un democratico ad occupare White House.
Così, per non smentirsi, infine il sonnolento incolore Joe Biden fingerà di sfidare l’attuale orrido gangster e criminale (De Niro dixit). E se pensiamo che la proposta della senatrice Elizabeth Warren di tassare con una patrimoniale del 2% annuo ricchezze superiori ai 50 (!) milioni di dollari sembra piacere alla maggioranza degli americani, ma che nel contempo i patrimoni dei vari Bezos, Gates, Buffett, Zuckerberg rendono all’anno più del 3%, sicché guadagnerebbero sempre più dell’eventuale tassa, allora si comprende che il sistema economico mondiale ormai ha un’architettura strumenti metodi disegnati come un sarto alla moda sui precisi contorni dei vari colossi contro masse miliardiarie (solo nel senso numerico) di persone.

Si dovrebbe poter tornare a pensare a forme e modi di ri-appropriazione politica, economica, di ciò che ogni giorno viene sottratto ai poveri ed ai ceti medi del mondo.
La rivoluzione, come sovvertimento storico dello stato di cose, sarebbe in teoria un mezzo conflittuale di bilanciamento, ma assolutamente improponibile nelle attuali condizioni storiche. Piuttosto sono da prevedere continue ampie forme di proteste, ribellioni, rivolte che, però, son proprio quelle forme d’azione di lotta che non fanno altro che consentire un più duro ed aspro controllo sociale dai poteri che vengono finanziati e sostenuti da queste immense ricchezze. Già pensarci e rifletterci sarebbe un primo passo.
Il mondo naturale evolve, si destruttura, cambia forma, quello sociale è per sua condizione storico, contingente, modificabile, dunque, foriero di subire modifiche. Si chiama storia ed è fatta da umani. Quella attuale è unalotta di classe delle élite dopo la lotta di classe delle masse’, in accordo con il lucido e compianto lavoro del sociologo Luciano Gallino. Tocca ad ognuno di noi.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.