giovedì, Ottobre 22

I retroscena dell'ascesa di Donald Trump

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Oltre ad essere un politico discusso, è un miliardario di successo, un uomo d’affari ed ex star di un reality show. Insomma incarna molti aspetti del ‘sogno americano’ e della società statunitense. Si vanta senza la minima esitazione dei propri miliardi e del proprio successo, parla in quel modo schietto tipicamente americano, e il suo stile è preciso e diretto. Non si vede mai ‘The Donald’ (come viene soprannominato) cimentarsi in lunghe digressioni intellettuali su nessuna questione: le sue soluzioni sono semplici e radicali, ed è un uomo d’azione.

Questi attributi calzano a pennello con la società americana. I modi persuasivi di Trump non sono infatti che un’esagerazione dei tratti competitivi di una società capitalista, e la sua mancanza di interesse nel ‘politically correct‘ è perfetta per elettori che sono stati bombardati da programmi TV opinabili. C’è stato un periodo nel quale ‘Fox News’ era considerato un telegiornale radicale, dal punto di vista europeo sarebbe stato giudicato addirittura estremista e pericoloso. Ma, in America, ‘Fox News’ è un telegiornale molto seguito che fornisce la dose giornaliera di news e informazioni. Non va giudicato con i criteri europei ma con quelli americani, che sono abbastanza diversi. Lo stesso vale per Donald Trump: non sarebbe un candidato credibile nella maggior parte delle Nazioni europee, ma lo è negli Stati Uniti…

Le società sono diverse, tutte però cercano persone e messaggi che le rappresentino. Ed è proprio questo il problema: Donald Trump sta agli americani, come il capitalismo sta all’America. Con la sua spinta verso la competizione eccessiva, il suo materialismo, la sua mancanza di interesse nella ricerca intellettuale e filosofica è l’incarnazione del sistema capitalista. In breve, perfetto per gli elettori che credono nel capitalismo, che sostengono la competizione, che misurano la vita secondo il successo finanziario e professionale. Dai reality ai film di Hollywood, gli americani vengono sottoposti a diverse varianti di questa visione del mondo. Ma questi reality e film non avrebbero successo se il pubblico a cui si rivolgono non possedesse già intrinsecamente questa visione.

Oltre a essere un candidato presidenziale, Donald Trump è lui stesso un brand di successo. I suoi affari sono inscindibili dal suo nome e dalla sua immagine pubblica, così come il suo stile sfarzoso è un simbolo del suo successo e del suo benessere. Ma se lo sfarzo è un lato della medaglia ce n’è anche un altro: il suo tormentone ‘You’re fired!‘. Ed entrambi funzionano a suo favore. Si potrebbe pensare che se da un lato lo sfarzo riporta alla mente esperienze positive, al contrario il ‘You’re fired!’ potrebbe renderlo impopolare, dato che l’espressione richiama un’esperienza negativa, da evitare. Ma ciò non accade nel caso di Dondal Trump. ‘You’re fired!’ è diventato un simbolo della sua forza: essendo lui l’emblema della triste fine dei candidati eliminati dal reality The apprentice, resuscita in molti statunitensi il fuoco del sogno americano, lo spirito competitivo che ne consegue, così come il benessere e il potere dati dal denaro.

Se la società americana è attaccata a questo sistema di valori darwiniano, il successo di Barack Obama, che nel 2008 partiva sfavorito, non dovrebbe essere considerata un’eccezione. Nonostante le apparenze e le chiare differenze tra i due, la campagna di Obama nel 2008 ha beneficiato di due trend che stanno favorendo anche quella di Trump. Innanzitutto, entrambi hanno approfittato di una passione degli americani: la storia di successo. Sia questa la lotta di Obama per diventare una figura politica in America nonostante il suo background, sia le avventure nel business di Donald Trump, entrambe le loro storie personali simbolizzano l’ideale americano di successo.

Secondariamente, Donald Trump si sta comportando come un candidato anti-sistema, il che è molto simile nell’essenza, ma anche dal punto di vista del marketing, al posizionamento utilizzato da Barack Obama nel 2008. Naturalmente Obama ha corso come candidato ‘di sinistra’, mentre Donald Trump è il candidato della destra più inflessibile. Ma in entrambi i casi, la candidatura è stata presentata come un tentativo per sconfiggere un sistema politico corrotto. Lo ‘Yes we can!‘ di Obama e il ‘Make America great again‘ sono politicamente diversi perché basati sui rispettivi programmi politici, ma si somigliano in quanto promesse di forte cambiamento della difficile situazione nazionale.

Non sarebbe una sorpresa se Donald Trump diventasse il nuovo Presidente di una società che idolatra Steve Jobs, colui che ha raggiunto il successo in maniera sporca e che per massimizzare i profitti della sua compagnia ha trasferito all’estero una quantità abbondante di produzione; una società che ha esportato nel resto del mondo I Kardashians e il violento wrestling; una società dove non c’è una legge sul controllo delle armi. Il successo di Donald Trump non è casuale: la sua aggressività, il suo materialismo e la sua mancanza di rispetto nei confronti degli avversari sono caratteristiche in linea con il sistema di valori americano.

Solo il tempo ci dirà se gli autori de I Simpson sono stati capaci di prevedere il futuro in ‘Bart to the future’ ma, qualunque sarà il risultato delle elezioni presidenziali, bisogna ammettere che si sono dimostrati, ancora una volta, eccellenti osservatori della società americana. Donald Trump non è una sorpresa.

 

Traduzione a cura di Manuel Marini

 

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