domenica, Agosto 25

I poteri reali preparano l’alternativa con Conte E Salvini si sente in trappola, malgrado i sondaggi favorevoli. La vitalità politica di Conte si spiega in questa chiave: potrebbe aver dietro sostegni e consensi di potere reale

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I prototipi possono essere personaggi partoriti dalla fantasia di uno scrittore, come il famoso ispettore della Sureté, Jules Maigret, che Georges Simenon modella dall’esperienza di giovane cronista giudiziario: poliziotto che ‘respira’ le atmosfere, afferra sensazioni, decifra gli ‘odori’ dei luoghi; al pari dell’ispettore Rogas de ‘Il contesto’ di Leonardo Sciascia: personaggi di tenace concetto, colgono l’essenza dei fatti con anticipo, ne sanno ricavare il giusto succo.
Vale per le investigazioni penali. Vale per la politica: certe cose, certe situazioni, certo ‘succo’, deriva da esperienza, osservazione, capacità di leggere ‘segni’: singolarmente dicono poco; antologizzati, collegati, acquistano preciso significato, e inequivocabile.

Dunque, come tessere di un puzzle. Un commentatore acuto, pacato, mai fazioso, come Massimo Franco, sul ‘Corriere della Sera’ pubblica un editoriale con un prezioso indizio. Scrive di Moscopoli, la vicenda dai contorni ancora non molto definiti che vede al centro il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Franco, forte della sua esperienza, del suo fiuto, delle sue conoscenze, scrive che il pur apparentemente forte Salvini, in realtà si sente in trappola. Non sostiene che è in trappola; scrive che in trappola si sente. Una sorta di percezione. Ma tanto basta.
Perché si sente in trappola?
Il Ministro sembra impegnato in una marcia trionfale, i sondaggi e le rilevazioni demoscopiche lo danno in crescente ascesa. Sì, è vero: il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, viene indicato come il leader più gradito. La sua sostanziale assenza, per il momento lo premia, con un 58 per cento di gradimento. Ma Salvini lo tallona forte di un 54 per cento: ben veti punti in più del capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, che pure è dato in risalita (34 per cento). Peraltro le rilevazioni sono frutto del lavoro del sondaggista Nando Pagnoncelli, commissionate dal ‘Corriere della Sera’, lo stesso giornale che ospita le analisi di Franco… Secondo Pagnoncelli, Conte recupera sei punti; Di Maio nove; Salvini cinque. Il 54 per cento degli interpellati dà una valutazione positiva del Governo giallo-verde.

Moscopoli? Non sembra turbare più di tanto. Consenso e dissenso si puntellano e consolidano, ma non si registrano spostamenti di voti significativi. Chi ‘ieri’ avversava Salvini, oggi ha un motivo in più; ma chi lo sosteneva, con maggiore convinzione lo sostiene oggi. E tira-e-molla di questi giorni che vedono Lega e M5S scambiarsi reciprocamente sciabolate micidiali? Neanche questo continuo litigio sembra scalfire la fiducia nei tre leader; e anzi, la Lega si consolida e rafforza. Si arriva addirittura a vaticinare che, in caso di elezioni politiche, grazie al particolare meccanismo elettorale, Salvini con la sola alleanza con i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni potrebbe conquistare solide maggioranze sia alla Camera che al Senato; senza neppure doversi scomodare a trovare un’intesa con la Forza Italia di Silvio Berlusconi. Si assisterebbe a un bel paradosso: un sistema elettorale voluto fortissimamente da Matteo Renzi, cucito addosso al Partito Democratico e ai suoi alleati meglio di un abito di Caraceni per disporre di una maggioranza imbattibile, si traduce in una sorta di contrappasso: la maggioranza a coloro che si volevano annichilire. Non è un caso se Salvini e Meloni, un tempo aspri contestatori della legge elettorale, oggi si guardano bene dal muovere la benché minima critica.

Per completezza: alla domanda secca se la Lega abbia effettivamente cercato di ottenere fondi dalla Russia, il 41 per cento degli interpellati si mostra scettico: i ‘soliti’ attacchi della giustizia per fermare la politica di Salvini; il 38,1 per cento si dice convinto che Moscopoli sia effettivamente qualcosa di penalmente rilevante, e un grosso pericolo per la democrazia in Italia. Il 5,9 per cento è perfino cinicamente disincantato: lo scandalo c’è tutto, ma non c’è nulla di particolarmente riprovevole nel ricevere finanziamenti da Stati esteri, che tra l’altro la pensano come il nostro su quasi tutti i fronti; pecunia non olet.
Dunque, se questi sono i risultati dei sondaggi, e presumibilmente questo è il ‘sentire’ dell’opinione pubblica, perché questa percezione di essere in trappola?

Si prenda Moscopoli. L’impressione è che si stia sollevando un grande polverone; alla fine tutto si intorbiderà, per concludersi in un rassegnato, sconsolato: ‘E’ così da sempre’. Con questo spirito si attenderà il prossimogate’, che farà smarrire memoria e ricordo di questa vicenda… L’illecito finanziamento (presunto) alla Lega, i rubli, per quanto suggestivo, è cosa secondaria, pur grave, qualora venisse provato (al momento manca completamente la ‘canna fumante’).

La vera carne della vicenda non sono gli aspetti penali, ma i risvolti politici.
E’ stata prodotta una copiosa documentazione sonora e visiva: dimostra che i personaggi che trattano (meglio: cercano di trattare) con i russi non sono liquidabili come millantatori. A quei tavoli di lavoro non si sono imbucati, come può accadere in un matrimonio con centinaia di invitati.

Nel corso degli incontri di cui ‘BuzzFed’ ha divulgato la trascrizione, a un certo punto si dice, testualmente: «È molto importante che in questo periodo storico geopolitico l’Europa stia cambiando. Il prossimo maggio ci saranno le elezioni europee. Vogliamo cambiare l’Europa. Una nuova Europa deve essere vicina alla Russia come prima, perché vogliamo avere la nostra sovranità. Vogliamo davvero decidere sul nostro futuro, sugli italiani, per i nostri bambini, per i nostri figli… Non dipendere dalla decisione di illuminati a Bruxelles, negli Usa. Vogliamo decidere. Salvini è il primo uomo che vuole cambiare tutta l’Europa».
Questo è il punto, che fa rizzare i capelli alle cancellerie occidentali, da Washington a Berlino, da Parigi a Bruxelles: «Salvini è il primo uomo che vuole cambiare tutta l’Europa…Vogliamo davvero iniziare ad avere una grande alleanza con questi partiti che sono pro Russia».

Un discorso che è musica e miele per le orecchie russe. Come abbiamo spiegato già scorsa settimana, non c’è dubbio che Mosca abbia tutto l’interesse a mettere fine alle sanzioni che penalizzano la sua economia; non da ora la Russia opera e lavora per mettere la parola fine a queste sanzioni. Mosca non le accetta, come non digerisce che molti Paesi dell’ex Unione Sovietica abbiano scelto di fare parte della NATO. Questo è più che comprensibile, da parte russa.

Si può anche comprendere il lavorio della Lega per superare le sanzioni: i bacini elettorali del partito di Salvini sono, ancora oggi, concentrati nel Nord-Est d’Italia, in particolare Lombardia e Veneto: regioni con tante piccole e medie industrie con solidi legami commerciali con la Russia, e che dalle sanzioni sono fortemente penalizzate. La Lega da sempre difende e si erge a tutela degli interessi di questo elettorato.
Il partito di Salvini non ha mai negato la sua contrarietà alle sanzioni. Ma ora la Lega è il partito maggioritario; il suo capo è il perno su cui si regge il Governo; e ricopre la carica, ‘pesante’, di Ministro dell’Interno. Ecco, dunque, che si possono comprendere le preoccupazioni di Stati Uniti, Germania e Francia.
La vicenda investe come uno tsunami la credibilità del Governo Conte rispetto agli alleati della NATO. In questa vicenda non sono in ballo finanziamenti illeciti, ma delicati rapporti ed equilibri internazionali. Le inquietudini, le perplessità che sirespiranoa Washington, Parigi, Berlino, Bruxelles sono relative a questa frase: «Salvini è il primo uomo che vuole cambiare tutta l’Europa». Cambiare per avvicinare l’Italia e l’Europa a Mosca: «perché questi sono i nostri interessi». Gli accordi unilaterali con la Cina, i rapporti con l’Iran, ora la Russia… La diffidenza suscitata dallapoliticasovranista del governo Salvini-Di Maio-Conte, appare pienamente giustificata. L’aver o no intascato del denaro da Mosca, è questione suggestiva, ma irrilevante.
Il silenzio del leader della Lega su questo aspetto della questione, è eloquente; per nulla rassicurante.

Ci sono poteri reali, spesso tecnicamente irresponsabili (nel senso che non sono concessi che si sottopongono a elezioni, frutto di campagne elettorali e voti); potentati che ignorano i confini nazionali. Da tempo sono alla ricerca di soluzioni più affidabili dell’attuale. Alterative all’esistente non si intravedono, ma si possono sempre costruire. Il lavorio di questi giorni lo testimonia.
La vitalità politica di Conte, nato come Re Travicello, e che ora ambisce a svolgere un ruolo autonomo, si spiega in questa chiave: potrebbe aver dietro sostegni e consensi di potere reale, come a suo tempo ne ebbe Mario Monti, letteralmente creato dal nulla, prodotto di laboratorio politico, con il fattivo intervento dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Tamponata in qualche modo l’emergenza, alla distanza il problema si è ripresentato tutto. Come e con chi risolverlo, è il dilemma.

Conte è consapevole che la sua forza deriva dalla sostanziale debolezza dell’intero quadro politico. Si sussurra che attorno al suo nome si siano stretti personaggi come Claudio Descalzi e Alessandro Profumo, al vertice il primo di ENI, di Leonardo l’altro. Due pesi massimi, anche se attraversano un periodo di difficoltà. Altri si potrebbero aggiungere.

La stessa Lega non è detto che continuerà a essere granitica e compatta come appare. Qualche sorpresa, prima o poi, potrebbe venire da personaggi come il discreto ma potente Giancarlo Giorgetti. Salvini di questo è consapevole: ne fiuta l’odore come un’antilope in riva a uno stagno all’improvviso coglie l’odore di una fiera in agguato. Come scrive Franco: ‘si sente in trappola’. E forse lo è, anche se è presto per dirlo con sicurezza: che la politica è l’arte del possibile e del suo contrario.

Tutto questo va al di là delle schermaglie e delle polemiche che quotidianamente riempiono notiziari e giornali; e al di là anche delle reali (ma non dichiarate) volontà dei vari leader politici: che forse non si sono resi conto di aver già logorato una corda che ciascuno cerca di tirare a suo favore. C’è chi attende solo di averne una nuova, prima di reciderla definitivamente. Non ci sarà molto da attendere.

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