mercoledì, Agosto 5

I ponti che salvano la Giornata della Memoria Quanta strada abbiamo percorso dall’Olocausto a oggi in termini di civiltà? Da Auschwitz a Pioltello, neanche un centimetro, forse

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Il modo migliore per fare memoria (nella Giornata della Memoria 2018) dei crimini commessi dai nazisti nei confronti dell’umanità, in particolare degli ebrei, consiste nel domandarsi quanta strada può avere compiuto la nostra specie dai campi di sterminio ad oggi.
Non è difficile rispondere, basta guardarsi intorno e, se si è fortunati, la risposta arriva subito. Ecco, ammetto di essere stato fortunato.

Ieri mattina la circolazione ferroviaria, tra la località in cui vivo fino a Milano, era interrotta. Non ne conoscevo il motivo, immaginavo il solito guasto tecnico, l’evento più probabile. Una disdetta, giacché avevo un impegno di lavoro in una zona periferica del capoluogo, ma sono riuscito ad arrivarci lo stesso, grazie ad un amico che lavora da quelle parti e solitamente si sposta in macchina.
Pochi minuti dopo essere salito su quell’automobile, apprendevo dai radiogiornali la notizia di un grave incidente vicino alla stazione di Pioltello, si parlava di alcuni morti e di un centinaio di feriti, diversi dei quali gravi.
Raggelante, soprattutto perché su quel treno, che parte da Cremona prima delle sei, c’erano tanti lavoratori, anzi, forse solo lavoratori, e magari qualche studente universitario.
Avevo pensato, da padre, che sul convoglio sviato potevano esserci i miei figli, i quali usano quel tragitto tutti i giorni. Per similitudine, mi erano venuti in mente i congiunti di morti e feriti, catturati mentre andavano a guadagnarsi da vivere, anzi, mentre si stavano guadagnando da vivere, giacché il pendolarismo giornaliero è persino più faticoso della stessa attività lavorativa.
Non c’era spazio per altre riflessioni, solo pietà per vittime e familiari.

Niente di straordinario, questo infatti è ciò che dovrebbe fare una persona normale di fronte a simili disgrazie. Compartecipare, provare a immedesimarsi, sentire il peso del dispiacere altrui. Una persona normale, appunto, non un politico qualunque, né tantomeno Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, scagliatisi contro il Governo, accusato, con i cadaveri ancora caldi, di avere favorito l’incidente ferroviario attraverso tagli alla manutenzione.
Non sono in grado di confermare la veridicità di quelle parole, ma mi dichiaro certo che due individui di tale livello umano non possono guidare un Paese.

Ecco, in questo semplice episodio c’è la risposta alla nostra domanda, ossia quanta strada abbiamo percorso dall’Olocausto a oggi, in termini di civiltà.
Non ci siamo mossi neppure di un centimetro.

Anche questo è un modo per ricordare l’Olocausto nonché il suo epilogo, segnato dall’ingresso dei soldati russi nei campi di concentramento di Auschwitz, domandandosi se è servito a qualcosa, come sembra testimoniare il comportamento di tante persone di buona volontà, oppure se è stato vano, come suggerisce la presenza di politici come quelli appena nominati, veri casi umani.

La Memoria di cui parliamo non è un’azione che riguarda il movimento dei neuroni, ma una cultura all’interno della quale spetta a ciascuno di noi, regolando il proprio rapporto con gli altri esseri umani, dimostrare che la violenza e la sopraffazione nazista, oramai irrimediabili, perlomeno sono state un monito che raccogliamo per il presente e per il futuro.

In questa chiave, non può esservi posto per sciacalli spregiudicati, politici incapaci di darsi una dignità, perché ignari della propria enorme responsabilità verso le fatiche quotidiane dei cittadini.
Una politica che vive nell’illusione -frutto di ignoranza- di potere affrontare i gravi problemi che attanagliano le società odierne, come la violenza e la perdita della memoria, senza interrogarsi sulla tragica solitudine in cui oggi si trova la famiglia.
Una politica incapace di stabilire nessi tra i fenomeni sociali, rovesciando i legami di causa ed effetto e immaginando solo risposte repressive, l’arma letale degli incompetenti, come se il disagio delle giovani generazione, il bullismo o le baby gang, fossero solo corpi estranei, invece che conseguenze di un modo di vivere non certo inventato dai ragazzi.

Le società violente, come quella che condusse all’affermazione del nazismo, con tutte le conseguenze che oggi ci obblighiamo giustamente a ricordare, nascono proprio quando la qualità della classe politica diventa satura di individui come quelli citati. Individui il cui unico orizzonte è il superamento delle proprie frustrazioni e non l’interesse vero delle collettività di cui si occupano.

Se Giornata della Memoria dev’essere, è giusto che ognuno provi a gettare un ponte tra quegli eventi disumani e l’attualità, provando a capire, tanto per rimanere nel concreto, se prova indignazione quando legge che il candidato delirando di ‘razza bianca’ si cresce nei sondaggi.

Senza tali collegamenti possiamo solo aspettarci che tra non molto il 27 gennaio di ogni anno diventi un semplice rituale. Dei rituali possiamo e dobbiamo fare a meno, della Memoria proprio no, perché senza di essa perderemmo il cemento migliore per fabbricare il futuro.

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