giovedì, Dicembre 12

I narcos guerrilleros dichiarano guerra all’Ecuador Mataje, al confine con la Colombia, sotto coprifuoco dopo una serie di attentati. Stati Uniti e Colombia a fianco di Quito

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Quito – Attentati, intimidazioni, espropriazioni di terreni. Escalation di violenza e attentati senza precedenti al confine tra Colombia e Ecuador dall’inizio del 2018. Dietro a tutto ci sarebbero gruppi diNarcos Guerrilleros’ -guerriglieri dediti al traffico della droga- che sono rimasti fuori dal processo di pace concluso tra le FARC e il Governo colombiano.

Il primo attentato risale al 27 gennaio, quando, nella piccolissima località di San Lorenzo, ai confini con la Colombia, una caserma della Polizia è stata seriamente danneggiata dall’esplosione di un ordigno, causando una trentina di feriti.
La modalità dell’attentato sarebbero state in perfetto stile mafioso; sembra infatti, che il giorno prima dell’attacco i guerriglieri abbiano avvertito la popolazione che molto presto «la terra sarebbe stata scossa», riferiscono le fonti locali, e che gli conveniva allontanarsi il più possibile dalla caserma. Poi, nelle primissime ore della mattinata, l’esplosione dell’autobomba che ha causato un’onda d’urto di 50 metri, secondo le fonti ufficiali, che dapprima avrebbe fatto pensare addirittura ad un terremoto. La paura ha pervaso la popolazione che è stata costretta a rifugiarsi in strutture d’emergenza o addirittura abbandonare il paese di San Lorenzo -una cittadina che prima dei fatti contava 20.000 abitanti. Una quarantina le abitazioni sono state danneggiate dll’esplosione.
L’attentato è sembrato un avvertimento per la Polizia ecuadoriana chiamata dai narcos guerrilleros a ricordarsi di chiudere gli occhi sulle loro attività nell’area. Una sorta di patto non scritto, questi occhi chiusi, violato però da numerosi operativi delle forze dell’ordine che, invece, da diverse settimane stavano cercando di localizzare e disarticolare laboratori di droga messi in piedi in piena giungla.

La zona interessata dalle azioni terroristiche è un nodo importantissimo per il traffico di stupefacenti, nell’area opererebbero una ventina di gruppi ‘guerrilleros’.

La risposta dello Stato ecuadoriano è stata debole e inefficace. Nonostante l’aiuto di agenti dell’FBI che stanno contribuendo alle indagini, sembra che i militari ecuadoriani non siano preparati nell’affrontare la guerriglia. Tanto che i narcos hanno proseguito con gli attentati. Il 16 marzo si è registrato un nuovo attentato ai danni della Marina Militare, senza vittime. Gli ex affiliati FARC hanno persino usato mortai, senza alcun timore di poter essere catturati.

L’attentato più grave, però, è quello che si è registrato il 21 marzo, che ha provocato la morte di tre militari e il ferimento e la mutilazione di alcuni uomini dell’Esercito che stavano pattugliando la zona di Mataje, non molto distante da San Lorenzo.
Stesse modalità e stesso esplosivo, ma questa volta con la ferma volontà di uccidere e provocare un alto numero di vittime.

Il Governo a questo punto ha rafforzato la presenza militare e chiesto collaborazione sia al Governo colombiano che a quello statunitense. Gli Stati Uniti proprio ieri hanno fatto arrivare a Quito due alti funzionari; Liliana Ayalde, vice segretario aggiunto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, responsabile degli affari Caraibi, Centro America e Cuba, e Joseph Di Salvo, delegato militare del comando meridionale degli Stati Uniti a Miami, in Florida.

Nelle stesse ore in cui i funzionari americani a Quito assicuravano di voler «ascoltare le preoccupazioni delle autorità della Difesa, sia civili che militari, e riflettere ad una strategia congiunta di lotta alla droga», l’ennesimo ordigno è stato fatto brillare al passaggio di un autobotte dell’Esercito -nessun ferito, ma un pessimo segnale di debolezza delle Forze Armate del Paese-, e il Governo era costretto confermare il sequestro di due giornalisti del quotidiano nazionale ‘El Comercio’, insieme al loro autista -rapimento avvenuto lunedì nel comune di Mataje (Esmeraldas). I tre stavano viaggiando nella zona di Mataje, dove si registra una forte presenza di guerriglieri, al posto di blocco della Polizia sono stati avvisati della pericolosità del percorso ma hanno deciso di proseguire, da qui si sono perse le tracce. Il Ministro degli Interni, Cesar Navas, ha riferito che i rapiti potrebbero già essere stati trasferiti in Colombia e che un contatto con i rapitori da parte delle Autorità c’è già stato, e che si sta lavorando alla ricerca e alla liberazione, lasciando intendere che trattative sono già state avviate. «Nel nostro Paese non ci sono coltivazioni di droga, laboratori di droga . Stiamo affrontando una minaccia asimmetrica con un nemico che non opera nel nostro territorio», ha detto Navas.  Rigido coprifuoco a Mataje, San Lorenzo e altre aree della provincia di Esmeraldas, dove si sono verificati gli attacchi.
In effetti l’Ecuador è territorio di transito per il trasferimento del prodotto dalla Colombia ai mercati attraverso lo sbocco sul Pacifico, per quanto stiano aumentando le denunce dai paesi a sud di Esmeraldas di agricoltori che sono stati presi di mira dai gruppi narcos intenzionati a sequestrare loro le terre per coltivare droga.

Gli ecuadoriani sono sotto schok perché quanto sta accadendo non sembra essere un attacco circoscritto, piuttosto l’espressione di un deterioramento strutturale del Paese, sempre più simile alla Colombia degli anni in cui le FARC con i narcotrafficanti spadroneggiavano liberamente nel Paese, e sempre più lontana dall’Ecuador pacifico che sembra resistere solo più nell’immaginario europeo.

Il Governo sembra muoversi per trovare il sostegno della comunità internazionale, a partire dagli Stati Uniti. Nelle riunioni di ieri tra i vertici del Governo e la delegazione americana, si è lavorato per una possibile cooperazione da parte degli Stati Uniti nella messa in sicurezza dell’area calda, quella del confine settentrionale, dove, secondo il Ministro degli Interni, dall’ultimo trimestre del 2017 la presenza ecuadoriana sul confine settentrionale è stata rafforzata, «Abbiamo avuto risultati molto positivi: sequestri di droga, armi , logistica e soprattutto arresto di appartenenti ai gruppi armati», ma che evidentemente non riesce essere gestita se non con la collaborazione di forze specializzate, quali quelle americane e in piena collaborazione con la Colombia.

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