sabato, Dicembre 7

I Grandi Laghi scoprono il potere HutuPower La Rinascita della Regione dei Grandi Laghi/1 Dall’inizio dell’era HutuPower alla fine dello Zaire di Mobutu Sese Sek

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Da qualche tempo, Congo e Burundi sono nell’occhio del ciclone della cronaca, almeno di quella poca cronaca che in Europa si occupa di Africa.
Per comprendere gli eventi di oggi in quei due Paesi 
è necessario ripercorrerne gli accadimenti almeno a partire dalla primavera 1994. E’ così che abbiamo deciso di organizzare una serie di servizi dal titolo ‘La Rinascita della Regione dei Grandi Laghi’, che saranno pubblicati a partire da oggi.

6 aprile 1994. L’aereo presidenziale del Rwanda con a bordo il Presidente Juvénal Habyarimana e il suo omologo burundese Cyprien Ntaryamira viene abbattuto nella fase di atterraggio da due missili terraaria sparati dalla collina adiacente all’aeroporto internazionale di Kigali. La morte di Habyrimana segna l’epilogo di una feroce dittatura razziale sostenuta dalla Francia e dalla Chiesa Cattolica che durava da trent’anniHabyarimana era il leader incontrastato del HutuPower (potere hutu) che, assieme ad altri otto intellettuali hutu cristiani allevati nell’odio verso i tutsi dalla Chiesa Cattolica, nel 1957, avevano firmato il documento: Note sull’aspetto sociale del problema raziale indigeno nel Rwanda’, conosciuto come il Manifesto Bahutu, redatto dai Padri Bianchi e dai vescovi cattolici del Congo. Un manifesto che rivendicava il riscatto delle masse hutu dalla tirannia’ della minoranza tutsi del Paese.

Dopo aver partecipato alla ‘rivoluzione hutu’ del 1959, appoggiato i primi massacri etnici del 1961 e del 1972; Habyarimanatramite un colpo di Statonel 1973destituisce il suo compagno di seminario e firmatario del Manifesto Bahutu, il Presidente Grégoire Kayibanda, stabilizzando il potere HutuPower.
Nel corso del trentennio di feroce dominazione razziale, che Francia e il Vaticano facevano passare per una democrazia popolare (il partito hutu di Habyarimana Movimento Repubblicano Nazionale per la Democrazia – MRND era appoggiato dalla Internazionale Democristiana) 
Habyarimana, assieme a sua moglie Agathe Kanziga Habyarimana (detta la Vedova Nera), e a un ristretto gruppo di fedelissimi tra i quali il generale  Augustin Ndindiliyimana e il colonnello Théoneste Bagosora, aveva creato un comitato d’affari che, infondendo tra le masse hutu l’odio verso la minoranza tutsi, controllava l’economia ruandese, fonte di immense ricchezze personali. Un comitato mafioso del clan hutu del nord, denominato Akazu.

Per rafforzare il suo dominio, Habyirimana aveva stretto una serie di alleanze regionali sulla base dell’alleanza bantu – hutu con il dittatore zairese Mobutu Sese Seko, il Presidente tanzaniano Julius Nyerere e quello keniota Jomo Kenyatta.
A più riprese aveva appoggiato gli estremisti hutu del vicino Burundi, controllato dalla minoranza tutsi, promuovendo una serie di massacri etnici, miranti all’olocausto, fermati dalla tempestiva quanto spietata risposta dell’Esercito repubblicano burundese, controllato dai tutsi e garante della difesa della Repubblica del Burundi.
Storiche e incrollabili le alleanze con la Francia e il Vaticano. La prima, strutturata sulla collaborazione politica, militare ed economica. La seconda, in rafforzamento dell’autorità morale dell’ideologia di morte HutuPower, mascherata dalla stessa Chiesa Cattolica da rivincita democratica delle masse hutu.

Fu proprio il comitato d’affari Akazu che decretò l’assassinio del loro leader, accusato di tradimento. Habyarimanaquando fu assassinatostava rientrando da Arusha (Tanzania), dove erano stati firmati gli accordi di pace con il Fronte Patriottico Ruandese – FPRla ribellione tutsi guidata da Paul Kagame e sostenuta da Uganda, Stati Uniti e Gran Bretagna.
Il FPR aveva iniziato la guerra di liberazione nel 1991, con una rapida campagna militare che in pochi mesi riuscì a sconfiggere il corrotto ed inefficace esercito ruandese, arrivando fino alle porte di Kigali.
I guerriglieri del FPR furono fermati solo grazie all’intervento diretto dell’esercito francese e della Guardia Presidenziale di Mobutu, giunti in soccorso al regime razziale di Habyrimana, costringendo i ribelli tutsi a ripiegare in Uganda, da dove avevano lanciato la guerra di liberazione, dopo aver aiutato il Presidente 
Yoweri Kaguta Museveni a sconfiggere il regime del terrore di Milton Obote nel 1987.
Ritornati in forze nel 1992, i guerriglieri tutsi in meno di due anni occupa
rono vaste zone del nord Ruanda. Gli accordi di pace, sostenuti anche dalla Francia, miravano alla fine della guerra civile attraverso la creazione di un governo di unità nazionale tra il FPR e il MNRD. La Vedova Nera Agathe, il generale  Ndindiliyimana e il colonnello Bagosora, videro in quegli accordi la fine del comitato d’affari Akuzie decretarono la morte del loro leader.

All’assassinio seguì l’Olocausto, accuratamente preparato fin dal 1993, con il supporto attivo dell’Esercito francese e del clero cattolico hutu ruandese. In cento giorni furono sterminati 300.000 hutu moderati e 700.000 tutsi su una popolazione di circa 6 milioni di persone. La media fu di 10.000 vittime al giorno, anche se la maggioranza di esse perì tra l’aprile e il maggio del 1994.

L’orrore terminò grazie all’avanzata della guerriglia FPR che, approfittando del caos interno, decise, a metà giugno, di lanciare un’offensiva, che in breve tempo liberò la maggioranza del Paese, compresa la capitale Kigali. Offensiva fermata da un secondo intervento militare della Francia, attraverso una finta operazione umanitaria nota come ‘Operazione Turchese’. L’obiettivo era quello di stabilire una linea di fronte nel est del Rwanda al confine con lo Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo), per costringere il FPR a formare quel Governo di unità nazionale che gli stessi ideatori del genocidio avevano rifiutato, convinti di poter vincere la guerra attraverso la soluzione finale di nazista memoria.

Il cancro HutuPower dilaga nella regione

La proposta di un Governo di unità nazionale con le forze genocidarie fu impossibile da far accettare al FPR, dopo un milione di morti. Paul Kagame, con il supporto di truppe ugandesi e unità speciali dei Marines americani, proseguì l’offensiva scontrandosi anche con il contingente francese dell’Operazione Turchese, infliggendo pesanti perdite ai soldati francesi in una guerra mai dichiarata tra Parigi e il FPR, scoppiata negli ultimi mesi del genocidio. In grave difficoltà a causa del mancato supporto delle forze HutuPower e dal divieto americano di usare l’aviazione militare di stanza a Bangui (Repubblica Centrafricana), lo Stato Maggiore dell’Esercito francese decise di far ripiegare quello che rimaneva dell’Esercito di Habyarimana e delle milizie genocidarie nel vicino Zaire per poterlo riorganizzare e riconquistare il Rwanda.

Per mascherare questa ritirata, i francesi e le forze HutuPower costrinsero con la forza 1,5 milioni di ruandesi a diventare profughi nello Zaire. Protette nei campi profughi allestiti dall’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR) e Ong Internazionali, le forze HutuPower, dal agosto 1994 al settembre 1996, controllavano gli aiuti umanitari internazionali e costringevano i rifugiati ad arruolarsi tra le forze razziali. Nello stesso periodo furono tentati 2 invasioni del Rwanda, respinte a fatica dal FPR, che aveva ereditato un Paese distrutto, diviso socialmente e collassato economicamente. Il nuovo Governo riusì a difendersi e ad avviare il necessario processo di ricostruzione del tessuto sociale ed economico solo grazie al sostegno dell’Uganda, Israele, Stati Uniti e Gran Bretagna.

La vergognosa complicità di UNHCR e di varie Ong internazionali fu denunciata da Medici Senza Frontiere, che interruppero gli aiuti umanitari ai campi profughi dello Zaire, in quanto diretta fonte delle forze genocidarie ruandesi. La maggior parte di questi aiuti era dirottata per ricostruire l’Esercito HutuPower e terminare il ‘lavoro’ in Rwanda. Una dettagliata denuncia dell’universo umanitario con le forze genocidarie ruandesi fu pubblicata nel libro ‘Condannati a ripetere ancora? Il paradosso degli Interventi Umanitari’, scritto dalla dirigente MSF Fiona Terry.

Lo scandalo dei campi profughi trasformati in santuari delle milizie genocidarie ruandesi durò fino al settembre 1996quando una coalizione di Paesi africanicontrollati dagli Hima (gruppo etnico nilotico africano che comprende i tutsi del Burundi e Rwanda, i Banyangole ugandesi di cui il Presidente Yoweri Kaguta Museveni fa parte, etiopi ed eritrei oltre ad altre etnie minori dell’Africa Orientale e del Corno d’Africa), invase lo Zaireponendo fine alla dittatura di Mobutu. Gli autori della Prima Guerra Panafricana in Congo furono: Burundi, Etiopia, Rwanda e Uganda, con il supporto delle forze speciali americane.

Durante gli scontri all’est dello Zaire, la coalizione militare africana fu accusata di massacri tra i profughi ruandesiAccusa in parte veritiera, anche se il numero di vittime hutu fu volutamente esagerato dai missionari italiani cattolici e belgi per creare la teoria del doppio genocidio e screditare la legittimità del Governo di Paul Kagame che aveva liberato il Paese due anni prima, ponendo fine all’unico genocidio realmente accaduto nella Regione dei Grandi Laghi.

(La seconda parte sarà pubblicata il 04 dicembre 2019)

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