sabato, Ottobre 24

I grandi affari di Jared Kushner Alla base del consolidamento dell'impero imprenditoriale del genero di Trump c'è un colossale conflitto di interessi?

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Mentre tutto il mondo focalizza l’attenzione sulle uscite di Trump, il genero del presidente nonché suo consigliere ‘particolare’ – ma non per questo meno influente degli altri – sugli affari mediorientali Jared Kushner espande il proprio impero imprenditoriale. Ebreo ortodosso, rampollo di una famiglia decisamente facoltosa, Kushner ha avviato la propria carriera nel settore immobiliare, per poi allargare la propria penetrazione ai comparti dell’editoria e della finanza, costruendo una rete di conoscenze e relazioni grazie alle quali questo rampante trentacinquenne è riuscito dapprima a mantenersi a galla a seguito del terremoto finanziario del 2008, e successivamente a consolidare ulteriormente il proprio business.

Le origini della sua carriera imprenditoriale risalgono al 2004, quando il giovane Jared, fresco di laurea ad Harvard, fu costretto ad assumere le redini della società immobiliare di famiglia in conseguenza dell’arresto di suo padre Charlie. La sua prima mossa fu di trasferire il nocciolo duro degli affari dal New Jersey a Manhattan, grazie a una serie di ottimi affari è riuscito a intascare profitti tali da permettergli di rilevare quote assai consistenti delle aziende hi-tech legate al settore del mattone Cadre Inc. e WiredScore. La vera mossa strategica fu però quella di mettere le mani sul ‘New York Observer‘, che all’epoca navigava in acque piuttosto burrascoso. Kushner investì nel giornale circa 10 milioni di dollari, rimettendolo finanziariamente in sesto e sfruttandolo a dovere per spalancarsi le porte della politica e della finanza. In una città come New York, qualsiasi editore di un certo livello è oggetto di attenzione da parte di Wall Street, perché i giornali ad ampia tiratura hanno il potere di incidere sull’andamento dei listini di Borsa.

D’altro canto, l’ingresso nel mondo dell’informazione consentì a Kushner di entrare in contatto con il potentissimo Rupert Murdoch, la cui consorte dell’epoca lo introdusse presso i Trump facendogli conoscere la sua futura moglie Ivanka. È stata proprio la simpatia nutrita nei suoi confronti da Murdoch e del grande magnate dell’intrattenimento Ronald Perelman (della Marvel Entertainment) a spianare a Kushner la strada dell’alta finanza newyorkese, al punto che ‘Time’ lo ha inserito nel novero delle 100 persone più influenti al mondo del 2017, il cui profilo per conto della prestigiosa rivista è stato tratteggiato nientemeno che da Henry Kissingermolto vicino all’amministrazione Trump.

Una volta fattosi strada nell’élite newyorkese, Kushner si è dedicato a coltivare rapporti personali con una serie di personaggi di altissimo livello del mondo della finanza. Il vero ‘pezzo da novanta’ è indubbiamente Gary Cohn, che ricopriva l’incarico di capo del trading sulle commodity di Goldman Sachs mentre Kushner svolgeva il suo stage estivo presso il medesimo istituto. Attualmente, Cohn è l’ascoltatissimo consigliere economico di Trump. È grazie ad agganci di questo tenore che Kusnher è riuscito a superare situazioni particolarmente difficili. Nel 2007, ad esempio, il suo approccio aggressivo agli affari lo portò a investire nel 2007 qualcosa come 1,8 miliardi di dollari per un singolo edificio di New York situato sulla Fifth Avenue. La somma fu messa insieme grazie a un prestito da 1,2 miliardi fornito da Barclays e da quasi 550 milioni raccolti sul mercato dei finanziamenti a breve termine.

Il collasso del valore degli edifici determinato dallo scoppio della bolla immobiliare verificatosi l’anno successivo mise in serie difficoltà Kushner, ma la rete di conoscenze maturate nel corso degli anni precedenti fece valere tutto il proprio peso consentendogli di vendere la metà circa degli spazi disponibili nel nuovo edificio al gruppo Carlyle, vicino alla famiglia Bush, per quasi 530 milioni di dollari. Le restanti aree del palazzo se le sono poi spartite le società Colony Capital, Cerberus e Vornado, le quali hanno permesso a Kushner di rientrare dall’investimento.

Eppure, la brutta esperienza attraversata lo indusse ad adottare un modus operandi improntato alla cautela. Come riporta ‘Il Sole 24 Ore’: «Tom Barrack ha raccontato che nel 2009 quando ormai la situazione sembrava essere compromessa, si aspettava che il giovane imprenditore si sarebbe fatto scortare da una schiera di avvocati per dare battaglia e salvare il salvabile. E invece Barrack si trovò di fronte il ragazzo, senza nemmeno una penna e un pezzo di carta, e armato di una sola cosa: la capacità di persuasione. ‘Mi serve un po’ di tempo per spiegare la mia situazione e le mie idee’, si limitò a dire. In quell’occasione riuscì a convincere le controparti ma evidentemente, memore del rischio corso optò per un secco ridimensionamento dell’esposizione. Non più investimenti in proprio, ma insieme a partner di spicco che con lui hanno acquistato negli anni immobili per 7 miliardi sparsi tra Soho, East Village e Brooklyn».

Affari che, attraverso la strategia del co-investimento, hanno fruttato alla famiglia Kusnher poco meno di 2 miliardi di dollari. Ed è sempre facendo ricorso alla medesima tecnica d’investimeno che Kushner ha messo in piedi – nel 2014 – la società Cadre, che annovera tra i propri azionisti Goldman Sachs, George Soros, David Yu di Alibaba e Peter Thiel di PayPal. Non stupisce pertanto che la Kushner & Co. abbia accumulato un patrimonio che si attesta sui 7 miliardi di dollari.

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