martedì, Luglio 16

I grandi affari di Amazon con il settore pubblico Usa L'azienda di Jeff Bezos si candida a monopolizzare le vendite online al governo federale

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Lo scorso 9 gennaio, la General Services Administration (Gsa) ha indetto un incontro pubblico per discutere le implicazioni della sezione 846 del National Defense Authorization Act (Ndaa), meglio nota come Procurement Through Commercial e-Commerce Portals. Tale emendamento permetterà alle agenzie governative di acquistare prodotti, previo bando di gara, attraverso portali online quali Overstock, Staples, Walmart e, soprattutto, Amazon. Con questa norma, infatti, il gigante dell’e-commerce fondato da Jeff Bezos si candida a divenire il principale fornitore del Pentagono, espandendo il proprio business di altri 53 miliardi circa.

Già, perché nonostante il deputato repubblicano del Texas Mark Thornberry, autore del Ndaa, abbia ripetuto svariate volte che la misura stimolerà una ‘sana competizione’ tra i vari portali, Amazon ha già ampiamente dimostrato di disporre delle armi necessarie a schiacciare la concorrenza per monopolizzare il mercato. Si tratta infatti di un colosso che nel 2016 è stato in grado di rappresentare da solo il 43% delle vendite al dettaglio online in tutti gli Stati Uniti. Ma non è tutto. Secondo un memorandum prodotto nell’ottobre 2017 dalla Coalition for Government Procurement (Cgp), un’associazione a difesa dei consumatori che vigila sul corretto funzionamento di mercato, il bando previsto dal Ndaa impone requisiti di partecipazione talmente elevati da consentire soltanto a pochissime compagnie di concorrere per l’aggiudicazione del contratto. Non a caso, fonti imprenditoriali raggiunte da ‘Bloomberg’ hanno rivelato che Amazon è saldamente in cima alla lista. È alla luce di ciò che il memorandum della Cgp ritiene che il Ndaa «determinerà una situazione di monopolio o duopolio per la quale soltanto una o due aziende avranno accesso al mercato federale». Lo stesso Thornberry non esitò a riconoscere pubblicamente che il suo disegno di legge avrebbe favorito in primis l’azienda di Jeff Bezos, sottolineando che, grazie al Ndaa, «se avrai bisogno di comprare materiale da ufficio, ti basterà accedere ad Amazon e provvedere».

Esternazioni del genere non devono destare eccessivo stupore, se si considera che Amazon ha investito nel solo 2017 quasi 10 milioni di dollari in attività di lobbying presso il Congresso per indurre deputati e senatori a varare disegni di legge favorevoli agli interessi del suo fondatore Jeff Bezos. Si tratta di una cifra assai ragguardevole, che ha portato il gigante dell’e-commerce ad affiancare colossi dell’imprenditoria come la potentissima ExxonMobil e permesso a Bezos di ottenere un ruolo all’interno di un comitato consultivo del Pentagono, grazie ai buoni rapporti instaurati con il segretario alla Difesa James ‘mad dog‘ Mattis. Il tutto nonostante il fondatore di Amazon avesse pubblicamente sostenuto la campagna elettorale di Hillary Clinton e l’influentissimo giornale – il ‘Washington Post’ – di cui è editore continui tutt’ora a rappresentare una delle più aspre voci critiche nei confronti del presidente Donald Trump. Ma Bezos rimane sempre l’amministratore delegato di un’azienda che costituisce la punta di lancia del settore hi-tech, con un patrimonio stimato di oltre 92 miliardi di dollari e una capacità d’influenza che tende a crescere costantemente. Lo dimostra il fatto che il disegno di legge tratteggiato da Thornberry è stato preceduto da altri grandi affari tra la pubblica amministrazione e Amazon, consentendo a quest’ultima di realizzare due cloud informatici privati per conto delle principali agenzie di intelligence Usa, ponendole nelle condizioni di conservare in sicurezza enormi quantità di dati sensibili. Più recentemente, l’impresa è divenuta il principale fornitore di prodotti informatici di un consorzio che riunisce al suo interno quasi 100.000 comuni statunitensi.

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