sabato, Dicembre 14

I giardini di marzo: ricordo di Lucio Battisti

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Il carretto passava e quell’uomo gridava: Gelati…al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti…”. Racconti di vita quotidiana, storie semplici di persone comuni, amori spesso tormentati, vissuti o solo sognati. Un binomio irripetibile, un’alchimia quasi magica quella tra il paroliere Mogol ed il compositore Battisti; il primo tesseva la tela, una tela ornata di affreschi anche ingenui ma genuini, il secondo la completava con melodie che ne esaltavano il tratteggio.

Era un uomo diffidente Lucio Battisti, schivo, a disagio nel chiassoso mondo che lo circondava e quindi, per proteggersi, viveva nel bozzolo rassicurante della propria intensa vita interiore. Giulio Rapetti, il Gran Mogol, era riuscito a scardinare la serratura a doppia mandata di quel giovane sognatore di provincia, sapeva come divellerne gli alti steccati e lo conduceva con mano sicura sul sentiero spesso infido del mondo musicale.

Con questi presupposti, i successi non tardarono ad arrivare e valevano doppio a quei tempi, siamo negli anni settanta, perché raccontare l’amore invece di temi impegnati equivaleva ad auto-emarginarsi. Nei pochi programmi musicali televisivi dell’epoca, il pubblico interagiva con il cantante di turno ponendo domande, discutendo sui contenuti delle canzoni. Durante un programma di questi, Speciale Per Voi, condotto da Renzo Arbore, a Lucio Battisti vennero contestati il disimpegno e le sue modeste doti vocali, subendo un mini-processo da parte di alcuni presenti; con grinta insospettabile si difese attaccando, prerogativa dei timidi, ribadendo di non aver null’altro da comunicare se non le parole dei suoi brani.

Già, la sua voce era poco aggraziata eppure i suoi tanti classici, interpretati da altri, mancano di quel quid, di quella sofferta trasposizione emotiva che lo caratterizzava. Generazioni di ragazzi hanno imparato a strimpellare la chitarra sulle note de ‘La Canzone del Sole‘: “…e la cantina buia dove noi, respiravamo piano…”, ma anche con ‘Il Mio Canto Libero‘: “In un mondo che, non ci vuole più, il mio canto libero, sei tu…”.

In quegli anni, le notti d’estate erano rischiarate da migliaia di falò sulle spiagge con le canzoni di Battisti a far da naturale colonna sonora. Avrebbe compiuto 73 anni in questi giorni, era nato il 5 Marzo, un giorno dopo un altro grande Lucio della nostra musica, Dalla. Due figli dei Pesci quindi, ma se Dalla ha riversato la connotazione nettuniana esaltando nelle canzoni l’elemento principe, il mare, Battisti ne ha vissuto la parte più sofferta, quella dell’isolamento.

L’artista reatino mise in atto le proprie fughe non solo, come si diceva, all’interno di sé stesso ma anche nei confronti del mondo esterno. Dapprima evitando non ‘le buche più dure’ ma il rapporto con la stampa, poi rifugiandosi a Londra con la moglie Letizia in seguito al tentato rapimento del figlio, infine ritirandosi dalle scene per vivere in una villa-bunker, un fortino inespugnabile, inequivocabile rappresentazione della sua anima solitaria e tormentata.

Lucio Battisti non è stato solo un interprete ma ha prestato la sua delicata vena musicale firmando grandi successi per colleghi come l’Equipe 84, Patty Pravo, Bruno Lauzi e regalando a Mina due capolavori come ‘Amor Mio e ‘Insieme. Con la regina della musica italiana, diede vita ad un duetto canoro memorabile nello show della Rai ‘Teatro 10‘; il relativo filmato in bianco e nero, rappresenta un momento di culto per gli appassionati di musica e non solo.

L’accoppiata Mogol-Battisti ha fatto la fortuna di entrambi ed era basata su un idem sentire, un sottile filo invisibile aldilà dell’amicizia, amicizia cementata da un famoso viaggio a cavallo intrapreso dai due attraverso il Paese. Ma il bisogno di fuga di Lucio si produsse in quella che più di tutte fece scalpore, la fine del sodalizio vincente con il suo fidato mentore. Battisti voleva uscire da un cliché artistico che ormai viveva come soffocante, sentiva la necessità di sperimentare strade nuove, si sentiva ingabbiato in una sorta di matrimonio senza via d’uscita.

La rottura con il paroliere milanese divenne inevitabile e fece molto rumore, lasciando sconcertati i fans. Insieme, avevano creato una macchina perfetta, le loro canzoni sono tuttora dei classici della nostra musica e molte frasi fanno parte del linguaggio comune, tipo: “tu chiamale se vuoi emozioni, lo scopriremo solo vivendo, una giornata uggiosa” ed altre ancora. La nuova vita artistica di Lucio Battisti proseguì con il poeta-paroliere Pasquale Panella, incline ad un linguaggio originale ed ermetico che in parte allontanò i vecchi sostenitori per acquisirne di nuovi. Siamo lontani dal classico strofa-ritornello, sembra quasi manifestarsi, per l’ultima volta, il bisogno di rifugiarsi, stavolta in un’arte per pochi.

Gli ultimi periodi della sua vita sono immortalati in qualche raro scatto rubato da pochi fortunati paparazzi. Un giorno di Settembre, Lucio Battisti uscirà per sempre dal suo rifugio; da quel giorno, sono sbocciati tanti fiori rosa fiori di pesco e lo sguardo volge verso la collina dei ciliegi mentre i giardini di Marzo, ogni anno, si vestono di nuovi colori…

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