domenica, Dicembre 8

I gesti di Papa Francesco, la latitanza della politica

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Luogo di pena – letterale – e di sofferenza, il carcere di San Vittore: criminali comuni e tossicodipendenti, malati di epatite e di Aids, il 67 per cento sono stranieri. E, non vanno dimenticati, accanto ai detenuti, quelli che Marco Pannella chiamava i ‘detenenti’: gli agenti della polizia penitenziaria, e il personale del carcere, i cui ritmi di vita sono massacranti quanto quelli dei reclusi.

E’ in quel ‘luogo di pena’ che il pontefice ha voluto trascorrere buona parte della sua giornata ‘milanese’, sabato scorso: tra il migliaio di detenuti del carcere; a pranzo con loro, un pranzo da loro preparato; simbolicamente ha diviso con un detenuto la sua cotoletta; e ha fatto la siesta nella cella del cappellano. Gesti, si dirà, con ragione. Ma sono quei gesti che colpiscono l’immaginario e l’immaginazione, e sono destinati a restare. Come la cosa più ‘naturale’ del mondo: andare a far pipì come tutti, in un bagno chimico dentro uno di quei gabbiotti che usano muratori e ‘stradini’…

Dice Mohammed, detenuto vai a sapere per quale motivo: “In genere vengo considerato solo un criminale. Potrò mangiare con il Papa. Il suo è un gesto straordinario: viene da noi, gli ultimi fra gli ultimi”. E’ normale, si obietterà, che un Papa si comporta da uomo di fede, porti speranza e misericordia. Sì, è ‘normale’; ma è pur vero che questi sono tempi in cui essere ‘normali’ è cosa straordinaria. Una politica degna di tale nome ha di che riflettere, da questi ‘gesti’, da questi comportamenti; dovrebbe raccogliere questo messaggio, operare di conseguenza.

In attesa che questa ‘politica’ si manifesti, si possono sfogliare pagine preziose, scritte dal il mondo (laico) del diritto, che commenta e riflette sul discorso (storico) che papa Francesco ha tenuto il 23 ottobre del 2014.

Quel giorno papa Bergoglio parla di carcere, di pena di morte, di populismo penale, tortura, diritti umani, dignità, corruzione. Ora è tutto in un libro, uscito nei giorni scorsi: “Giustizia e carcere secondo papa Francesco”, a cura di Patrizio Gonnella e Marco Ruotolo; giuristi e operatori del diritto (Elvio Fassone magistrato in pensione), Luigi Ferrajoli (professore emerito di Filosofia del diritto), Giovanni Maria Flick (già ministro della giustizia), Carmelo Musumeci ergastolano, e numerosi altri, analizzano il discorso papale. Lo rileggono alla luce delle loro esperienze e conoscenze, non necessariamente teologiche; sono anzi esperienze di persone lontane dalla chiesa, ma che, come papa Francesco, per ragioni legate al loro lavoro si interrogano sullo stato del diritto penale, sulla funzione della pena, sulla capacità effettiva dei sistemi penali di rieducare chi viene riconosciuto colpevole, sull’incapacità, troppe volte, di rispettare pur nella detenzione i diritti della persona.

E a proposito di diritto e della sua concreta applicazione. Per quello che riguarda gli innocenti in cella, la città che detiene la maglia nera è la città di Napoli. Seguono Catanzaro e Catania. Roma è al settimo posto della classifica relativa alle ingiuste detenzione.

Nel 2016, la Corte d’Appello di Napoli ha emesso ben 145 ordinanze di pagamento relative ad altrettante ingiuste detenzioni, pari a 4 milioni 426mila 193 euro. A Catanzaro 104 casi e una spesa di 4milioni 150mila 664 euro. Segue Catania: 76 custodie riservate a innocenti, un costo di 3 milioni 216mila 807 euro.

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