mercoledì, Novembre 25

I Genesis e la rivoluzione d’ottobre

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Sì, d’accordo: Putin in persona incarna una consecutio nella misura in cui dal 1975 alla fine dell’Unione Sovietica ha fatto carriera nel controspionaggio sovietico (partendo dall’aeronautica, e arrivando al grado di colonnello); sì, certo: lui e il vertice del potere russo attuale si intestano dinanzi al mondo (soprattutto ai media) cose come la resistenza del popolo sovietico all’invasione nazista e la vittoria dell’Armata Rossa nella Seconda Guerra Mondiale; sì, va bene: in questa geopolitica uni-polarizzata dal neocapitalismo finanziario, la Russia putiniana (così come la Cina post-Deng) sembra offrire un controcanto al pensiero e alla pratica unici dominanti… sembra, appunto. Ma però no, ioCalling All Station‘ del ’97 non me lo sono comprato; nemmeno se il brand Genesis era lo stesso di tanti anni fa (e di tanti vinili fa, quelli splendidi davvero), e anche in considerazione del fatto che ormai non ci suonava più neppure Phil Collins. Cioè: Tony Banks e Mike Rutherford, con tutto il brand e la buona volontà (mia, di vecchio fan), non possono più bastarmi  -i Genesis che ho amato e amerò sempre, di Gabriel e Hackett insieme agli altri, sono proprio agli antipodi di questa fine qui.

E per fortuna oggi non c’è nemmeno più la bandiera rossa, a garrire sul Cremlino, che poteva al limite generare confusione: c’è l’onesto tricolore orizzontale dell’Impero di Pietro il Grande, tolto lo stemma dei Romanov (almeno quello). Quanto poi alla musica, è vero, l’inno attuale della Federazione Russa ha la stessa melodia dell’inno sovietico in uso dal 1943 in poi (allorquando Stalin decise che il canto dell’Internazionale non andava più bene: troppo poco nazionalista – tanto per precisare), però il suo testo ne differisce alquanto: per espressa volontà di Putin, per esempio, i riferimenti a Lenin e al comunismo sono stati sostituiti da quelli a dio e alla religione; il che fa ancora più chiarezza sul punto che mi sta a cuore, per il quale ho scritto questo pezzo.

Il punto è che sabato 7 novembre, come ogni 7 novembre (secondo il Calendario Gregoriano, ma per quello russo dell’epoca sarebbe il 25 ottobre   -da cui il nome dello storico evento), ricorre l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre del 1917.

E io lo celebro da comunista a occhi aperti, da leninista e trockijsta insieme. Lontano anni-luce da ogni parata di regime e retorica anti-storica. Ma anche lontano  -lo so, mi dispiace- dall’avviso diverso di tanti compagni pure in buona fede.
Però così, da uomo ormai adulto, è a orecchie aperte che sento e scelgo la mia musica.

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