domenica, Dicembre 8

I Fratelli Wright e il Di Maio – Icaro, chiacchierone e ignorante Una strana analogia di Di Maio lo porta sempre più in alto, là da dove Icaro precipitò, ma lui non lo sa

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Vogliamo far subito i complimenti al Governo, perché sulla rete di ieri è circolato uno spot dell’on. Luigi Di Maio, con il ricordo dei fratelli Orville e Wilbur Wright, che nel 1903 realizzarono il primo volo a motore sulla ventosa spiaggetta di Kitty Hawk, nella Carolina del Nord.

Abbiamo notato nell’esporre del politico, l’estrema competenza e l’acuto nozionismo di chi ha preparato i testi e siamo orgogliosi di negare l’ignoranza che molti affermano circolare nei ministeri dell’ultima generazione.

Qualche inesattezza, a dire il vero l’abbiamo notata con certuni parallelismi poco poco emersi, perché i due erano figli di un pastore evangelista e non avevano una tradizione familiare di ignoranza alle loro spalle: i loro genitori erano istruiti e la casa dove vivevano a Dayton disponeva di ben due biblioteche; il nonno materno era stato un affermato costruttore di carri. Per cui, fare riferimenti a situazioni partitiche attuali non ci sembra dopo tutto assai aderente alla realtà. È vero, i due pionieri del volo furono effettivamente gli unici membri della famiglia a non laurearsi. Ma sottolineare che non fossero dotati di titolo accademico è un’argomentazione che al momento può calzare poco. Senza un titolo accademico si può anche scalare il Parlamento e sedere al governo ma oggi se non si è ingegneri, risulta veramente assai difficile pensare di poter progettare un aeroplano. O una nave, un edificio, una centrale elettrica, un satellite. Quindi prendere in giro la competenza è fuori luogo e probabilmente esalta un complesso di inferiorità.

Nemmeno è del tutto esatto che i due fossero isolati: già alla fine dell’Ottocento gli studi dedicati alle scienze aeronautiche si moltiplicavano e quel Samuel Pierpont Langley che il pluriministro ha considerato quasi un incapace nel suo parlare a un pubblico senza interlocuzione, aveva avuto successo nel far volare due modelli senza equipaggio dotati di motori a vapore. C’è poi un’altra piccola cosa da sottolineare al 32enne Ministro del Lavoro: il 6 maggio 1896 il prof. Langley sperimentò il prototipo n. 5, catapultato da una nave sul fiume Potomac, che percorse più di 400 metri, risultando essere il primo volo senza pilota, motorizzato e più pesante dell’aria. Un test effettuato senza mettere a rischio la vita umana, così come si fa nella sperimentazione spaziale fin dai suoi primi eventi.

Tornando al mondo degli aerei, non era ancora entrato il ‘secolo breve’ e già l’ingegnere francese Octave Chanute ha testato con successo diversi tipi di alianti, sulle dune di sabbia nei pressi del lago Michigan e fu un maestro per i figli del religioso. Poi, saltando sul Vecchio Continente vediamo diverse esperienze di volo a vela prima del 1903 che se mostravano un lato meno luminoso della ricerca aeronautica testimoniano ancora oggi una conoscenza molto avanzata e anche in Italia, l’ing. Giovanni Caproni –scusi il sig. Ministro se qui citiamo i titoli accademici ma chi ce li ha, li mostri- e l’ing. Nicola Romeo hanno portato il nostro Paese a un livello dal quale oggi, inutile dirlo, siamo molto ma molto lontani.

Ora, cosa abbia voluto far credere agli italiani un uomo di governo è veramente oscuro. Che non serve una laurea per avere successo? Certo, in una società come la nostra, chi ottiene una buona laurea se ne scappa all’estero. Una triste ma innegabile realtà che naturalmente non fa onore all’Italia e a chi la rappresenta.

Che i fratelli Wright sono un po’ il mito di tutti noi? Può darsi ma con qualche precisazione. I due americani hanno fatto un volo piuttosto lungo, per quei tempi e altri ne sono seguiti, così pieni di successo che nel giro di dieci anni la loro creatura è diventata la più micidiale macchina da guerra. Per essere più vicini a noi guardiamo anche Icaro, che nella saggezza della mitologia si costruì un accrocco per sfuggire al labirinto eretto nell’isola di Creta da Dedalo. Questi – che non sappiamo se avesse o meno un titolo di studi – realizzò un sistema molto ingegnoso ma poi Icaro facendosi prendere dall’ebbrezza dell’onnipotenza, volò troppo in alto per avvicinarsi al Sole e il suo calore fuse i materiali primitivi con cui si erano impastate le ali, facendolo cadere nel mare e morire.

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