giovedì, Luglio 18

I film impegnati per bambini. Pro e contro Intervista alla psicologa e psicoterapeuta Stefania Monetta

0
1 2


Cambia il mondo, cambia la cultura. In questo continuo mutare di eventi i bambini, specie i più piccoli sono al centro dell’interesse collettivo. Una volta, tanto tempo fa, come l’incipit delle migliori favole, i bambini venivano cresciuti in maniera naturale, ecco, magari non c’erano tutti i confort di oggi, ma i nostri nonni sono cresciuti con il latte della balia e giocando a pallone per strada. Poi l’avvento della scienza ha stabilito che il latte materno non andava bene e così alla poppata materna è stato sostituito il latte artificiale, le braccia del papà che sorreggono i primi passi sono state sostituite dal girello. Ed ecco che si arriva ad oggi dove il bambino nasce già grande.

Per i piccoli, già nella pancia, sono previsti corsi di musica, corsi di yoga, poi quest’essere viene al mondo e allora via con la ginnastica col passeggino e il corso di massaggio benessere per il neonato. Ma questo è niente. La società ‘impone’ ai neo genitori una miriade di stimoli per il loro pargolo.

Avete presente il film ‘Baby boom’ con Diane Keaton? In quel film americano del 1987 la Keaton, donna in carriera, così in carriera da essere chiamata ‘tiger lady’ riceve ‘in eredità’ una bambina e lei, negata per la professione di mamma, piano piano impara a gestire la piccola. A metà film la neo mamma è al parco con la figlioletta e ascolta le conversazioni della altre mamme che vogliono organizzare un pomeriggio tutto per loro. Questo gruppetto di mamme non riesce a trovare un giorno libero perché l’agenda dei rispettivi figli, di circa tre anni, è piana, ogni giorno delle attività diverse. Ecco per noi italiani alla soglia degli anni novanta quella scena ci è sembrata come la solita esagerazione Americana, ma come sempre accade, noi italiani arriviamo dopo, ed ecco che ‘l’americanata’ approda in Italia.

Ormai anche i nostri figli hanno l’agenda piena,arte, nuoto, danza, basket, calcio, inglese e francese (perché imparare le lingue è importante) e poi ancora musica e, da notare, cinema. I bambini italiani di quattro anni che non sono mai andata al cinema si contano sulle dita di una mano. Ovviamente anche la filmografia contribuisce ad alzare l’asticella dell’apprendimento del bambino. Prendiamo ad esempio il cartone Inside out, bellissimo esempio di come grandi e piccoli vivono le emozioni. Un film ‘impegnato’ per bambini. La protagonista vive tantissimi stravolgimenti e le emozioni nella sua testa raccontano quello che accade, così come gli omini nella testa di mamma e papà ci presentano le differenza di genere. La povera mamma che si preoccupa per la figlia e parla con il papà che invece guarda la partita (il tutto nei rispettivi cervelli), un film-cartone difficile da capire. Spiegare ad un bambino che non esiste la vera gioia se prima non si è conosciuta la tristezza è difficile eppure il film è stato campione d’incassi. Dal primo gennaio poi i cinema italiani propongono la rivisitazione del Piccolo Principe. Nel libro il protagonista è un bambino, nel film una bambina di oggi, che come tutte le bambine e i bambini, ha la vita organizzata da genitori organizzati che hanno le loro vite scandite minuto per minuti da capi pretenziosi. Ed ecco allora la questione. Ma è giusto sovraccaricare un bimbo di oneri? E’ giusto alzare sempre di più in alto ‘l’asticella dei suoi doveri a scapito di una bella corsa al parco? E’ necessario che tutti i giochi siano bilingue e che il cinema proponga ai piccoli film si spessore?

Per rispondere meglio a queste domande abbiamo chiesto un parere alla psicologa e psicoterapeuta Stefania Monetta.

Oggi si tende ad ‘impegnare’ ogni minuto della vita di un bambino. Tutto ciò è salutare?

Salutare per un bambino è la strutturazione del suo tempo in momenti ben precisi, che si traduce nel soddisfare i suoi bisogni, ad esempio una giornata ben scandita tra sonno notturno, pisolino per i più piccini, i pasti principali del pranzo e della cena, le merende, il gioco in autonomia, con i pari o con i propri genitori, il frequentare un nido o la scuola. Ci sono poi anche attività esterne verso cui dapprima sono i genitori che scelgono ed indirizzano i propri figli, per fargli sperimentare vari sport, la musica, attività ludiche, e successivamente grazie all’esperienza sono i bambini che esprimono le loro preferenze ossia attitudini personali. La salute individuale dei bambini è misurata sulle esigenze di ogni singolo bambino che si esprime con tempi e modalità proprie. Ecco perché è importante che ogni genitore o l’adulto di riferimento a lui vicino, impari ad accogliere e ad accettare le esigenze del proprio bambino.

Spesso si tende ad alzare l’asticella dell’impegno sempre più in alto. È un bene?

Il bene per un bambino si trova nel rispetto delle sue attitudini e dei suoi tempi di crescita, non sempre uguali per tutti, senza forzarlo a tutti i costi. Un rischio in cui si potrebbe incorrere è l’avere poca fiducia in se stessi o al contrario di sviluppare un senso di onnipotenza.

Quando un bambino inizia a prendere veramente coscienza di essere una persona senziente in grado di poter decidere da solo e di autodeterminarsi?

Dai 15 mesi in poi si sviluppa l’individualità, che René Spitz aveva individuato nella quarta tappa dello sviluppo evolutivo del bambino. Secondo la Spitz, lo sviluppo procede da uno stadio di indifferenziazione a uno stadio relazionale dove il bambino realizza il rapporto con gli altri, integrando la propria identità. È lo stadio della strutturazione del Sé, in cui compare il cosiddetto ‘No’ espresso dal bambino, che organizza lo strutturarsi della sua capacità di opposizione e di giudizio. Secondo Jean Piaget intorno ai due anni il bambino inizia a interiorizzare ciò che lo circonda, a dimostrare un pensiero simbolico e ad avere un’idea della relazione causa-effetto, prevedendo o anticipando ciò che sta per accadere. È la fase della rappresentazione cognitiva del periodo sensomotorio, al quale segue il periodo concettuale che va dai due anni in poi. Con John Bowlby si mettono in luce i fattori sociali e culturali nel modellamento della personalità del bambino, ridimensionando i fattori delle componenti biologiche-istintive. Secondo Bowlby il bambino acquisisce autonomia dal primo al terzo anno di vita.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore