martedì, Agosto 4

I cristiani nel 'paradiso radioso' di Kim Jong-un La Corea del Nord il primo Paese per persecuzioni ai religiosi

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Corea del Nord Kim Jong-un

Tempi davvero tristi per i cristiani, vittime di un’ondata di crescente e crudele intolleranza in vari paesi del pianeta. Situazione paradossale: la religione più tollerante e dialogante al mondo, viene spesso messa sotto accusa da altri credi religiosi (questi sì intolleranti!) per non meglio specificate attività di interferenze politiche e dottrinali.

Intolleranza però che, a volte, nasce anche da determinate ideologie politiche che rigettano in blocco tutte le religioni e ancora oggi le vedono come mero strumento e alibi di oppressione degli uomini, insomma il vecchio e stantio concetto marxista dell’ oppio dei popoli.

Come avviene nella Corea del Nord, dove la situazione dei cristiani è particolarmente drammatica. Oltre in effetti a condividere con i loro concittadini la malnutrizione cronica, il terrore della polizia politica e l’assoluta mancanza di libertà d’espressione, essi sono considerati dal regime, per principio, veri e propri “nemici di Stato”. In Corea del Nord non c’è posto insomma per coloro che si permettono di onorare santi non scaturiti dalla famiglia Kim!

Da più di cinquant’anni il regime si sforza di sradicare la fede cristiana (come del resto qualunque altro credo religioso), che pure in passato aveva timidamente attecchito in diverse zone del paese.

Nessuna pietà ci può essere per coloro che vengono pubblicamente additati come veri “traditori della patria”. Detenzione nei campi di lavoro o esecuzioni pubbliche “per l’esempio” sono i trattamenti riservati ai fedeli colti in “flagranza di reato”, cioè pregando o in possesso di materiale “sovversivo”, come i libri di preghiere. Il regime non manca di ingegnosa crudeltà nel punire le vittime, specialmente quando si tratta di criminali accusati di “cristianità”.

Naturalmente le autorità comuniste, per far credere al mondo che nel Paese esiste libertà di religione e per giustificare le loro esazioni contro i veri cristiani, hanno inventato falsi cristiani e preti fasulli, comparse cioè dei servizi segreti o spie del partito. Tutto ciò che di conseguenza avviene al di fuori delle strutture ufficiali è sovversivo e quindi autorizza la polizia politica a intervenire e a reprimere. 

Eppure anche la Corea del Nord ha firmato la Carta Universale dei diritti dell’uomo dell’ONU. Ma evidentemente a Pyongyang i cristiani sono considerati uomini di seconda categoria…

Malgrado l’opacità del regime, una cosa è certa: i cristiani vivono nel paese del “calmo mattino” un vero inferno, altro che paradiso radioso!

Secondo dati ONU, risulta che dal 1953 almeno 300.000 cristiani siano stati assassinati o rinchiusi nei campi di concentramento, dai quali peraltro non sono mai più usciti. Tutti i sacerdoti e i missionari stranieri sono stati espulsi al momento dell’avvento del regime marxista-leninista.

Nel 2009 una cittadina cristiana è stata giustiziata pubblicamente. Sembra inoltre che manoscritti cattolici sul catechismo, stampati illegalmente nel Nord, siano arrivati fino alla Corea del Sud. Prova che la superstite comunità cristiana, malgrado le persecuzioni feroci di cui è oggetto, esiste ancora e tenta coraggiosamente, disperatamente di trasmettere la fede alla nuove generazioni stordite dalla onnipresente propaganda comunista e spinte verso un inumano culto della personalità di leader fanatici e surreali.

Per il dodicesimo anno consecutivo la dittatura nordcoreana detiene il lugubre record del paese dove i cristiani risultano i più perseguitati al mondo. Kim Jong-un ha peraltro deciso di intensificare ulteriormente le persecuzioni contro i nordcoreani che intrattengono relazioni con i cristiani presenti in Cina, attraverso un’accresciuta collaborazione tra i servizi segreti dei due paesi.

Secondo il Daily NK, tutte le persone che entrano in contatto con i cristiani di Cina rischiano il rimpatrio forzato e l’arresto all’arrivo in patria. Insomma il potere coreano si estende al di là delle frontiere nazionali, per impedire sul nascere la penetrazione di idee potenzialmente contrarie all’ideologia del regime. I cristiani sono e rimangono il nemico pubblico n°1!

Asia News precisa:  «gli agenti nordcoreani di sicurezza che operano in Cina lavorano incessantemente per arrestare i nordcoreani che entrano in contatto con dei cristiani» Nella Corea di Kim III denunciare un cristiano è diventato un dovere civico, un atto patriottico.

Pregare, cantare arie religiose, possedere una bibbia, sono tutti atti considerati crimini gravi. Se un cittadino nordcoreano si converte al cristianesimo mette in pericolo, non solo la sua vita, ma anche quella dei suoi parenti, secondo l’aberrante principio della “responsabilità per associazione familiare”.

Questa è la situazione dei cristiani nel regno di Kim III, il paese del Grande Erede che ha dato il “benvenuto” a Papa Francesco, nella sua recente visita pastorale nella Corea del Sud,  lanciando tre missili a corta gittata!

Questo è il paese al quale Papa Francesco ha trasmesso un messaggio di dialogo, riconciliazione, solidarietà, pace e mutua comprensione.

Questo è il regime che rigetta Dio in tutte le sue possibili espressioni, ma poi venera in una dimensione ultraterrena il Presidente Eterno, Kim Jong-il, il quale anche dall’aldilà protegge la Corea del Nord con la sua immensa bontà e infinita saggezza.

Date queste premesse, non è difficile intuire come sarà stato accolto l’evangelico invito del Papa!

 

 

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