sabato, Luglio 20

I colossi del web nel mirino del Congresso Washington intende irrigidire le norme antitrust

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Recentemente, la Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti ha annunciato l’apertura di un’indagine sui mercati digitali volta a verificare se vi sia la necessità di aggiornare le norme antitrust vigenti in materia per adeguarle al contesto contemporaneo e alle sfide poste dal cambiamento tecnologico. La misura nasce dalle crescenti preoccupazioni legate alle conseguenze che sta producendo sull’innovazione, sulla struttura economica e sulla stessa società statunitense la posizione dominante assunta dai principali colossi dell’hi-tech, a partire da Facebook e Google-Alphabet. «L’internet aperto ha portato con sé enormi benefici per gli americani»ha dichiarato il presidente della commissione Jerrold Nadler – «ma stanno emergendo sempre più indizi attestanti il fatto che una serie di colossi stia acquisendo il controllo su arterie essenziali del commercio, del contenuto e delle comunicazioni online».

Un’ascesa al potere resa possibile anche dalla frenetica attività di lobby svolta dai principali operatori del settore; il Center for Responsive Politics, dal canto suo, ha stimato che la categoria in questione abbia investito allo scopo quasi 80 milioni di dollari, a fronte dei 17 scarsi registrati solo dieci anni fa. Google e Amazon, in particolare, hanno investito rispettivamente 21,7 e 12,6 milioni, oltre ad aver generosamente finanziato decine di centri di ricerca che intervengono regolarmente nei dibatti focalizzati sui temi dell’antitrust e della regolamentazione.

Lo scoppio del caso Cambridge Analytica, che ha visto Facebook passare illecitamente dati degli utenti a una società che era stata ingaggiata da Donald Trump per curare la sua campagna elettorale del 2016, ha tuttavia indotto le autorità statunitensi a varare un cambi di registro nei confronti del settore hi-tech, che ora si apprestano a passare al vaglio le maggiori operazioni di acquisizione effettuate dalle grandi aziende negli anni passati per verificare il loro impatto su concorrenza e innovazione. Stando alle indiscrezioni, la Federal Trade Commission intenderebbe esaminare soprattutto le acquisizioni di WhatsApp e di Instagram da parte di Facebook, che già rischia una mega-multa da 5 miliardi di dollari per il caso Cambridge Analytica, mentre il Dipartimento di Giustizia avrebbe aperto un’indagine su Google per accertare che le sue pratiche nel settore dell’informazione e della pubblicità non configurino un abuso di posizione dominante. Ma nemmeno Amazon e Apple, già sospettate di collusione per mantenere bassi i salari dei loro dipendenti e alta la loro mobilità, possono considerarsi fuori pericolo, considerando la loro pervasività nei settori dell’e-commerce e delle app per smartphone.

In generale, la postura aggressiva adottata dalle autorità statunitensi sembra preludere a una reinterpretazione e a un potenziamento delle norme antitrust, che andrebbe così a porre fine a un lungo periodo di ridimensionamento delle norme atte a tutelare la concorrenza. Gli effetti sull’andamento azionario dei giganti hi-tech non sono ovviamente mancati, come dimostrato dalle pesanti flessioni borsistiche registrate da Amazon, Facebook, Apple e Google nei primi giorni di giugno.

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