venerdì, Febbraio 26

I capolavori del Beato Angelico rivivono sotto una nuova luce Nuovo allestimento della Sala nel Museo di S.Marco che raccoglie i tesori dell’artista che nel Quattrocento segnò il passaggio dal gotico allo stile rinascimentale. Vari artisti, anche contemporanei si sono ispirati al celebre frate

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Beato Angelico,  padre fondatore del primo Rinascimento fiorentino, sfida la pandemia ed è ormai pronto a far bella mostra di sé, appena la situazione lo consentirà.  Che cosa significa? Vuol dire che in questo lungo periodo di misure restrittive che hanno imposto la chiusura al pubblico di tutti i Musei e Gallerie, l’attività del Museo di S.Marco in Firenze, attiguo alla celebre Chiesa, non si è mai interrotta. Anzi, è proseguita per dare un nuovo allestimento alla Sala di questo grande artista, conosciuta come ‘Sala dell’Ospizio dei Pellegrini’ e che d’ora in poi si chiamerà ‘Sala del Beato Angelico’.

Essa si affaccia su uno dei 2 chiostri del complesso monumentale  dell’antico convento domenicano, nato dalla ristrutturazione del complesso originario ad opera di Michelozzo, architetto di fiducia della famiglia Medici, avvenuta a partire dal 1437, su incarico di Cosimo il Vecchio. I Domenicani avevano preso il posto dei monaci Silvestrini ed è al Beato, frate domenicano, a cui lo stesso Cosimo affidò la decorazione pittorica del convento. In questa Sala, il cui allestimento è stato reso possibile dall’intervento economico dei Friends of Florence, troviamo esposte 16 straordinarie tavole di legno dell’Angelico, che insieme alle altre costituiscono l’unica raccolta monografica al mondo di questo  grande artista, che intorno alla metà del Quattrocento era considerato uno dei più importanti pittori fiorentini, al pari di Masaccio, il primo a porre le basi  di una forma moderna di arte sacra, di impianto rinascimentale, ma di tono mistico e di stile in parte gotico.

L’inaugurazione si è potuta seguire in streaming, ma quando i Musei riapriranno al  pubblico – e questo intervento vuol essere il segno di speranza che ciò possa avvenire al più presto- i visitatori potranno gioire di persona di questo nuovo allestimento, che chiude le celebrazioni per il 150 anniversario della fondazione del Museo stesso,  dopo la presentazione nello scorso anno dei restauri dei capolavori del Giudizio Universale e della Pala di San Marco, dello stesso artista. Il Museo di S.Marco non è dei più gettonati dal grande pubblico, né le opere del Beato rivestono quel carattere iconico di altri capolavori del passato (Gioconda, Venere, David, tanto per intendersi: a proposito del David, sono in corso le operazioni per la sua riproduzione in 3 D, da presentare  a Dubai). E tuttavia, costituisce un patrimonio unico nel panorama museale mondiale, interamente dedicato al Beato e ai suoi allievi d’incommensurabile bellezza. Conviene ricordare che la sua celebre Annunciazione, che si trova in cima allo scalone che conduce alle celle era considerata  da un grande artista contemporaneo, il compositore Manuel De Sica, la più bella in assoluto fra tutte, tanto da dedicare al monaco un brano musicale dal titolo ‘Pensieri sul Beato’, eseguito il 21 dicembre 2005, esattamente 15 anni fa, in prima assoluta nella Biblioteca del Complesso Museale da parte di un quartetto d’archi composto da eccezionali artisti docenti del Conservatorio Cherubini (Augusto Vismara, Miriam Sadun, Leonardo  Bartali e Riviera Lazari). Il noto compositore ravvisava nelle opere del Beato il segno del dolore e della contemplazione, come in nessun’altra. Di quell’ evento fu realizzato anche un documentario  (regia di Andrej Tarkowskiy, Direzione artistica di chi scrive e di Marco Venturini) in cui il caro Manuel, autore di musiche da film e scrittore, nonché figlio del grande Vittorio, rivelava  il  rapporto della sua partitura con la spiritualità dell’Angelico. Come pochi altri, dunque, l’ operadell’ Angelico  ha suscitato l’omaggio e l’incontro musicale di compositori contemporanei.  

Ma chi era e che vita condusse  il Beato Angelico?  Nato in quel di Vicchio di Mugello, lo stesso paese natale di Giotto, intorno 1395 ( ma la data è incerta), fra’ Giovanni da Fiesole, al secolo Guidofin da giovinetto mostrò  il suo talento di pittore e miniaturista, tanto che, dice il Vasari, avrebbe potuto “commodissimamente stare al secolo” e guadagnarsi ciò che avrebbe voluto, ma la sua natura lo indusse a farsi frate, entrando nel  convento di S.Domenico a Fiesole, di cui divenne priore (nel 1449).Le prime sue opere, miniature e tavole, si collocano nella corrente gotica di Lorenzo Monaco e Gentile  ma prima del ’30 mostra interesse per l’opera di Masaccio ,di pochi anni più giovane  ma di eccezionale talento e sensibilità e, pur non trascurando la  componente gotica, l’Angelico risolve il problema  di una nuova concezione spaziale delle sue opere, con una geniale trasposizione in termini di luce e di colore.  Alla metà del Quattrocento era tra i più richiesti, tanto che fu chiamato a realizzare importanti opere  a fresco e d’ogni genere ( pale d’altare, tavole su legno, miniature, ecc.) per la Certosa del Galluzzo, S.Maria Novella, Cortona, Orvieto, Perugia e S.Marco, dove vi rimase dal  ’40 al ’45, per realizzare, in così pochi anni, un intervento decorativo che interessò l’intero complesso: Chiesa, chiostro, refettorio, sala capitolare, corridoi e singole celle, realizzando la più estesa decorazione pittorica fino allora mai realizzata. Impresa che riuscì all’Angelico con l’aiuto dei suoi allievi, tra cui Benozzo Gozzoli.

Se dei 43 affreschi delle celle, con episodi tratti dal Nuovo Testamento, l’attribuzione è in parte assegnata agli allievi certa è la sua supervisione, mentre di sua mano sono quasi tutte le  altre opere. Quanto alle Annunciazioni, tema particolarmente sentito nella pittura fiorentina, cui si dedicò alla fine degli anni trenta,  la prima  destinata a S.Domenico di Fiesole si trova al Prado di Madrid. Di quella in S.Marco, basti qui ricordare   cosa scrisse il Vasari: “la Nostra Dama annunziata dall’angelo Gabriello, con un profilo di viso tanto devoto, delicato e ben fatto, che par veramente non da uomo, ma fatto in Paradiso.”  Sta di fatto che l’Angelico fu protagonista di quell’irripetibile stagione artistica che, sotto il patronato dei Medici, ebbe il culmine nel  1439 con il Concilio di Firenze e che vide grandi opere pubbliche tra cui lo stesso convento di San Marco.

Gli affreschi di San Marco non furono solo una pietra miliare dell’arte rinascimentale, ma sono anche i più famosi ed amati del Beato Angelico: qui le figure sono poche e diafane, semplificate e alleggerite, inondate di luce e spazio, gli sfondi deserti, la cromia più tenue e spenta, in un’atmosfera di viva astrazione, al punto da toccare vertici di trascendenza, Qualcuno ha scritto che la luce che pervade le pitture dell’Angelico è una luce metafisica. Per altri, segno del divino. In quel convento soggiornò anche il futuro Papa Eugenio IV,  il quale avendo apprezzato le sue qualità, di religioso e di artista, ed essendo divenuta vacante (era il 1445) la sede dell’arcidiocesi di Firenze, pensò di offrire a lui il pallio, ma l’Angelico rifiutò la nomina indicando per quell’incarico Antonino Pierozzi ( poi  S.Antonino).

Nel ’46, cui lascerà Firenze per Roma, dove Papa Nicola V, lo incaricò di affrescare la cappella Nicolina in Vaticano, con le Storie di S.Stefano. A Roma, vi restò fino al ’49, risiedendo nel convento di S.Maria sopra Minerva. Da Firenze, che esercitava allora una egemonia artistica  culturaleed economica, era cominciato l’esodo di artisti, scultori e architetti verso Roma. L’Angelico  era uno di questi, e si dice, strinse rapporti di grande familiarità col Papa, lavorando nei suoi appartamenti, tanto da venire coinvolto negli interessi umanistici e nei vasti orizzonti culturali cui guardava con interesse Niccolò V. Dopo aver affrescato , insieme al suo gruppo, la volta della Cappella di San Brizio nella cattedrale di Orvieto, se ne tornò in Toscana per assumere l’incarico di priore, di S.Domenico,  per riprendere poi la strada di Roma, per realizzare varie opere in Santa Maria sopra Minerva, casa madre dell’ordine domenicano.

Fra Giovanni morì a Roma il 18 febbraio del 1455, all’età di 60 anni, e sepolto nella chiesa della Minerva, ricca di testimonianze di personaggi fiorentini anche in seguito. Sul suo sepolcro marmoreo, onore eccezionale per un artista a quel tempo, il grande umanista Lorenzo Valla scrisse due epigrafi sulla lastra tombale, nella prima perduta, scriveva “: I suoi discepoli piangono la  morte di un così grande maestro, perché chi troverà un altro pennello come il suo?   La sua patria e il suo ordine piangono la morte di un insigne pittore, che non aveva uguali nella sua arte”. Nella seconda si può leggere:  “Per alcuni le opere sopravvivono sulla terra, per altri in cielo, la città di Firenze dette a me, Giovanni, i natali”. Dell’Angelico, il Vasari, oltreché l’artista,  neapprezzava le doti umane e cristiane, in quanto “ fu de’ poveri tanto amico, potette essere ricco e non se ne curò, anzi usava dire che la vera ricchezza non è altro che contentarsi di poco.” L’Angelico, cui si sono ispirati vari artisti, e anche alcuni contemporanei, fu proclamato Beato patrono degli artisti e in particolare dei pittori nel 1984 da Papa Giovanni Paolo II.

Oltrechè in S.Marco le opere dell’Angelico si trovano in vari musei, tra cui il Prado e il LouvreQuanto al nuovo allestimento, questo cambia radicalmente quello realizzato nel 1980 dall’allora Direttore Giorgio Bonsanti, grazie alle nuove strutture, alla raffinata cromia e ad una illuminazione tecnologicamente aggiornata. Le opere seguono oggi una coerente successione cronologica. I 16 straordinari capolavori del pittore e frate domenicano, vanno dalle tavole più monumentali, come la Deposizione di Cristo per la cappella Strozzi in Santa Trinita a Firenze, alla pala di Annalena e alla grandiosa Pala di San Marco, dal Tabernacolo dei Linaioli, ai dipinti di dimensioni minori, come le tavole dell’Armadio degli Argenti, fino alle raffinatissime predelle e ai reliquari. Il Compianto sul Cristo morto è stato inoltre oggetto in questa occasione di un intervento di riordino estetico della parte inferiore, già celata da una sagoma oggi rimossa.

Mancano ancora la Pala di Bosco ai Frati, attualmente in restauro, ed il Polittico francescano, anch’esso in restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure. Per Stefano Casciu, Direttore regionale musei della Toscana, l’inaugurazione della Sala del Beato Angelico, è un momento fondamentale della vita e della storia del Museo di San Marco. Grazie alla disponibilità sempre entusiastica dei Friends of Florence e di tutti i donatori che tramite loro hanno contribuito con grande generosità dagli Stati Uniti, è stato possibile rinnovare radicalmente l’esposizione delle opere su tavola del Beato, all’interno di quel complesso considerato il cuore pulsante del primo Rinascimento fiorentino, non solo dal punto di vista artistico ma anche storico e religioso. La proposta del nuovo allestimento è nata, ed è stata avviata, pur ormai nell’emergenza sanitaria, sotto la direzione di Marilena Tamassia, e si è conclusa con la direzione di Angelo Tartuferi, che si è speso per portare a termine nel modo migliore possibile, col supporto determinante dell’architetto Andrea Gori, questo allestimento, tappa miliare per San Marco, e per tutto il sistema museale riunito sotto la Direzione regionale musei della Toscana, ma anche per la città di Firenze. Un grazie profondo quindi a Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente di Friends of Florence, per la sua sensibilità e la grande amicizia dimostrata ormai da tempo a questo museo, ma anche ad altri musei della Direzione regionale della Toscana; ai progettisti Maurizio De Vita e Ulrike Schultze, per il bellissimo progetto portato avanti con grande attenzione e disponibilità verso le varie esigenze e gli adattamenti che si sono via via resi necessari .

Il nuovo allestimento sottolinea Angelo Tartuferi, direttore del Museo di San Marcoriporta alla ribalta internazionale l’incomparabile nucleo di dipinti angelichiani, finalmente con un’illuminazione adeguata, che sono convinto susciterà la meraviglia anche da parte degli studiosi. La visita è arricchita nei contenuti da didascalie e pannelli in italiano e in inglese, che presentano anche le ricostruzioni dei complessi pittorici originari, illustrando le loro parti oggi conservate in altri musei in Italia e all’estero. Questi apparati offrono quindi al visitatore più attento anche la misura della notevole dispersione che purtroppo ha interessato la vasta produzione del grande maestro”. Infine, il commento di Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente di Friends of Florence: Il museo di San Marco è sempre stato un luogo molto speciale per Friends of Florence, un’oasi di pace di serenità nel centro della città.  In passato abbiamo realizzato diversi progetti di restauro dentro il museo: gran parte del Chiostro di Sant’Antonino, poi il bellissimo affresco della Crocifissione e Santi del Beato Angelico nella Sala Capitolare. Adesso tutti potranno vedere le opere della Sala del Beato Angelico con un nuovo allestimento che esalta la maestria dell’artista in modo straordinario.” Dunque, per apprezzare questo radicale intervento e ammirare le opere dell’Angelico, non ci resta che attendere  la fine delle misure restrittive dovute a Coronavirus,  e la riapertura al pubblico dei visitatori di Musei e Gallerie.

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