lunedì, Dicembre 16

I ‘big’ della rete uniti contro ‘terrorismo e estremismo’

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Si chiama ‘Global Internet Forum to Counter Terrorism’ il programma congiunto di Facebook, Goggle, Microsoft e Twitter che opererà per rimuovere contenuti ‘estremisti’ e ritenuti potenzialmente pericolosi. I ‘big’ della new economy digitale vestono dunque i panni del censore, e – con l’aiuto di intelligenza artificiale e di un team addestrato a monitorare i contenuti online – si impegnano su un nuovo fronte della guerra al terrorismo.

Non un parlamento, non una costituzione, ma un team sostanzialmente privato, dunque, deciderà cosa deve e cosa non deve essere pubblicato sui motori di ricerca e sui social network più popolari d’Occidente. «Formalizzerà e strutturerà le aree di collaborazione esistenti e future tra le nostre compagnie e incoraggerà cooperazione con compagnie più piccole, gruppi della società civile, accademici, governi e corpi sovranazionali come l’Unione Europea e le Nazioni Unite», annuncia Twitter.

«L’ambito del nostro lavoro evolverà nel tempo», afferma Google, «poiché dovremo essere pronti a rispondere alle tattiche, in continua evoluzione, di terroristi ed estremisti. Ospiteremo una serie di workshop in collaborazione con il Cted dell’Onu/Ict4Peace nella Silicon Valley e in altre parti del mondo per portare avanti queste aree di collaborazione».

Qual è la situazione fuori dall’Occidente? In Russia la polemica non è ancora stata risolta: il Governo farebbe pressione per ottenere la collaborazione di Telegram e Vkontakte (sostanzialmente i ‘Whatsapp’ e ‘Facebook’ dell’est) nella condivisione di chat e informazioni degli utenti. I due servizi sono canali spesso utilizzati dai terroristi: gli attentati di San Pietroburgo del 3 aprile scorso erano stati pianificati su Telegram. L’applicazione – al contrario della sua controparte occidentale Whatsapp – offre la possibilità di autodistruggere dopo un certo periodo di tempo le conversazioni registrate, proteggendo la privacy degli utenti, ma anche eliminando di fatto le ‘prove’ e rendendo più difficile per il governo il tracciamento di attività pericolose.

Il fondatore e creatore di Telegram e Vkontakte Pavel Durov ha lasciato la Russia proprio per sfuggire alle pressioni del Governo. Pavel è deciso: «nessun governo o servizi segreti al mondo hanno ricevuto un solo byte di informazioni da noi. E così sarà per sempre». Londra e Washington hanno dunque successo dove il Cremlino fallisce: è ormai da un anno che Theresa May punta a più stretto controllo della rete, e lo ha ribadito nella visita nella Francia di Macron poche settimane fa. In ogni caso, la polizia britannica già agisce con il pugno duro per stroncare ciò che ritiene essere ‘hate speech’, propaganda d’odio, su internet.  

I tentativi di censurare opinioni ‘scomode’ online e l’ingerenza del Governo nella rete fanno comunque discutere: in Canada le leggi ‘anti-islamofobia’ rendono di fatto l’islam immune da critiche e fanno parlare di un attacco alla libertà d’espressione. In Gran Bretagna la Polizia ha multato due preti che dibattevano con un musulmano citando alcuni passi della Bibbia considerati ‘linguaggio infiammatorio’, e tiene sotto controllo i tweet ‘islamofobi’. Ironico come l’anglosfera, che è sempre stata considerata la patria della libertà di parola e di stampa, si trasformi, per i critici, sempre più nella società descritta nel romanzo ‘1984‘, mentre uno stato tradizionalmente autoritario e impegnato nella censura come quello russo non riesca a imporsi sui social media e le chat di Pavel Durov.

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