domenica, Dicembre 8

I Beluci contro i cinesi: ecco gli indipendentisti del Pakistan Un’autorevole fonte, che preferisce restare anonima, ci spiega come si è costituito il Belochian Liberation Army e perché attacca i cinesi

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Lo scorso 23 novembre verso le 9:30 locali, tre attentatori hanno preso dassalto lambasciata cinese a Karachi, capitale della regione del Sindh, nel Pakistan meridionale, uccidendo due poliziotti e due persone che erano in attesa di richiedere il visto davanti al consolato e cercando di entrano all’interno dell’edificio.  I funzionari cinesi del consolato sono rimasti al sicuro, mentre i militanti sono stati uccisi in un conflitto a fuoco con le forze di sicurezza pakistane. Lattentato è stato successivamente rivendicato dal movimento separatista BLA (Balochistan Liberation Army), un gruppo che lotta per ottenere l’indipendenza del Belucistan, la regione più grande del Pakistan. Il Primo Ministro pakistano, Imran Khan, e il Capo dello Stato maggiore dell’Esercito, il generale Qamar Javed Bajwa, hanno condannato l’attacco e hanno elogiato le forze di sicurezza che hanno prevenuto danni maggiori.

Quanto accaduto, però, non è l’unico attacco che i cinesi hanno dovuto subire dal BLA. Nellagosto scorso, infatti, un soggetto del gruppo indipendentista ha eseguito un attentato suicida contro un autobus, ferendo sei persone, tra cui tre ingegneri cinesi che erano in viaggio verso Quetta, capitale del Belucistan, per prendere parte ad un progetto minerario.

La folta presenza cinese in Pakistan, specialmente nella provincia del Belucistan, non è puramente casuale e spiega il perché di questi attentati rivolti verso la comunità mandarina.

Cina e Pakistan, infatti, godono da anni di ottimi rapporti e la loro relazione si è consolidata qualche anno fa, quando, nel 2015, è stato approvato il CPEC (China-Pakistan Economic Corridor), una sorta succursale dell’ambizioso progetto cinese denominato Belt&Road Iniziative (BRI), la Nuova Via della Seta, che punta a collegare commercialmente la Cina con l’Europa, l’Asia e l’Africa.

Il CPEC prevede una serie di enormi investimenti da parte della Cina in infrastrutture pakistane, che mirano a collegare la provincia occidentale cinese dello Xinjiang con il porto del Mar Arabico di Gwadar in Belucistan. «Il CPEC ha lo scopo di promuovere la connettività attraverso il Pakistan», spiega il centro di ricerca CFR (Council on Foreign Relations), «con una rete di autostrade, ferrovie, oleodotti e altri progetti di sviluppo infrastrutturale per affrontare carenze energetiche necessarie per aumentare la crescita economica del Pakistan». Laccordo è stato formalizzato nellaprile 2015, quando a Isalmabad alla presenza dell’allora premier pakistano, Nawaz Sharif, e del leader mandarino, Xi Jinping, è stata organizzata una cerimonia storica in cui Pakistan e Cina hanno firmato 51 memorandum dintesa relativi a vari aspetti delle relazioni bilaterali, tra cui il corridoio economico cinese-pakistano, per un totale di investimenti che ammonta a circa 50 miliardi di dollari. La funzionalità geostrategica di questa opera, però, non è di secondo piano, dato che, come riporta ancora il CFR, «nel lungo periodo un collegamento via terra attraverso il Pakistan fino al Mar Arabico potrebbe aiutare ad alleviare il dilemma Malacca’, cioè la vulnerabilità della Cina al fatto che circa l’85% delle sue importazioni di petrolio viaggiano attraverso lo Stretto di Malacca».

La Cina, però, nel portare a termine il suo progetto, sta depredando il Belucistan dalle risorse minerarie di cui è ricco il suo ecosistema. Oro, rame, carbone, gas e molto altro viene estratto quotidianamente dai territori beluci e trasportato all’interno dei confini cinesi. A fronte di questa ricchezza naturale, però, il Belucistan, nonostante sia la regione più vasta del Pakistan, è quella meno popolata e, soprattutto, quella più povera. È da qui che bisogna partire per comprendere il sentimento anti-cinese che muove le azioni del gruppo indipendentista pakistano BLA.

Per delineare i contorni di questa vicenda e capire meglio cos’è il BLA da dove arriva, abbiamo intervistato una persona esperta delle dinamiche del Belucistan che, per motivi di sicurezza, ha preferito restare nell’anonimato.

Prima di tutto bisogna dire che con il CPEC, che fa parte della Belt&Road Iniziative, la Cina sta investendo nella città di Gwadar, dove ha già costruito un porto”, dice la nostra fonte, che continua in passato la città era soprattutto costituita da pescatori, infatti, la gente viveva con la pesca e aveva rapporti commerciali con Oman e India, ma anche con l’Africa. E se fin dai tempi di Alessandro Magno Gwadar era un porto fiorente“adesso è una città blindata già vietata ai locali, per il cui accesso stanno progettando una sorta di carta d’identità esclusivamente per i residenti e chi non lo è deve avere un permesso speciale per poterci entrare”.

Dopo aver monopolizzato il porto di Gwadar i cinesi sembravano avere altri progetti, “la Cina vorrebbe anche costruire una città, con divieto di accesso per la gente locale, dove vorrebbe portare, secondo le stime dei mass-media, 500.000 cittadini cinesi”, e inoltre, “il Governo pakistano vorrebbe portare altri 6 milioni di cittadini in Belucistan dalle altre regioni del Pakistan”. Una mossa profondamente criticata e contrastata dai Beluci, poiché questi “rappresentano non più del 56% della popolazione totale della regione del Belucistan e solamente il 6% della popolazione nazionale totale”. Con l’arrivo dei cinesi e di altre etnie pakistane, dunque, i Beluci hanno paura di diventare una minoranza all’interno della loro provincia: “sentono che il loro territorio gli stia sfuggendo da sotto i piedi”, puntualizza il nostro confidente.

Con l’accrescere dei cittadini stranieri nei territori del Belucistan, aumenta anche il sentimento anti-cinese e anti-governativo dei Beluci, che devono vedere le loro risorse prese d’assalto da imprese cinesi, senza che tutto ciò porti un beneficio alla loro popolazione in termini di sicurezza, ricchezza e istruzione. La Cina sta estraendo minerali a Reko Diq e Saindak, per un valore di migliaia di miliardi di dollari: le prime stime dicevano che questi giacimenti di oro, rame e altri minerali, sarebbero durati 30 anni, adesso, dopo l’intervento cinese, si dice che saranno consumati in meno di 10 anni”, spiega il nostro informatore, che prosegue dicendo che “ i cinesi agiscono senza nessun controllo da parte delle autorità pakistane e dove operano, le città sono blindate e la gente locale non ha accesso a tutto ciò e anche gli stessi operai sono cinesi e non autoctoni: stanno solo scavando e portando via”. E dato che l’operazione dei cinesi non si traduce in guadagni effettivi per i Beluci, ecco che il BLA trova in tutto ciò la vera ragione delle sue azioni contro i mandarini.

Con l’attività dei cinesi la linea del BLA è diventata più dura, poiché questi estraggono i minerali dal territorio dei Beluci non portando nessun beneficio alla popolazione locale”, ci dice il nostro confidente, “il Belucistan non ci sono ospedali, scuole, l’acqua non è potabile, la gente deve farsi 10-15 km con asini, cammelli e moto per poter andare a trovare l’acqua da poter bere, e l’arrivo dei cinesi non ha migliorato questa situazione, anzi ciò ha ulteriormente aggravato tali dinamiche e ha portato il BLA ha perpetuare determinate azioni”.

Ma da dove arriva il BLA? Come si è costituito? Molti pensano che nasca dopo l’occupazione cinese della Moschea Rossa ad Islamabad nel 2007 e, dunque, ciò farebbe pensare un collegamento tra estremisti islamici e indipendentisti beluci. “Il BLA è un movimento laico e non ha niente a che fare con l’Islam. Le persone che hanno portato a termine l’attentato erano istruite, parlavano benissimo l’inglese, sono professionisti, gente colta e non comune”, afferma la nostra fonte, che continua, “la politica dei Beluci è tradizionalmente laica, non ha mai avuto alcun tipo di legame con il fondamentalismo islamico. Un altro dato di fatto è che quando sono successi i fatti di Islamabad, l’unica provincia in cui non ci sono stati né problemi di ordine pubblico, né manifestazioni contro cristiani, buddisti o altre minoranze religiose, è stata proprio il Belucistan. Anche quando India e Pakistan si sono divisi nel 1947, il Belucistan è stata l’unica regione in cui gli induisti non sono stati cacciati via”.

Lavvento del Belochian Liberation Army è da far risalire al 2000, dopo che nel 1999 salì al potere Pervez Musharraf, dichiarando la legge marziale. “Musharraf volle esplorare la zona del Belucistan, ricca gas e altri minerali, soprattutto nei territori dove è stanziata l’etnia Marri”, ma trovò l’opposizione di questi che “si opposero fortemente alle pressioni del Governo in quanto dicevano che tali risorse appartenevano al territorio del Belucistan e solo quando questo sarebbe stato dichiarato indipendente avrebbe potuto concedere l’utilizzo dei propri giacimenti minerari”. In seguito a questa forte opposizione dei Beluci ci fu l’omicidio del giudice dell’Alta Corta del Belucistan, Mir Muhammad Nawaz Marri, messo in atto da persone sconosciute. “Fonti Beluci dicono sia stato commesso dai servizi segreti con la scusa di arrestare Khair Bakhsh Marri, politico influente del Belucistan, i suoi figli e altri suoi 200 sostenitori”, spiega il nostro informatore, che conferma “dopo tali eventi è stato creato il Balochistan Liberation Arm, sulla linea di un movimento analogo nato negli anni ’70”.

A proposito di questi eventi sono lampanti le parole di Akhtar Mengal, capo del Balochistan National Party (BNP), che, nel 2000, in un’intervista per l’ ‘Herald’ disse: «loro [servizi segreti pakistani, ndr]presero due piccioni con una fava. Da un lato hanno impedito a un Beluci di diventare Giudice dell’Alta Corte del Belucistan e  dall’altro di mettere un altro onorevole Beluci dietro le sbarre per aprire l’area natia dei Marri per il petrolio e l’esplorazione del gas».

Lattentanto ha riacceso le tensioni anche tra il Pakistan e lIndia. Come riporta il ‘The Diplomat’, infatti, i media mainstream pakistani, in particolare i canali televisivi, hanno accusato lIndia di essere dietro lattacco al consolato. Prontamente, però, le autorità indiane hanno condannato l’attentato: «gli autori di questo attacco odioso dovrebbero essere consegnati alla giustizia rapidamente», ha dichiarato il Ministro degli Esteri indiano, Sushma Swaraj. I pakistani, però, hanno lungamente accusato l’India di sostenere gli indipendentisti del Belucistan, d’altro canto, per decenni, i Governi indiani hanno puntato il dito contro il Pakistan reo di sostenere gli islamici che combattono le forze di sicurezza indiane nella parte himalayana del Kashmir, dove – come riferisce ‘Reuters’- la violenza è esplosa nuovamente venerdì scorso con le forze indiane che hanno ucciso sei militanti in uno scontro.

Non ci sono assolutamente prove che il Governo indiano stia incoraggiando i movimenti indipendentisti del Belucistan”, afferma la nostra fonte, che continua “dal 1947 [anno della scissione di India e Pakistan, ndr]a prima dell’arrivo di Modi, l’India non parlava minimamente di questo movimento, anzi ha sempre cercato di scoraggiarlo e non sostenerlo”. Con l’elezione di Narendra Modi come Primo Ministro indiano, però, si è notato un certo avvicinamento tra il Governo indiano e i Beluci, “durante il suo primo anno di insediamento, il premier indiano ha parlato dei Beluci ringraziandoli poiché questi avevano espresso solidarietà nei suoi confronti, ciò ha portato i mass media pakistani ad accusare Modi, anche se a livello statale non c’è assolutamente niente, nessun tipo di prova che ci sia questa relazione India-Belucistan”. Tensione tra i due Stati che si riflette anche durante gli incontri multilaterali, “in qualche occasione internazionale, quando il Pakistan parla dell’indipendenza del Kashmir, la delegazione indiana, per rispondere alle provocazioni, parla del Belucistan”, dice l’intervistato.

Il nostro informatore, poi, ci spiega perché l’India non ha avuto, e non ha, alcun interesse nell’indipendenza del Belucistan. “Quando l’India è stata divisa, il re del Belucistan ha cercato di convincere gli indiani nel riconoscere l’indipendenza del suo Stato così come aveva riconosciuto quella del Nepal”, cosa che, però, non avvenne “poiché con un Belucistan autonomo, l’indipendenza dell’India avrebbe perso importanza dato che gli inglesi avrebbero potuto insediarsi nel Belucistan e la loro presenza in quella zona avrebbe compromesso l’emancipazione sia degli indiani che quella dei pakistani”.

L’attentato verificatosi venerdì scorso rappresenta uneccezione tra quelli compiuti dal BLA nei confronti dei cinesi poiché non è stato attuato all’interno dei territori che ricadono sotto la giurisdizione del Belucistan, dove erano stati effettuati gli altri attacchi, ma a Karachi, nella vicina regione del Sindh. Che significato può avere, dunque, questo evento? Che il BLA stia cercando di espandere la sua zona d’influenza? “Probabilmente si tratta di un atto simbolico, perché sapevano che tre persone, munite solo di kalashnikov, non potevano fare di più di quello che hanno fatto”, spiega il nostro confidente, che poi spiega “i rappresentanti del BLA hanno detto che non hanno attaccato la gente locale e che non volevano uccidere neanche i poliziotti. Probabilmente sì, si tratta di un atto simbolico, eseguito anche perché si parli di loro. Ricordiamoci che è un movimento piccolo e non gode di quellorganizzazione necessaria per attentanti più duri, se non saltuari”.

Dati i rapporti tra Cina e Pakistan, è difficile pensare che un piccolo gruppo indipendentista disorganizzato possa compromettere le relazioni commerciali in atto fra i due Paesi.

Prima di tutto sono uscite delle dichiarazioni nelle quali si diceva che il progetto CPEC andava avanti e che non si sarebbero fatti intimidire da questi atti di terrorismo”, chiosa la nostra fonte, che conclude “successivamente, hanno iniziato ad arrestare parenti e familiari di coloro che erano coinvolti nell’attacco. La Cina ha detto che il Governo del Pakistan deve garantire la sicurezza dei cittadini cinesi. Ma se aumenteranno gli attacchi aumenterà la repressione”.  E dati gli affari in ballo, il pragmatismo e il desiderio di stabilità cinese, non è detto che ciò non possa accadere.

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