domenica, Marzo 24

Huawei nel mirino degli Stati Uniti La Casa Bianca esorta i Paesi alleati a boicottare il gigante cinese dell'hi-tech

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Giorni fa, il ‘Wall Street Journal’ ha riportato la notizia secondo cui l’amministrazione Trump, impegnata in un duro confronto con la Cina che dal campo del commercio si è esteso quello dell’hi-tech, avrebbe intensificato le pressioni sugli alleati europei affinché rivedano radicalmente la propria posizione riguardo al gigante cinese Huawei. L’accusa è quella di spionaggio, che il colosso delle telecomunicazioni con sede a Shenzhen porterebbe avanti appoggiandosi sulla sterminata rete infrastrutturale allestita nel corso degli anni in oltre 170 Paesi del mondo.

Fondata e presieduta attualmente da Ren Zhengfei, ex ufficiale dell’Esercito Popolare di Liberazione nonché membro storico del Partito Comunista Cinese, Huawei si presenta infatti come un vero e proprio impero imprenditoriale che impiega circa 180.000 dipendenti le cui attività variano dalla realizzazioni di cellulari per il consumo di massa alla costruzione di reti di comunicazione alla fornitura di assistenza agli operatori telefonici (serve infatti ben 46 dei 50 maggiori clienti su scala planetaria). Si parla di quasi 93 miliardi di dollari di fatturato e 7,3 miliardi di utile netto registrati nel 2017, con un incremento (rispettivamente) del 15,7 e del 28,1% rispetto all’anno precedente. Il Consumer Business Group, il ramo che si occupa della produzione di cellulari, ha contribuito al fatturato complessivo della società per 36,4 miliardi di dollari (una crescita stratosferica che ha portato Huawei a rivaleggiare con concorrenti del calibro di Apple e Samsung), ma il ruolo trainante lo svolge ancora la divisione Carrier Network Business Group, specializzata nella progettazione e nella realizzazione delle infrastrutture per la comunicazione, che da sola copre circa la metà del fatturato (45,7 miliardi di dollari).

È proprio questo il settore su cui, secondo gli Stati Uniti, Huawei farebbe leva per esercitare la propria attività spionistica per conto del Governo, al quale ogni azienda cinese è tenuta per legge a comunicare qualsiasi ‘informazione sensibile’ per la sicurezza nazionale. Nell’ottica Usa, Huawei rappresenta quindi una sorta di ‘braccio armato’ del Partito Comunista Cinese, dinnanzi al quale si presenta ora la possibilità di affinare notevolmente le proprie capacità di sorveglianza mediante la partecipazione alle gare che stanno tenendosi in vari Paesi del mondo per la realizzazione della rete 5G.

L’Australia nutre sospetti del genere quantomeno a partire dal 2012, quando i servizi di intelligence di Canberra suggerirono caldamente alla National Broadband Network (Nbn) di estromettere Huawei dalle gare per la realizzazione di una colossale rete in fibra ottica a beneficio del quale il governo aveva stanziato ben 38 miliardi di dollari. La Nbn prestò ascolto alle raccomandazioni dell’Australian Intelligence Organization, che già guardava con sospetto alle attività di Pechino in loco attraverso enti quali l’Australian-China Relations Institute della Sydney University of Technology. L’india, dal canto suo, ha invece proibito a Huawei di costruire le proprie infrastrutture di telecomunicazione nelle arroventate aree di confine con il Pakistan, che da anni va consolidando i propri rapporti politici ed economici con la Cina. Quanto all’Italia, Huawei rappresenta uno dei quattro principali fornitori di rete assieme a Nokia, Ericsson e Zte ed ha ovviamente tutta l’intenzione di candidarsi a costruire o quantomeno a compartecipare alla realizzazione della rete 5G. I bandi dovrebbero partire nel 2019 e, come riporta ‘Il Sole 24 Ore’, «riguarderanno molto probabilmente due componenti della rete, in maniera distinta: Radio Access Network (ossia le antenne) e Core Network (ossia l’intelligenza, le infrastrutture dove passano i dati). La sicurezza è importante in entrambi i casi, ovviamente, senza dimenticare che questo aspetto – col 5G – diventa ancora più importante, entrando in campo sistemi di virtualizzazione di rete e cloud».

Resta da vedere come le autorità italiane reagiranno alle richieste di boicottaggio di Huawei avanzate dagli Stati Uniti, vale a dire lo stesso Paese che solo pochi anni fa finì nell’occhio del ciclone in conseguenza delle rivelazioni di Edward Snowden relative alla sistematica attività di spionaggio che la National Security Agency (Nsa) ed altre strutture d’intelligence conducevano – anche verso il telefono cellulare di Angela Merkel! – appoggiandosi alle principali aziende hi-tech statunitensi.

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