giovedì, Luglio 18

Huawei e l’Europa: nasce a Bruxelles un centro per la cyber-sicurezza Potrà anche diventare per Huawei un centro per cooperare con il sistema di informazione e comunicazione tecnologica europea

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L’incremento della diffusione dell’intelligenza artificiale in Europa sta facendo sorgere nuove aspettative ma solleva anche molti interrogativi sull’impatto delle ‘tecnologie del futuro’. È una questione che si fa sempre più pressante specie tra le imprese europee che si sentono minacciate dallo strapotere dei giganti dell’intelligenza artificiale in America e in Cina.

È in questa luce che si pone l’iniziativa della compagnia cinese Huawei che ha inaugurato il 5 marzo un centro di controllo e certificazione per la cyber-sicurezza volto ad aiutare gli utenti a creare reti di comunicazione sicure e a sperimentare nuovi sistemi per rendere più agevole l’utilizzo del sistema 5G, in questi giorni al centro di una tempesta mediatica intercontinentale.

Il centro, che è stato illustrato a numerosi giornalisti invitati alla sua inaugurazione, è il terzo del genere in Europa, dopo quello tedesco di Bonn (BNetzA) e il centro inglese di Banbury (Department of Evaluation and Validation), dove vengono sperimentate le possibilità offerte dalle nuove tecnologie per il potenziamento delle reti di comunicazione e di energia e lo sviluppo, tra l’altro, delle auto intelligenti. Il centro offre anche la possibilità di avvalersi di meccanismi di valutazione e certificazione dei prodotti tecnologici per renderne l’uso più sicuro.

Potrà anche diventare per Huawei un centro per cooperare con il sistema di informazione e comunicazione tecnologica europea per facilitare lo scambio di informazioni su questioni chiave come le esigenze di standardizzazione, certificazione e sicurezza necessarie per la costruzione del mercato unico digitale europeo.   

Parliamo con Antonio Graziano, direttore dell’ufficio europeo di Huawei a Bruxelles per chiedergli se le nuove possibilità offerte dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale potranno avere un ruolo nelle prossime elezioni europee. E come eventualmente compagnie come Huawei possano impedire una tale prospettiva per garantire l’indipendenza dei partiti politici europei da influenze esterne che utilizzino strumenti presi in prestito dall’intelligenza artificiale.

«Si tratta di un elemento da prendere certamente in considerazione. A mio avviso si tratterà di una strategia che definirei ‘events driven’, dettata dagli eventi. Certamente c’è una richiesta da molte parti perché si intervenga per impedire una tale ipotesi. A volte questo funziona. Purtroppo se ci si fa prendere la mano dagli eventi, si rischia di utilizzare eventi “estremi’ il che è sempre una pessima idea per la definizione di strategie politiche. A mio avviso è necessario adottare un approccio ‘olistico’ e questa è anche la strategia della mia compagnia. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è a mio avviso molto utile ma mi rendo conto che in alcuni casi possa avere un impatto negativo quindi l’idea di un approccio olistico – in cui si analizzi quale sia l’obiettivo da raggiungere e quale sia la migliore strada per farlo – penso sia la soluzione migliore. L’intelligenza artificiale è qualcosa di estremamente utile da avere, ma la cosa migliore è avere notizie basate sui fatti e sulle prove. E questa è la strada che percorriamo».

Quindi lei non vede un vero rischio di interferenze nelle prossime elezioni europee?

L’intelligenza artificiale dominerà il futuro. La cosa migliore è basarsi sui fatti e le prove e questo è l’approccio del futuro. Ci sarà una battaglia politica e popolare perché si possa intervenire su questo punto.

Lei vede il rischio di un trionfo di gruppi o partiti populisti che potrebbero far perdere le conquiste fatte finora?  

Attualmente bisogna fare una netta distinzione tra quella che è la verità e le “false” notizie. Non si tratta di una questione economica ma di una questione comportamentale dietro una copertura economica. Non è una questione tecnologica ma legale. Ma a volte è difficile distinguere tra le due.

E’ il caso ad esempio di Cambridge Analityca?

Si’ se si guarda all’esempio di Cambridge Analytica, la tecnologia usata viene considerate intelligente da alcuni, altri la considerano non etica, ma il vero problema è il cattivo uso della tecnologia. In fin dei conti il problema quindi non è la tecnologia ma l’uso che se ne fa.    E Cambridge Analityca è un chiaro esempio di questo cattivo uso.

Lei ritiene che Huawei abbia a cuore i valori europei?

L’Europa è un importante mercato e Huawei è una compagnia cinese che condivide questi valori e noi lavoriamo in Europa perchè vogliamo che questi valori vengano potenziati.  E sono anche felice che ci siano europei all’interno di Huawei che sostengono questi valori.

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