sabato, Ottobre 24

Hong Kong, ultimatum a Occupy Central

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Hong Kong-proteste

Sale la tensione a Hong Kong, dove da giorni gli studenti del movimento Occupy central manifestano contro quella che è stata definita la ‘legge elettorale truffa‘ di Pechino, chiedendo che nell’ex colonia britannica venga gradualmente instaurato un sistema politico pienamente democratico.

Oggi le autorità militari cinesi, in un faccia a faccia sempre più serrato con i manifestanti, hanno lanciato un ultimatum: “Disperdetevi pacificamente e al più presto o ci saranno gravi conseguenze”. Infatti i militari temono che la manifestazione, finora pacifica, possa sfociare in scontri cittadini e in occupazione di edifici pubblici e governativi.

Contemporaneamente, le forze dell’ordine hanno cominciato a scaricare casse di proiettili di gomma davanti la sede del governo, dove un numero crescente di attivisti continua a bloccare gli accessi all’ufficio del capo dell’esecutivo di Hong Kong Leung Chun-ying, chiedendone le dimissioni. Gli autori di quella che è stata definita la ‘rivolta degli ombrelli‘ (usati per proteggersi dal sole cocente) temono un attacco da parte della polizia già nella notte di oggi e dichiarano che andranno avanti ad oltranza finchè le loro richieste non saranno esaudite e proprio domani, dopo due giorni di vacanza per la festa nazionale, dovrebbero tornare al lavoro circa 3mila funzionari governativi, ma troveranno ancora le strade bloccate e gli uffici circondati.

Mentre Pechino non cede e il capo dell’Assemblea Legislativa, Jasper Tsang, definisce ‘impossibili’ le dimissioni dell’amministratore delegato di Hong Kong, affermando che le richieste degli studenti sono estremamente difficili da realizzare”.

Nell’emisfero occidentale cresce invece la tensione intorno al dilagare del contagio causato dal virus Ebolal’allarme arriva da Save the Children: la scorsa settimana, spiegano dall’organizzazione, ci sono stati 765 nuovi casi di Ebola in Sierra Leone, che può contare su  appena 327 posti letto. Ebola si sta  diffondendo con un “ritmo terrificante di 700 casi a settimana, cinque nuove infezioni all’ora e non c’è segnale di rallentamento. Le reali dimensioni dell’epidemia, dichiara l’organizzazione, sarebbero “massicciamente non registrati” e “se non si interverrà urgentemente si potrebbe arrivare a 10 infezioni l’ora prima della fine del mese. Mentre Anthony Banbury, capo della missione Onu per l’emergenza del virus ha dichiarato “L’epidemia di Ebola e’ il peggior disastro cui ho mai assistito. Non ho mai visto niente di simile e con un grado di pericolosità così elevato nella mia carriera”.

Ed è di oggi la notizia che Thomas Eric Duncan, il cittadino liberiano ricoverato a Dallas per Ebola sarebbe stato a contatto con più di 80 persone prima di manifestare i sintomi della malattia. L’uomo è arrivato negli Usa quasi due settimane fa dalla Liberia, uno dei Paesi africani più colpiti dall’epidemia e ha cominciato a manifestare i primi sintomi quattro giorni dopo lo sbarco. Ricoverato per due giorni e poi rimandato a casa con la prescrizione di un antibiotico, Eric, secondo testimoni, vomitò fuori dal suo appartamento a Dallas e fu riportato d’urgenza in ospedale in ambulanza, dove e’ ricoverato da domenica scorsa. Sale quindi la paura del contagio nella cittadina texana, mentre comincia a mobilitarsi la comunità internazionale: oggi a Londra si riunisce l’Ebola Donors Conference, ospitata dai governi della Gran Bretagna e della Sierra Leone, per discutere un efficace piano d’azione a contrasto dell’epidemia che non sembra arrestarsi. 

A Mosca il comitato investigativo russo comunica l’avvio di un’inchiesta per genocidio nei confronti del ministro della difesa di Kiev, Valeri Gheletei, del capo di stato maggiore, Viktor Muzhenko, del comandante della 25/ma brigata delle forze armate, Oleg Mikas, e di altri dirigenti militari ucraini responsabili delle operazioni militari contro i ribelli filorussi delle regioni di Donetsk e Lugansk che negli ultimi mesi hanno causato più di 3000 morti.

Questo mentre sembra trovare conferme la notizia che il Presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Petro Poroshenko parteciperanno al vertice ASEM Europa Asia in programma il 16 e il 17 ottobre a Milano. Se confermato, l’incontro tra i due presidenti avverrebbe in un momento in cui la tregua nel sud est dell’Ucraina sembra essere sempre più fragile, infatti continuano gli scontri a Donetsk dove nella mattinata i separatisti hanno sferrato un nuovo attacco all’aeroporto, dopo che nella serata di ieri sette di loro sono rimasti stati uccisi nel tentativo di conquistare lo scalo ancora in mano ai militari di Kiev. Il premier dell’autoproclamata repubblica popolare di Donetsk, Aleksandr Zakharcenko, ha affermato che i suoi uomini controllano il 90 per cento del territorio aeroportuale e puntano a conquistare tutta l’area entro la fine della settimana.

Nuovi attacchi kamikaze in Afghanistan e in Libia: a Kabul un attentatore suicida si è fatto esplodere contro un bus militare causando tre morti. Il gesto è stato immediatamente rivendicato dai talebani.

A Bengasi tre attacchi kamikaze contro l’aeroporto Benina hanno causato almeno 11 i morti e 55 feriti tra i soldati filo-governativi. I fautori del gesto estremo apparterrebbero al gruppo jihadista di Ansar al Sharia che da settimane cerca di conquistare l’aeroporto e l’adiacente base militare che sono le due ultime roccaforti delle forze speciali libiche filogovernative.

In Iraq l’Isis infligge un duro colpo ai militari di Baghdad: almeno 42 soldati iracheni sono stati uccisi oggi durante un’offensiva dello Stato islamico nel distretto di Hit, 150 chilometri a ovest della capitale, offensiva bloccata poi dall’intervento aereo della Coalizione internazionale.

 

 

 

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