giovedì, Luglio 18

Hong Kong, stretta tra i voleri di Pechino e il desiderio di democrazia Celebrazioni del 22° del ritorno alla Madre Patria cinese tra scontri di piazza, polizia, manifestanti, bastoni e spray al peperoncino. Forzato l’ingresso del Parlamento

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Un anniversario che ha stentato a farsi spazio tra nubi di gas al peperoncino spruzzato dagli agenti della Polizia nazionale e una selva di manganelli che spuntavano ovunque. A Hong Kong il 1° luglio 2019, il 22° anniversario del passaggio (o del ritorno) di Hong Kong dalle mani coloniali del Regno Britannico a quelle della matrigna madre patria cinese, è stato sepolto dalle urla vocianti di migliaia di persone scese in strada a protestare, nella serie di manifestazioni tenutesi da settimane contro la legge per l’estradizione gradita a Pechino e che il Parlamento di Hong Kong stava presentando al voto. Una proposta di legge che ha raccolto astio, opposizione e scatenato la protesta tra i cittadini di Hong Kong, considerandola la classica goccia che fa traboccare il vaso, nelle relazioni così complicate, nervose e burrascose tra Hong Kong e Pechino. Le proteste di ieri hanno fatto il giro delle tv di tutto il Mondo. Soprattutto le immagini dei manifestanti che hanno sfondato l’ingresso dell’Hong Kong Legislative Council (Legco) e -tra i tappeti di cristalli infranti- si sono introdotti all’interno per nascondere i colori ed il logo del rosso governativo cinese con quelli della bandiera antecedente, cioè i colori della precedente presenza britannica.

Solo un paio di strade più in là, decine di migliaia di manifestanti pacifici hanno preso parte alla manifestazione pacifica che si tiene annualmente, in quest’occasione, a favore della Democrazia sotto forma di marcia e dove si è chiesto a gran voce alla Premier (Capo Esecutivo è la dizione ufficiale, il che la dice lunga) Carrie Lam di fermare e recedere circa la Legge sulla estradizione affinché si proceda alla sua definitiva cancellazione dai procedimenti di legge in discussione in Parlamento.

Le squadre antisommossa della Polizia di Hong Kong hanno presidiato il Consiglio Legislativo di Hong Kong e -pur avendo sparso spray al peperoncino- non hanno potuto molto contro le vetrate frantumate ed il lancio di uova all’interno dell’area transennata. «Liberate i martiri», urlavano i manifestanti, riferendosi a tutti coloro che nelle ultime settimane sono stati arrestati a causa delle manifestazioni ponderose che si son tenute contro la legge sull’estradizione voluta da Pechino.

Poi i manifestanti sono riusciti a introdursi dentro la sede del Consiglio Legislativo, hanno imbrattato con spray le insegne cinesi ed hanno appeso la bandiera britannica, immagini che -appunto- son state visibili un po’ in tutti i principali canali all news a livello mondiale.

Il Sovrintendente Superiore Kong Wing Cheung ha affermato durante una conferenza stampa tenuta dalla Polizia, tenutasi intorno alle due del pomeriggio, che le Autorità avevano chiesto al Fronte dei Diritti Civili ed Umani CHRF di posporre o cambiare il percorso delle proteste all’interno della marcia per la pace di solito diretto verso Victoria Park ma ha anche riferito che gli organizzatori delle proteste hanno rifiutato. In realtà, successivamente lo stesso CHFR ha confermato che il corso della marcia avrebbe cambiato l’andamento in alcuni punti ed invece di partire da Victoria Park per finire a Harcourt Road, zona Centro, avrebbe finito il suo corso a Chater Road, secondo quanto confermato dagli stessi organizzatori.

Nel Distretto Centrale, le boutique di lusso come Hermes e Cartier hanno chiuso in anticipo rispetto alla partenza della marcia. Alla congiunzione tra Des Voeux Road Central e Charter Road, gli organizzatori delle manifestazioni hanno inscenato una specie di comizio per il libero voto su un palco improvvisato sul top di un fuoristrada. La Polizia ha chiesto -alquanto inutilmente- di evitare scene ed atti di violenza urbana per quanto possibile, soprattutto dopo i picchi dovuti agli scontri tra manifestanti e Forze di Polizia dove sono apparsi manganelli e spray al peperoncino.

Nel corso degli sforzi profusi dalla Polizia per contrastare i picchi di violenza dei manifestanti, la Premier Lam ed altri esponenti anziani del suo Governo hanno partecipato alla cerimonia dell’alzabandiera all’interno del Convention and Exhibition Centre a Wanchai alle 8 del mattino. Si trattava, appunto, della cerimonia che ricordava il 22° anno del ritorno di Hong Kong alla Cina dopo il periodo coloniale britannico.

In un discorso pubblico in occasione dell’evento, la Premier Lam ha promesso di cambiare il proprio modo di governare rendendolo più «aperto ed accomodante» e si è detta «pronta ad ascoltare» il pensiero dei giovani manifestanti che sono la parte più numerosa delle proteste in atto e che chiede a gran voce le sue dimissioni oltre che la cancellazione totale della proposta di legge sull’estradizione in Cina.

Pechino già nella giornata delle celebrazioni del ritorno di Hong Kong alla madre patria cinese ha affermato che ormai il Regno Britannico non ha più nulla a che fare con Hong Kong e si oppone a tutto questo ‘sbraitarsi’ ad Hong Kong.

Successivamente, le masse in protesta si sono organizzate e distribuite nei centri nevralgici del potere locale e delle istituzioni, il punto di riferimento principale dei vari snodi è intorno a Tamar Park in zona Admiralty ma anche presso la Lung Wo Road vicino al Convention Centre ed in alcune parti di Wan Chai dove i blocchi si sono fatti più numerosi e dove ci sono transenne e pareti divisorie in materiali plastici  riempite d’acqua per fermare eventuali proteste violente.

In serata e nell’arco delle prime ore della notte le Forze di Polizia e le masse di manifestanti in protesta si sono a lungo fronteggiano minacciose. Nonostante la Premier abbia cercato di calmare le acque, nessuno tra i manifestanti le crede, la ritengono inattendibile e troppo prona ai voleri di Pechino, motivo per il quale chiedono piuttosto le sue dimissioni. Oltre a cancellare del tutto ogni eventuale calendarizzazione o riproposizione della legge sulle estradizioni verso Pechino dei sospetti di reati commessi ad Hong Kong, lo ritengono un vulnus troppo grave alla democrazia di Hong Kong e troppo confacente al modus vivendi di Hong Kong cioè troppo vicina alla espressione della logica politica ed all’ideologia stessa di Pechino.

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