sabato, Dicembre 7

Hong Kong: nuove proteste per la democrazia I manifestanti contro la legge sulle estradizioni in Cina, proprio nel giorno del 22/mo anniversario del ritorno dell'ex colonia alla sovranità cinese

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La polizia di Hong Kong ha ripreso il controllo del Parlamento, occupato per oltre tre ore dai manifestanti. Le forze dell’ordine hanno mostrato la bandiera nera per segnalare l’arrivo dei lacrimogeni. I dimostranti hanno risposto con il lancio di mattoni e ombrelli. Un corteo con migliaia di attivisti aveva iniziato a marciare nel centro di Hong Kong, lungo Hennessy Road, manifestando contro la legge sulle estradizioni in Cina, proprio nel giorno del 22/mo anniversario del ritorno dell’ex colonia da Londra alla sovranità di Pechino. Come mostrano le immagini sui social network e al resoconto dei media locali, il corteo è stato aperto dal veicolo di Civil Human Rights Front, il gruppo che nelle scorse settimane ha mobilitato fino a due milioni di persone contro la contestata legge, ora congelata, ritenuta uno strumento per ridurre l’autonomia dell’ex colonia a favore di una maggiore ingerenza di Pechino. Circa 550.000, secondo gli organizzatori. 190.000 persone, secondo la polizia.

I manifestanti hanno occupato l’aula parlamentare scrivendo sui muri in legno con lo spray e sul podio è stata innalzata la vecchia bandiera coloniale britannica. «Nessuna violenta rivolta, solo un violento regime», recita uno tra i manifesti più grandi esposti. L’irruzione è avvenuta dopo un assedio di diverse ore da parte di circa 1.500 persone che, a volto coperto e vestiti con abiti di colore scuro, dopo aver superato la recinzione, hanno distrutto vetrate con l’ausilio di pesanti mazze e martelli. «Radicali hanno preso d’assalto il complesso del Consiglio legislativo con una violenza estrema. Questi manifestanti hanno messo seriamente a repentaglio la sicurezza degli agenti di polizia e il pubblico, atti così violenti sono inaccettabili per la società» è stata la dichiarazione del governo di Hong Kong.

La polizia ha tentato di scoraggiare i manifestanti dal compiere azioni illegali, minacciando con l’ausilio del megafono, ‘l’arresto immediato’. Inizialmente, i poliziotti hanno provato ad evitare lo scontro. Ma dopo pochi minuti, hanno deciso di disperdere la folla di fronte al Parlamento, mentre dentro gli organizzatori discutevano se liberare l’aula o continuare la protesta.

A spingere gli abitanti di Hong Kong a scendere di nuovo in piazza e ad occupare il Parlamento, il tentativo di difendere l’autonomia e la democrazia, in aperto contrasto con Pechino. Già il 9 giugno scorso, centinaia di migliaia di cittadini avevano manifestato contro il progetto di legge che permetterebbe l’estradizione dei sospetti criminali dalla città verso la Cina e questo fa temere a molti che la legge possa permettere al governo cinese di estradare è che la legge consenta al governo cinese di far estradare anche i numerosi dissidenti politici residenti ad Hong Kong. Le proteste avevano portato alla sospensione sine della legge da parte della governatrice Carrie Lam.

Come ci aveva spiegato Ross Feingold, analista di Taipei, “è una preoccupazione valida che il sistema giudiziario cinese non sia trasparente, che opera sotto l’influenza del Partito comunista piuttosto che in modo indipendente, e che generalmente non riconosce agli accusati gli stessi diritti che riconoscono le giurisdizioni occidentali e alcune (ma non tutte) in Asia compresi Hong Kong e Taiwan“.

La Cina guarda con attenzione. Infatti, ci aveva detto l’analista, “anche se forse non è ancora morto, il modello One Country, Two Systems è certamente eroso a causa della mancata messa in atto delle elezioni dirette per l’amministratore delegato, come richiesto da Occupy Central nel 2014, la scomparsa di persone da Hong Kong solo per poi apparire in Cina sotto detenzione e la crescente frequenza con cui l’ufficio di collegamento del governo centrale della Cina a Hong Kong commenta questioni che molti a Hong Kong non si aspettavano di ricoprire nel campo di applicazione dei funzionari del governo centrale distaccati ad Hong Kong. Forse con il senno di poi alcuni erano troppo ottimisti su cosa significherebbe One Country, Two Systems o dove le linee di autorità sarebbero spesse e dove le linee si confonderebbero. Data la natura del sistema politico cinese, e quanto sia importante Hong Kong per l’economia cinese e il suo ruolo nell’economia globale, l’idea che la Cina possa col passare del tempo meno mani ed essere più lontano potrebbe essere stata ingenua. Per il popolo di Hong Kong, o per le aziende che fanno affari lì, andando avanti, devono continuare a monitorare come si evolvono queste linee di controllo, e non fare mai ipotesi che vi sia un problema che il governo centrale non interverrà“.

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