venerdì, Ottobre 18

Hong Kong – Londra: una Borsa, due Continenti? Hong Kong Exchanges and Clearing (HKEX) ha offerto 29,6 miliardi di sterline per acquistare la London Stock Exchanges Group (LSE). Ecco perché secondo Ross Darrell Feingold

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Una Borsa, due Continenti‘. Parafrasando la formula con cui è indicata la soluzione politica proposta nel 1979 dal leader cinese Deng Xiaoping per far ritornare Hong Kong sotto la sovranità cinese, ‘Un Paese, due sistemi’, non si potrebbero trovare parole migliori per riassumere in modo altrettanto puntuale quanto potrebbe avverarsi tra qualche settimana, dopo che ieri la Borsa della città-Stato, Hong Kong Exchanges and Clearing (HKEX), ha offerto 20,45 sterline per azione della Borsa di Londra, la London Stock Exchanges Group (LSE), e 2.495 nuove azioni del suo gruppo, valorizzando la Borsa di Londra 83,61 sterline per azione: il valore totale dell’offerta, che include anche 2 miliardi di debiti e che dovrà essere resa vincolante entro il prossimo 9 ottobre. raggiunge i 29,6 miliardi di sterline (pari a 33,17 miliardi di euro 36,6 miliardi di dollari). «Ci saranno settimane di discussioni e dibattiti sulla nostra proposta», ha annunciato l’Amministratore Delegato dell’HKeX, Charles Li nella nota ufficiale di presentazione di quella che, secondo le regole inglesi, è una «possibile offerta», il primo stadio del processo previsto.

London Stock Exchange, che ha a sua volta rilasciato un comunicato in cui conferma «che l’HKEX ha formulato un’offerta non sollecitata, preliminare e altamente subordinata al riacquisto di tutte le azioni quotate di LSE» e che «il consiglio LSE studierà questa proposta e la commenterà a tempo debito», è stata fondata nel 1801 e si contraddistingue per l’essere una delle principali piazze finanziarie europee per capitalizzazione, nonché una delle più ambite al mondo. Oltre dieci anni or sono, nel 2007, LSE ha acquisito Borsa italiana, la cosiddetta ‘Piazza Affari’, rafforzando la sua posizione in ambito continentale. La proposta di acquisto da parte della Borsa di Hong Kong, dopo quella di Shanghai, la seconda borsa più importante della Cina per valore delle società che vi sono quotate, è solo l’ultima di una lunga serie: nel marzo 2016 ci aveva provato la tedesca Deutsche Börse, facendo un buco nell’acqua; a mani vuote erano rimaste anche Nasdaq e il gruppo svedese OM.

HKEX, nella sua nota, ha ricordato di aver avuto un ruolo di primo piano nel rafforzare la posizione competitiva del distretto finanziario di Londra attraverso l’acquisizione della piattaforma di scambio dei metalli London Metal Exchange (LME) nel 2012, la prima acquisizione all’estero della Borsa di Hong Kong, precisando, inoltre, che tale fusione creerebbe un gruppo con «una base globale, attività diversificate, idealmente posizionate per sfruttare il mutevole panorama macroeconomico globale, collegando i mercati occidentali con i mercati finanziari orientali emergenti, soprattutto in Cina». Questo sarebbe, quindi, l’obiettivo di Pechino, in pieno rallentamento economico, dietro l’offerta di acquisto della Borsa di Londra avanzata dall’Hong Kong Exchanges and Clearing, di cui il maggior azionista è il governo della città che nomina 6 dei suoi 13 membri e la cui Presidente, Laura Cha, è stata a lungo deputata all’Assemblea nazionale cinese: potenziare il rapporto economico-finanziario tra il Vecchio Continente e l’Asia, stimolando la circolazione di capitali finanziari. Un’altra modalità, al pari delle Vie della Seta, per ampliare l’influenza della Cina in Europa e, vista anche la grande innovazione tecnologica che caratterizza i gestori delle piattaforme finanziarie, per ammodernare i suoi più importanti centri finanziari.

«Riunire le Borse di Hong Kong e Londra ridisegnerà l’assetto dei mercati dei capitali per i decenni a venire», ha dichiarato nella nota l’AD di HKeX Li, precisando che «entrambe le aziende hanno grandi marchi, forza finanziaria e comprovata esperienza di crescita» e insieme sarebbero in grado di offrire «potenziale unico per rafforzare e catturare i flussi globali di capitali e di dati» e «creerebbero un mercato globale leader nel mondo che spazierebbe dall’Asia all’Europa agli Stati Uniti, con una capitalizzazione di oltre 70 miliardi di dollari»: in sostanza, per stare alle parole di Li, «una proposta che è ambiziosa, di enorme portata e che può trasformare i mercati finanziari globali».

Rafforzamento «del ruolo di Hong Kong come porta tra il mercato dei capitali della Cina e il resto del mondo», diversificazione dei centri finanziari cinesi, e «internazionalizzazione del Renminbi» sarebbero due logiche conseguenze, ben viste dal Dragone che, non a caso, proprio ieri ha deciso di abolire i limiti per gli investitori qualificati stranieri che vogliono investire sul mercato azionario e obbligazionario, eliminando il tetto dei 300 miliardi di dollari di acquisizione di asset cinesi dall’esterno del Paese.

Tra i possibili ostacoli alla fusione, anche il processo di acquisizione del provider di dati finanziari Refinitiv per 27 miliardi di dollari che LSE intende portare a termine per imporsi nelle sale di trading di tutto il mondo, facendo concorrenza a Bloomberg. Ci sono «buoni progressi» nella proposta di acquisizione di Refinitiv Holdings, messa in vendita da parte del fondo di private equity Blackstone e da Thomson Reuters. Ai soci di Refinitiv verranno riconosciuti titoli pari al 37% del capitale del LSE e meno del 30% dei diritti di voto. Per procedere e concludere entro la seconda metà del 2020, LSE deve ricevere il via libera degli azionisti a novembre e, in seguito, delle autorità di regolamentazione.

La tentazione per una Londra più isolata, che si avvia ad uscire dall’Unione Europea, anche senza accordo, è tanta, ma niente esclude che possa rifiutare l’offerta. «Il London Stock Exchange è una parte fondamentale del sistema finanziario del Regno Unito e quindi, come è lecito aspettarsi, il governo e i regolatori guarderanno attentamente i dettagli», avrebbe affermato un portavoce del Tesoro del Regno Unito. A farsi sentire sarebbero le pressioni e i rigidi controlli degli Stati Uniti, in piena guerra commerciale con Pechino. Del resto, LSE ha centinaia di dipendenti oltreoceano che gestiscono attività regolate dalla Securities and Exchange Commission, dalla Financial Industry Regulatory Authority e dalla Commodity Futures Trading Commission. Per questo motivo, l’acquisizione potrebbe dover passare sotto l’attento esame del Committee on Foreign Investment.

L’inquietudine americana verrebbe accentuata dal fatto che, qualora l’offerta venisse accettata, anche la Borsa di Milano, controllata da quella londinese, finirebbe nelle mani dalla società cinese. In tal modo, si approfondirebbe il legame tra Roma e Pechino che, nella scorsa primavera, aveva già portato alla firma del Memorandum d’intesa sulle Vie della Seta, scatenando le proteste e i sospetti di Washington. Non è escluso, da questo punto di vista, che su Borsa Italiana il nuovo Governo italiano eserciti la golden power che può essere attivata solo al momento della notifica dell’ operazione. Al momento manca il decreto attuativo del Presidente della Repubblica, ma a preoccupare di più è la mancanza di una determinazione legislativa delle infrastrutture finanziarie che, nonostante rientrino nella categoria su cui può essere esercitata la golden power, potrebbe allontanare l’acquisizione dall’obbligo di notifica al presidente del Consiglio.

Timori e perplessità, quindi. Tanto che subito dopo l’annuncio della proposta, il prezzo delle azioni di LSE è volato, salendo del 6,20% a 7.222,055 pence alla Borsa di Londra per poi chiudere attorno al 5%. Oggi, sulla Borsa di Hong Kong il titolo di Hong Kong Exchanges and Clearing Limited è calato di oltre 3,5%, segno che tra gli operatori di mercato c’è scetticismo sulla buona riuscita dell’operazione fors’anche in considerazione del difficile momento che sta attraversando la città-Stato, sconvolta da mesi da proteste e scontri che, nonostante il ritiro della tanto contestata legge di estradizione da parte della Governatrice Carrie Lam, non sembrano arrestarsi. Cosa, quindi, ci si può aspettare dalla fusione delle due Borse? Cosa ci guadagna Pechino e cosa Londra? A queste domande ha risposto Ross Darrell Feingold, analista esperto di Asia.

 

London Stock Exchange Group (LSE), piattaforma che include anche la Borsa di Milano, ha confermato di aver ricevuto un’offerta di acquisto da parte di Hong Kong Exchanges and Clearing pari a 20,45 sterline e 2,495 nuove azioni del suo gruppo per ogni azione della Borsa di Londra, valorizzando la Borsa di Londra 83,61 sterline per azione. L’accordo dovrebbe avere un valore complessivo di circa 36 miliardi di dollari, in contanti. Che idea ti sei fatto di questa proposta di acquisto?

Mentre ci sarà molta attenzione a Hong Kong, e ci sarà molto interesse, non ci sono ancora certezze che gli  azionisti di LSE che trarranno profitto dalla vendita. In realtà, questa è una decisione strategica di HKeX per espandere la propria attività oltre l’attuale portafoglio di attività.
La Borsa di Hong Kong, controllata dalla Hong Kong Exchanges and Clearing (HKEX), è, dopo quella di Shanghai, la seconda borsa più importante della Cina per valore delle società che vi sono quotate. Peraltro della Borsa di Hong Kong il maggior azionista è il governo della città-Stato che nomina 6 dei suoi 13 membri. E’ possibile affermare che è una proposta condivisa e forse anche avanzata da Pechino? Cosa ci guadagna la Cina, intenta a diversificare i propri hub finanziari, ma in guerra commerciale con gli USA? Creare, come sostengono Laura Cha e l’amministratore delegato dell’Hkex, Charles Li, un colosso globale sarebbe anche ai primi posti tra i mercati delle azioni, dei prodotti a reddito fisso, delle quotazioni (Ipo) e dei derivati, oltre che nei servizi di clearing? Qual è l’obiettivo geopolitico a cui Pechino punta con questa mossa: rafforzare il legame economico finanziario tra Asia e Europa, lasciando gli USA all’angolo? 
Se anche il governo centrale di Pechino venisse a conoscenza dei piani di HKeX, è improbabile che lo sapremmo con certezza. Quindi possiamo solo speculare. Tuttavia, negli ultimi anni si sono sviluppate strette relazioni tra la Cina e il centro finanziario di Londra, con Londra che funge da una delle poche sedi commerciali offshore per la valuta cinese, lo yuan o il CNH. Nonostante le critiche del Regno Unito sugli eventi a Hong Kong, sembra che la Cina sia ancora favorevole alle relazioni finanziarie tra Londra e i principali centri finanziari in Cina, tra cui Shanghai e Hong Kong. Per il Regno Unito, i significativi volumi di trading CNH nel Regno Unito sono il più grande scambio di valuta estera.
E’ casuale e che ruolo ha avuto la decisione cinese di cancellare i limiti per gli investitori qualificati stranieri che vogliono investire sul mercato azionario e obbligazionario, eliminando il tetto dei 300 miliardi di dollari di acquisizione di asset cinesi dall’esterno della Cina?
Indipendentemente dal fatto che sia casuale oppure no, la deregolamentazione in Cina lascerà solo al Regno Unito la decisione di approvare l’acquisizione di LSE (presupponendo che anche gli azionisti di LSE approvino). Una delle preoccupazioni riguarda la probabilità che l’accesso ai mercati finanziari cinesi da parte degli stranieri rimanga fortemente regolamentata e limitata. Qualsiasi liberalizzazione normativa nei mercati finanziari cinesi che elimini tali restrizioni cancella alcune delle potenziali obiezioni all’accordo che il Regno Unito può sollevare.
Come si inserisce questa proposta nel contesto di una Cina in pieno rallentamento economico?
Tra il rallentamento della Cina e le proteste di Hong Kong, la prospettiva specifica di diversificazione in altre regioni del mondo è una scelta prudente da parte del management di HKeX. Dovremmo tenere presente che HKeX possiede il London Metals Exchange e quindi l’acquisizione di una piattaforma di prodotti finanziari a Londra non è una mossa insolita da HKeX.
Negli scorsi mesi sono tornate a sventolare a Hong Kong, in mano ai manifestanti, la bandiera inglese. Hong Kong, ex colonia britannica, rivendica la sua indipendenza da Pechino che accusa Londra e Washington di fomentare le proteste. Come si inserisce questa offerta di acquisto nel contesto delle proteste che da mesi stravolgono la città-Stato?
È altamente improbabile che HKeX abbia deciso di adottare questo approccio nei confronti di Hong Kong o di dimostrare la forza della Cina o di Hong Kong nell’economia globale o nei mercati finanziari. Dovremmo dare alla HKeX il beneficio del dubbio che si tratti di una decisione strettamente commerciale da monitorare per dimostrare che le motivazioni della HKeX siano anche politiche. Gli oppositori a Londra o nel mondo saranno interessati alle proteste. Tuttavia, vorrebbero aggiungere questo a un elenco di altre preoccupazioni e si opporrebbero all’acquisizione.
Cosa ci guadagnerebbe, nel caso ci guadagnasse, Londra, probabilmente più isolata dopo Brexit? La Cina, così, corteggia un Regno Unito nel pieno del caos?
La Cina ha dimostrato la volontà di effettuare investimenti ‘anticiclici’ dal momento della crisi finanziaria nel 2008 e la successiva attuazione della politica Belt and Road. Cioè, la Cina è disposta a investire in località che stanno incontrando difficoltà finanziarie e / o politiche. Esempi notevoli in Europa includono la Grecia e, più recentemente, l’Italia. È troppo presto per capire se questa è una situazione vantaggiosa per la Cina e per la destinazione degli investimenti. Recentemente il nuovo Primo Ministro greco ha formulato molti commenti positivi sugli investimenti della Cina in Grecia, anche se è un politico di centro-destra e si potrebbe pensare più scettico nei confronti della Cina. Gli Stati Uniti e il Regno Unito sono stati più attivi nel mettere in guardia molti Paesi nel mondo riguardo il progetto cinese ‘One Belt One Road’. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, i progetti di investimento della Cina hanno proceduto contro gli avvertimenti di Stati Uniti e Regno Unito.
Secondo il ‘Financial Times’, ci sarebbero i gradi capitalisti e finanzieri di Hong Kong dietro la proposta di acquisto con l’intento di salvare la città dalla irrilevanza finanziaria globale (Alibaba ha rinviato la quotazione), mentre Shenzen e Shangai acquistano importanza. E’ così o, comunque, che ne pensano la comunità finanziaria, i grandi capitalisti di Hong Kong?
Le voci secondo cui Hong Kong perderà la sua importanza rispetto a Shanghai o Shenzhen sono proprio ciò che pensa la comunità finanziaria locale. Tuttavia, nonostante la crescente importanza di Shanghai e Shenzhen, non perderà il suolo ruolo di centro finanziario e di servizi globale, quartier generale regionale per l’Asia e centro di servizi e trasbordo per la Cina. Certamente, la crescita economica di Hong Kong è stata rallentata e le proteste iniziano adesso a risolversi, ma l’importanza di Hong Kong non sarà inferiore. Pertanto, le principali istituzioni finanziarie e i magnati delle imprese sosterranno l’acquisizione di LSE da parte di HKeX, non perché salvi i punti di forza e di debolezza di Hong Kong nel suo mercato interno, ma invece sosterranno la vitalità e la forza di Hong Kong, nonostante le proteste. L’unico motivo per cui dovrebbero criticare o opporsi all’acquisizione è se viene richiesto un prezzo troppo elevato.
Quanto ha contato in questa mossa il rischio di recessione che, quest’anno, potrebbe incorrere, a causa delle lunghe proteste, Hong Kong, lasciata fuori, peraltro, dalla Greater Bay Area tecnologica che Pechino ha incentrato su Shenzen?
Certamente alcuni ipotizzeranno che HKeX e il governo di Hong Kong sono disperati nel tentativo di diversificarsi lontano dalla città-Stato. In realtà, anche se la crescita economica locale nel 2019 è in recessione piuttosto che positiva, e anche se esiste una minaccia per alcuni dei ruoli tradizionali di Hong Kong nel caso in cui il piano della Greater Bay provochi uno spostamento di alcuni servizi aziendali, questo è tutto probabilmente irrilevante per la decisione di HKeX di provare ad acquisire LSE. Se Hong Kong avrebbe dovuto registrare una forte crescita del PIL nel 2019, HKeX avrebbe preso in considerazione questa acquisizione? Molto probabilmente sì.
La borsa di Hong Kong vede protagonista il titolo di Hong Kong Exchanges and Clearing Limited (HKEX), in calo di oltre -3,5% a seguito della notizia dell’offerta presentata al London Stock Exchange Group (LSE). Gli investitori internazionali sono ottimisti o scettici sull’operazione?
Gli investitori istituzionali di Hong Kong che possiedono azioni di HKeX nel loro portafoglio hanno proposto di comprare LSE. Non ci sono dubbi sui timori riguardanti l’incertezza dell’economia globale e quella dietro la guerra commerciale USA-Cina. Ma, data l’esperienza di HKeX nell’acquisizione del London Metals Exchange, gli investitori probabilmente non sono preoccupati della capacità del management di HKeX di integrare LSE nel gruppo.
E’ solo l’inizio delle trattative, ma la quotazione del colosso post-fusione sarebbe a Hong Kong, ma c’è l’intenzione di avere una quotazione secondaria a Londra. Cosa significherebbe questo?
Se fosse così, Londra avrebbe un ruolo nel trading di CNH, ma sarebbe anche una parte normale del rapporto esistente tra l’industria dei servizi finanziari del Regno Unito e la Cina (compresa Hong Kong). A titolo di esempio, Hong Kong & Shanghai Banking Corporation (HSBC) e Standard Chartered sono entrambi a Hong Kong e Londra e HSBC anche in Cina. Un altro esempio è il fondo di investimento Regno Unito-Cina guidato dal Primo Ministro David Cameron, anche se i progressi nel progetto sono inferiori alle aspettative. Più recentemente, il fratello del nuovo Primo Ministro Boris Johnson ha annunciato l’intenzione di creare un fondo di investimento destinato agli investitori di Hong Kong e in Asia per investire nel Regno Unito.
Ha avuto un ruolo in quest’operazione, quanto è successo in Europa dopo l’introduzione della Mifid1, con il superamento della regola della “concentrazione degli scambi”, che ha portato alla forte concorrenza dei mercati alternativi rispetto alle Borse tradizionali? 
L’impatto a lungo termine dell’attuazione nell’Unione europea della MiFID1 insieme ad altre normative correlate è di natura globale. Tuttavia, nella misura in cui la LSE e le altre attività sui mercati finanziari a Londra, dopo la Brexit, dovessero finire al di fuori del campo di applicazione della MiFID e delle normative correlate, ciò renderebbe tutto molto più commerciabile, inclusi prodotti correlati a reddito fisso, valute e materie prime. Si può essere ottimisti sul fatto che HKeX stia guardando ad un futuro a lungo termine e che, post Brexit, si espanderà senza le onerose normative UE che impongono così tanti costi agli operatori dei mercati finanziari.
Nell’operazione, c’è anche un risvolto tecnologico, visto che le società di gestione dei mercati europei sono all’avanguardia sul fronte dell’innovazione e dell’efficienza? 
Sebbene HKeX sia generalmente considerato innovativo nel suo supporto al mercato e agli investitori nel mercato, non è un danno per HKeX avere accesso alle tecnologie di LSE. A questo proposito, è una certezza che la tecnologia LSE verrebbe trasferita alla HKeX o addirittura alla Cina.
LSE sta portando a termine l’acquisizione del fornitore di dati finanziari Refinitiv, un provider di dati finanziari messa in vendita dal fondo Blackstone per 27 miliardi di dollari. Operazione la cui cancellazione viene richiesta come condizione dalla Borsa di Hong, ma a cui Londra ha già annunciato di non volere rinunciare. Perché la Borsa di Hong chiede lo stop all’operazione e, secondo te, alla fine, Londra cederà su questo punto?
HKeX per ora non sembra essere nel business dei fornitori di dati che è il nucleo delle offerte di prodotti Refinitiv. Piuttosto, HKeX vuole espandere le sue piattaforme di trading di forza, condivisione e derivati. HKeX offre servizi a Hong Kong, ma vorrebbe aggiungere diversità geografica. Refinitiv non è complementare a HKeX e sarebbe una linea di business completamente diversa che HKeX non desidera acquisire in questo momento.

“Il London Stock Exchange è una parte fondamentale del sistema finanziario del Regno Unito e quindi, come è lecito aspettarsi, il governo e i regolatori guarderanno attentamente i dettagli”, ha affermato un portavoce del Tesoro del Regno Unito. In passato, già Deutsche Boerse, Nasdaq e il gruppo svedese OM hanno fatto offerte, ma non sono andate a buon fine. Cosa deciderà questa volta Londra?

Nell’attuale contesto, gli Stati Uniti d’America e gli Stati Uniti d’America e gli Stati Uniti d’America. Questa transazione sarà simile e dovremmo aspettarci notizie dai media che gli Stati Uniti hanno reso noto al Regno Unito. Ci sarà anche qualche opposizione nel Regno Unito. È probabile che i media si oppongano all’accordo, poiché la principale posizione mediatica del Paese è quella di sostenere che beni importanti come l’LSE non dovrebbero essere venduti a stranieri, e in particolare HKeX, dato il suo rapporto con la Cina. Tuttavia, anche con il 5G, il Regno Unito non ha accettato le opinioni degli Stati Uniti su Huawei, ma il Regno Unito è ancora nel Regno Unito come si vede nella politica della Brexit. HKeX sosterrà inoltre che la sua gestione è indipendente dal governo centrale di Pechino, il quale sarà difficile da sostenere durante le proteste di Hong Kong.

Il London Stock Exchange ha impiegati statunitensi in grandi hub negli Usa. che gestiscono attività regolate dalla Securities and Exchange Commission, dalla Commodity Futures Trading Commission e dalla Financial Industry Regulatory Authority americane.Inoltre anche il Committee on Foreign Investment statunitense potrebbe avere voce in capitolo sull’operazione. Cosa faranno gli USA,in piena tensione commerciale con Pechino, visto che la Borsa di Hong Kong metterebbe le mani non solo sulla Borsa di Londra, ma anche su quella di Milano?

Molti ritengono che potrebbero avere maggiori probabilità di essere coinvolti nei processi di revisione gli Stati Uniti e altri regolatori di altri paesi (incluso il Regno Unito) che hanno ottenuto risultati più solidi negli ultimi anni. Ovviamente è troppo presto per saperlo, e anche se gli Stati Uniti dovessero provare a utilizzare le proprie leggi, potrebbero riuscire a bloccare solo alcune delle operazioni con LSE, ma HKeX sarà comunque in grado di acquisire le operazioni commerciali. Il processo di revisione degli investimenti esteri svolge un ruolo anche nello stato delle controversie commerciali in corso tra Stati Uniti e Cina. Per coloro che vogliono essere ottimisti, nella stessa settimana in cui HKeX ha annunciato l’acquisizione proposta, una delle voci di spicco dello staff di Trump su questioni relative alla Cina, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, ha lasciato l’Amministrazione e, Trump ha annunciato una breve tregua nell’attuazione di alcune tariffe sui prodotti cinesi. Una cosa per quanto riguarda i processi di revisione degli investimenti esteri è una certezza: HKeX avrà alcuni degli avvocati più intelligenti (e più costosi) del mondo che lavoreranno per suo conto per gestire questi problemi.

L’impressione è che gli Stati Uniti e la Cina si contendino una Londra sempre più nel caos per la Brexit?
Se esiste una relazione speciale tra gli Stati Uniti e il Regno Unito, allora non esiste niente che la Cina possa fare per cambiarlo. Tutte le relazioni tra Cina e Regno Unito possono essere “transazionali” in cui ciascuna parte del mercato accede all’altra. Tuttavia, se consideriamo che un politico anti-americano come Jeremy Corbyn potrebbe diventare Primo Ministro, a medio termine non possiamo essere certi dell’impatto che la Brexit avrà sul Regno Unito, e a lungo termine l’uscita della Scozia dal Regno Unito potrebbe anche fare la differenza nei rapporti tra Stati Uniti e Regno Unito. Di certo c’è l’opportunità per la Cina per ottenere un vantaggio strategico, ampliando la propria presenza commerciale, e la Cina può dirigere aziende (se non il HKEx) di farlo con relativamente poco rischio a questo corso.
La Borsa di Hong Kong controlla anche quella di Milano. Cosa deciderà di fare l’Italia, da poco con un nuovo governo in carica. Potrebbe bloccare l’operazione esercitando la ‘golden power’ oppure acconsentirà?
Attualmente LSE possiede la borsa di Milano, Borsa Italiana. Il nuovo governo italiano non ha mostrato alcun segno di una dura posizione nei confronti degli investimenti cinesi da parte del suo governo precedente. Se HKeX riuscirà a convincere i regolatori italiani che HKeX è indipendente dal governo centrale di Pechino, sarà difficile per politici o regolatori italiani sia per ragioni diplomatiche che normative giustificare questa parte della transazione.
Nel caso accettasse, cosa ci guadagnerebbe l’Italia dal punto di vista finanziario e cosa perderebbe nel rapporto con l’Europa e gli Stati Uniti?
La Borsa Italiana è una delle più grandi borse valori del mondo. Sotto la proprietà di HKeX, avrebbe il potenziale per accedere a più investitori dalla Cina e da Hong Kong, migliorando in tal modo la sua liquidità. Ovviamente, la sua attenzione sull’Italia significa che sarebbe una scommessa sull’economia italiana. Dati i recenti investimenti cinesi in Italia, è chiaro che la Cina sta scommettendo che l’economia italiana ha un futuro positivo. Pertanto, almeno per la Borsa Italiana questa transazione ha un interessante potenziale “win-win”.
E’ un’operazione che mette in pericolo l’interesse nazionale inglese e italiano? Perché?
Le argomentazioni secondo cui l’acquisizione proposta è contraria all’ interesse dei cittadini del Regno Unito e, per estensione, all’Italia, saranno intense. La Cina non è semplicemente popolare sulla scena globale e quest’anno il governo di Hong Kong, il maggiore azionista di HKeX, è diventato impopolare a causa delle proteste in corso a Hong Kong. Se LSE non è riuscita a completare una transazione con Deutsche Börse per problemi politici e di concorrenza, è difficile immaginare che gli stessi regolatori approvino l’acquisizione di LSE da parte di HKeX. La pressione statunitense sarà sicuramente un fattore di ostacolo, ma quanta sarà la pressione se ci sarà? Inoltre non si sa come la politica interna del Regno Unito, comprese le elezioni, e gli accordi sulla Brexit (così come la politica sulla Brexit) incidano sull’acquisizione. C’è un elevato rischio politico per HKeX. Alle considerazioni di sicurezza politica e nazionale che rifiutano l’acquisizione. HKeX dovrà rispondere con gli argomenti legali conformi alle disposizioni di legge. Una cosa che sappiamo è che è improbabile che la Governatrice della Regione amministrativa speciale di Hong Kong, Carrie Lam, sia una sostenitrice dell’acquisizione, almeno non pubblicamente o a Londra, dove non è ben vista in questo momento.

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