giovedì, Gennaio 23

Hong Kong: la vittoria dei Democratici spinge Pechino ancor più all’angolo La mano dura attuata contro le proteste e la repressione contro la minoranza uighura rivelata dagli Xinjiang Papers del New York Times ora mettono la Cina di fronte a scelte epocali

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Le elezioni tenutesi ad Hong Kong domenica 24 novembre sono state un’ulteriore cartina al tornasole sullo stato delle cose nelle relazioni conflittuali tra Pechino e la stessa Hong Kong ma anche sul grado di sovraesposizione oggi constatabile a proposito della Cina sulla scena mondiale. La mano oppressiva della madrepatria cinese (dizione che procurerebbe più di un’orticaria agli abitanti di Hong Kong al giorno d’oggi) nei confronti delle proteste di Hong Kong si aggiungono alle recenti polemiche scatenatesi a proposito della oppressione violenta e tenace contro la minoranza musulmana degli Uighuri e questo determina una spinta globale sfavorevole alla Cina che, così, si ritroverebbe stretta all’angolo, in particolar modo sul terreno del mancato rispetto dei Diritti Umani.

Sul fronte della repressione della minoranza uighura, tutto ha avuto una rinnovata esplosione d’attenzione a livello internazionale dopo la pubblicazione dei cosiddetti Xinjiang Papers del New York Times. Il mix rappresentato dalla repressione uighura e quello della mano dura attuata contro la protesta di Hong Kong, con il triste corredo di morti, feriti ed ondate di arresti, svelano una faccia autoritaristica cinese che è esattamente quel che più si teme a livello internazionale, visti i “precedenti” storici recenti come l’egemonia spinta che Pechino vuole intraprendere nel cosiddetto Mar Cinese Meridionale, la costruzione di vere e proprie piattaforme aeroportuali molto probabilmente ad uso militare, la guerra scatenatasi nell’ambito dei dazi doganali (in parte subìta dopo le mosse di Trump ed in parte compartecipata), la “questione” Huawei e le vicende dello spionaggio da più parti accusate d’essere per mano cinese, sono tutti fattori che oggi pongono la Cina nel radar internazionale dei timori e gettano una luce oscura sulla Cina moderna e contemporanea.

Per quanto riguarda, nello specifico, le elezioni tenutesi ad Hong Kong, c’è da registrare l’altissimo livello di partecipazione da parte dell’elettorale locale, nel bel mezzo di proteste violentissime che durano da sei mesi. Il trionfo del fronte politico avverso a Pechino è stato netto, in quanto si sono aggiudicati almeno 347 seggi su 17 Distretti, ovvero circa il 90% del totale. Bisogna anche aggiungere il fatto che le elezioni amministrative sono -de facto- l’unica occasione di voto nel corso del quale viene definito il quorum degli eletti per elezione diretta, questo vuol dire che i cittadini eleggono 452 seggi sui 479 complessivi.

In questo modo, i Democratici aggiungono ulteriori 117 seggi nel Consiglio Elettorale, organo al quale spetta nominare il Chief Executive (l’attuale Carrie Lam  oggi si ritrova ad essere considerata perlomeno scarsamente incisiva da parte di Pechino e poco più che un fantoccio da parte dei manifestanti di Hong Kong).

Risalta molto il dato elettorale, in quanto tradizionalmente, si potrebbe dire, il fronte favorevole a Pechino gode di una vasta maggioranza da un certo tempo. Questo grazie alle comunità originarie del Sud Della Cina che variamente compartecipano la vita sociale ed economica di Hong Kong attraverso la trasmigrazione, soprattutto per motivi economici e lavorativi, per mezzo delle generazioni che si avvicendano.

Il dato dell’affluenza, infatti, ha molto colpito l’attenzione dei media internazionali, oltre che sorprendere le Autorità cinesi che, ovviamente, hanno guardato con particolare attenzione a questa scadenza elettorale in tutte le sue fasi. La affluenza è, risultata essere la più alta dal giorno della fine dell’appartenenza di Hong Kong alla Colonia del Gran Bretagna nel 1997, cioè 2,94 milioni di votanti, il 71,2%, superando non solo il dato del 2015, il 47% ma anche il 58% ottenuto alle legislative del 2016. All’interno di questi dati, già eclatanti, si deve dar luce anche alla vittoria personale di Jimmy Sham, leader del Civil Rights Front, finito sui media di tutto il mondo per essere stato picchiato due volte dalle Forze di Polizia di Hong Kong da assalitori non identificati e la contemporanea sconfitta di Junius Ho, il candidato pro-Pechino a sua volta accusato di essere torbidamente invischiato con le Triadi cinesi, organizzazioni mafiose che -secondo le accuse dei manifestanti di Hong Kong- avrebbero partecipato ad alcuni pestaggi orchestrati ed attuati in modo mirato contro i giovani studenti universitari ed altri civili inermi, in particolare all’interno della metropolitana e della linea ferroviaria leggera. Ulteriore dato derivante dallo spoglio elettorale, almeno cinque attivisti del fronte Occupy del 2014 hanno ottenuto un seggio. Da Pechino, a spoglio ottenuto, è giunta una chiara risposta: qualsiasi risultato elettorale sia raggiunto ad Hong Kong, le cose non cambiano, anzi, nonostante quello che accade ad Hong Kong non sarà consentito a nessuno «rovinare Hong Kong o addirittura danneggiare la sua prosperità e stabilità». Nel frattempo, il Governo locale, Carrie Lam e tutto il nucleo delle Autorità locali si ritrova a dover forzatamente ragionare e riflettere su che cosa è stato sbagliato finora e su che cosa si possa fare, a fronte di spazi così ristretti d’azione. Da qualche parte, soprattutto sul fronte pro-Pechino, si spera che le elezioni svoltesi ed in specie il risultato ottenuto, possano calmierare gli spiriti nel fronte dei movimenti della protesta.

Ora giunge il tempo della riflessione, soprattutto a Pechino, perché le questioni sul tavolo non potranno più essererisoltecon l’arroganza del Dragone tronfio e ingombrante sulla scena continentale asiatica e nell’intero Pianeta. E soprattutto, perché nel campo dell’avversario storico, gli Stati Uniti, non c’è nessun Presidente disposto a organizzare una partita a ping pong che possa rasserenare gli spiriti e ragionare con calma, davanti ad un tavolino basso, sorseggiando del thé nero fumante e profumato.

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