sabato, Luglio 4

Hong Kong, la scommessa della Cina “La Cina sta scommettendo che qualsiasi reazione internazionale sarà principalmente chiacchiere e poca azione”

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Hong Kong, Pechino, Washington. Sembrerebbe un triangolo. Non lo è. E’ una linea, e manco retta, quella che va da Pechino a Washington. ora, tra i due, potrebbe scoppiare quella che il Ministro degli Esteri di Pechino ha definitoguerra fredda’, qualcosa che nemmeno durante la guerra fredda originale quella tra Mosca e Washington si era vista, anzi, allora Richard Nixon andava in visita a Pechino, il primo Presidente USA nella pancia del dragone rosso, il primo a sedere per un the con Mao Tse-tung.
E
non un triangolo, non più, perché, a dire di alcuni osservatori internazionali, a Hong Kong la gente ha perso la speranza, la speranza per un soggettività che oramai pare sfumata. Sfumata nelle battaglie tattiche tra Pechino, Washington e nelle reprimende della comunità internazionale, in una vicenda paragonata da alcuni alla presa della Crimea da parte della Russia. Come Vladimir Putin, nel 2014, si riprese la Crimea, così Xi Jinping, si riprende, definitivamente, ben prima della scadenza prevista, e a condizioni variate (rispetto a quelle che avrebbero dovuto essere) Hong Kong, «una mossa sfacciata di un leader autocratico che rischia la condanna internazionale per resistere a ciò che vede come invasione straniera», scrive il ‘New York Times, solo ultima di ‘una serie di mosse aggressive’. Sì, perché dopo questo provvedimento legislativo l’annessione di Hong Kong e più vicina. Che poi la mossa di Xi sia ‘solo’ reazione a una fantomatica ‘ivasione straniera’ sembra ipotesi azzardata, ai più pare invece una tappa nel suo percorso di affermazione della Cina sullo scenario globale.

Già, ma in tutto questo che centra Washington? Beh, centra, o meglio, Donald Trump, in piena campagna elettorale (quella che doveva essere una passeggiata e inizia essere una scalata piuttosto ardua) l’ha fatta centrare. Ha messo il piede sull’acceleratore di quella che era iniziata come una guerra commerciale, poi divenuta guerra per la supremazia tecnologica, da ultimo divenuta la guerra del coronavirus, e ora la guerra per la libertà di Hong Kong.

Andiamo per ordine.

Giovedì 21, poco prima dell’inizio dell’Assemblea Nazionale del Popolo, è stato annunciato che la medesima avrebbe discusso una legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, superando quindi lo scoglio della promulgazione da parte delle istituzioni dell’ex colonia britannica, per contrastare le proteste, «impedire attività secessioniste e sovversive, interferenze straniere e terrorismo nella città». Il provvedimentoconsentirà a Pechino di avere l’ultima parola in tema di sicurezza e bypassare laBasic Law’ in vigore nell’ex colonia britannica dal 1997.
La legge sulla sicurezza nazionale è uno dei capitoli più controversi nel rapporto tra Pechino e la Regione Amministrativa Speciale. Già in passato una proposta di legge aveva scaturito forte opposizione popolare, costringendo, nel 2003, l’allora capo esecutivo Tung Chee-hwa, a ritirarla sull’onda delle proteste. La legge è «estremamente necessaria» ha detto il portavoce del Parlamento cinese. La sicurezza nazionale è «il fondamento che sostiene la stabilità del Paese» e, «alla luce delle nuove circostanze», l’Assemblea Nazionale del Popolo esercita i poteri della Costituzione«per salvaguardare la sicurezza nazionale di Hong Kong sotto il modello ‘un Paese, due sistemi’», che regola il rapporto con il Governo centrale cinese.
Una ‘rappresaglia’ evidente contro il movimento di protesta che lo scorso anno per mesi ha paralizzato la città sul risentimento verso la proposta, poi ritirata, di emendare la legge sull’estradizione.
Una faccenda interna, anche considerando che, moniti e reprimende a parte, le proteste dello scorso anno non videro un vero coinvolgimento della comunità internazionale. Faccenda interna se non fosse che intanto tra Pechino e Washington si combatte la battaglia diplomatica sul coronavirus Covid-19.

Mentre annuncia tale provvedimento legislativo, Pechino minacciacontromisurese gli Stati Uniti imporranno sanzioni alla Cina per la gestione dell’epidemia di Covid-19. Le accuse di Washington sono «assolutamente senza fondamento», ha dichiarato il portavoce del Parlamento cinese, riunito da venerdì 22 fino al 28 maggio prossimo, Zhang Yesui. «Ci opponiamo fortemente e risponderemo con misure di conseguenza», ha scandito, difendendo l’operato della Cina, che non intende farsi ‘infangare’. Il rapporto con gli Stati Uniti, ha proseguito, è a un «punto critico» e la Cina «non si tirerà indietro dai problemi» se gli Usa manterranno una mentalità da Guerra Fredda.

La reazione americana è stata immediata. Trump ha raccolto al volo l’occasione. Mike Pompeo ha definito la bozza di legge fatale per l’autonomia dell’ex colonia britannica, l’equivalente di una«campana che suona a morto».

Intanto, venerdì, in concomitanza all’inizio dei lavori dell’Assemblea del Popolo, a Hong Kong gli attivisti pro-democrazia si sono mobilitati contro la nuova legge, nel timore è che segni «la fine di Hong Kong», della sua autonomia e delle sue libertà. Mobilitazione anche all’interno dell’Assemblea.

Il giorno successivo, sabato, il Ministro degli Esteri, Wang Yi, a margine dei lavori dell’Assemblea Nazionale del Popolo, dichiarando che vuole approvare la legge «senza il minimo ritardo», ribadisce che le relazioni con gli USA sono tese al punto da spingere i due Paesi«sull’orlo di una nuova Guerra Fredda», precisando che non chiude la porta alla cooperazione, ma difenderà la propria sovranità e integrità nazionale e il proprio modello di sviluppo.
A stretto giro è arrivato il commento della Casa Bianca, col consigliere per la sicurezza nazionale, Robert O’Brien, che ha avvertito di «possibili sanzioni» in caso Pechino approvi la norma.

Ieri, migliaia di manifestanti si sono riversati in alcuni dei quartieri più trafficati di Hong Kongper la più grande mobilitazione di strada della città da mesi. La Polizia ha risposto con gas lacrimogeni, spray urticanti e cannoni ad acqua.

La protesta ha sottolineato lo sdegno dei residenti per la volontà di Pechino di rafforzare il suo controllo su Hong Kong. La partecipazione, secondo le cronache internazionali, è stata di gran lunga inferiore rispetto agli enormi raduni del 2019 contro un disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione nella Cina continentale. La gente pare stanca e sfiduciata.

Il ‘Global Times’, il giornale in lingua inglese del partito comunista cinese, in un editoriale di ieriaffermava: «ciò che gli Stati Uniti vogliono è che la Cina smetta di crescere e assicurarsi che la Cina adotti un atteggiamento simile a quello del Giappone nei confronti degli Stati Uniti per eliminare completamente le preoccupazioni strategiche statunitensi sull’ascesa della Cina» . Concludendo poi: «La competizione strategica tra Cina e Stati Uniti sarà un lungo processo che metterà alla prova l’unità interna della Cina».

Difficile dire se davvero siamo alla guerra fredda Cina-USA, e, tutto sommato, poco importano queste etichette. Il ‘quel che è’ per davvero, probabilmente, lo ha centrato il ‘Global Times’: si tratta di unacompetizione strategica e sarà un lungo processo’. Questo di Hong Kong sarà solo una ‘puntata’ della saga, un fatto utilizzato dagli Stati Uniti per attaccare la Cina, e utilizzato dalla Cina nel suo percorso di ‘crescita’, economica e politica.

Per provare a capire qualcosa di più e meglio, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Ross Darrell Feingold, esperto di Asia.

 

Ross, raccontaci bene nei dettagli cosa davvero sta accadendo e perchè a Hong Kong?

Il governo centrale di Pechino ha perso la pazienza con ciò che vede come due minacce e un fallimento. Uno è la richiesta da parte della popolazione locale di “un paese, due sistemi” non solo di rimanere come è stato operativo dal 1997, ma anche di attuare elezioni dirette per il legislatore e l’amministratore delegato piuttosto che l’attuale sistema in cui solo alcuni dei legislatori sono eletti direttamente e l’amministratore delegato è selezionato da un comitato composto per la maggior parte da quelli che di solito vengono chiamati elettori “pro-stabilimento” o “pro-governo”. Il secondo sviluppo con cui il governo centrale ha perso la pazienza è l’interesse dei governi stranieri, in particolare gli Stati Uniti, ma anche altri, che hanno preso gli sviluppi in relazione al primo problema. Con l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti e la firma da parte del Presidente Donald J. Trump, della Legge sui diritti umani e la democrazia di Hong Kong dell’anno scorso, e altri paesi stanno anche contemplando un’azione esecutiva o legislativa nei confronti di Hong Kong, il governo centrale vede questo una straordinaria interferenza in ciò che vede come una questione domestica. Pertanto, la direzione del governo e del Partito comunista ha incaricato il Congresso Nazionale del Popolo di utilizzare i meccanismi disponibili per emanare una legislazione che diventerà legge a Hong Kong in materia di “sicurezza nazionale” e di criminalizzare il coinvolgimento di vari tipi di comportamento. Il fallimento da parte del governo di Hong Kong è che il Consiglio legislativo non ha ancora approvato una legge sulla sicurezza nazionale, che ai sensi dell’articolo 23 della mini-costituzione di Hong Kong (la Legge fondamentale), era tenuta a farlo. Il governo di Hong Kong ha tentato di farlo nel 2003, ma le proteste di strada hanno portato il governo a porre fine ai suoi sforzi e nessun governo di Hong Kong ha tentato di farlo. Mentre sulla carta il Congresso nazionale del popolo potrebbe avere l’autorità per farlo (gli esperti di diritto costituzionale cinese e la legge di base non saranno d’accordo), questa decisione costituisce uno shock per molte persone a Hong Kong che non si aspettavano che il governo centrale intervenire così direttamente negli affari di Hong Kong.

Si sostiene che la Cina sia pronta a usare il pugno duro contro Hong Kong. E’ vero? E: è pronta o lo vuole fare?

Il Congresso Nazionale del Popolo raramente ha legiferato per Hong Kong in modo così diretto, sebbene in passato abbia interpretato le leggi di Hong Kong in merito a questioni come la capacità delle persone dalla Cina di ottenere i diritti di residenza a Hong Kong. Pertanto, lo shock non solo a Hong Kong, ma in tutto il mondo, è così grande, specialmente perché la proposta di legge – che esprime l’opposizione al governo di Pechino – criminalizzerebbe (anche con pene detentive) discorsi o azioni che nelle democrazie sarebbero considerate libertà di parola. Inoltre, la proposta per il governo cinese di inviare apertamente ai funzionari di sicurezza di Hong Kong è anche considerata scioccante da molte persone di Hong Kong, governi stranieri, media globali e studiosi una palese violazione del concetto di “Un Paese, Due Sistemi”. Sebbene non sia un segreto che le agenzie di sicurezza cinesi abbiano personale a Hong Kong, finora solo l’Esercito di liberazione popolare ha avuto una presenza pubblica e questa presenza si basa su leggi specifiche che lo consentono. Comprensibilmente, le persone di Hong Kong e i governi stranieri sono terrorizzati da ciò che questi agenti delle agenzie di sicurezza faranno a Hong Kong, dall’autorità che potrebbero avere e da quali limiti ci saranno sulla loro autorità. C’è molto incertezza, motivo per cui c’è così tanta preoccupazione.

Quale capacità di difesa avrebbe Hong Kong?

Per ora sembra che il popolo di Hong Kong possa tornare di nuovo a ciò che ha funzionato l’anno scorso durante le proteste contro la proposta legge sull’estradizione. Questa era una combinazione di protesta di strada e supporto internazionale. Le misure di emergenza attuate dal governo di Hong Kong limitano le riunioni pubbliche, quindi, oltre a violare le restrizioni sulle proteste / parate pubbliche che la polizia potrebbe aver emesso comunque, le misure di emergenza legate al virus sono un secondo ostacolo per gli organizzatori di proteste. Per quanto riguarda i governi stranieri, gli Stati Uniti dispongono degli strumenti previsti dall’Hong Kong Human Rights and Democracy Act, che, se il governo degli Stati Uniti stabilisce che il governo centrale non consente più a Hong Kong di avere l’autonomia prevista dalla Dichiarazione congiunta con il Regno Unito e la Legge fondamentale, consente al governo degli Stati Uniti di penalizzare Hong Kong, ad esempio ritirando i privilegi commerciali (il che significa che le esportazioni verso gli Stati Uniti da Hong Kong verranno valutate come se i prodotti provenissero dalla Cina). Inoltre, il governo degli Stati Uniti può sanzionare i funzionari di Hong Kong. Altri governi di tutto il mondo dovranno affrontare una crescente pressione da parte dei parlamenti, delle organizzazioni non governative, dei media e del pubblico (compresi i paesi che hanno popolazioni significative di persone con famiglia o radici a Hong Kong come Australia, Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti Regno Unito) approvare una legislazione analoga o adottare provvedimenti esecutivi.

Quale si può ipotizzare sarebbe la reazione americana? E quale credi sarebbe quella della comunità internazionale?

Una reazione dei politici americani al Congresso e dei funzionari dell’amministrazione Trump sarà quella di criticare pesantemente il contenuto e il metodo di imposizione di questa legge a Hong Kong. Il prossimo passo sarà quello di utilizzare gli strumenti disponibili ai sensi della Legge sui diritti umani e la democrazia di Hong Kong. Un’ulteriore azione che potrebbe differire dal passato è quella di identificare pubblicamente i funzionari del governo centrale, o del governo di Hong Kong, per nome. Pertanto, le critiche diventeranno molto personali. Sebbene ciò possa non cambiare le decisioni dei governi centrali o di Hong Kong, a questi funzionari del governo non piacerà sicuramente che i loro nomi siano stati identificati al Congresso o dal Dipartimento di Stato e dalla Casa Bianca come responsabili di violazioni dei diritti umani effettive o potenziali. La comunità internazionale dovrà affrontare pressioni per agire in modo simile agli Stati Uniti, ma non è noto se l’Unione Europea o membri chiave come Francia e Germania, o altre democrazie come Australia, Canada, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito, non siano note . Australia, Canada, Nuova Zelanda e Regno Unito sembrano i paesi più propensi ad agire, non solo perché hanno popolazioni di emigranti di Hong Kong, ma anche perché sono membri dell’alleanza di sicurezza “Five Eyes” con gli Stati Uniti e gli Stati Uniti sta esercitando un’enorme pressione su questi paesi affinché agiscano con unità sulle questioni della Cina.

Non credi che una politica dura che rasenti ‘l’invasione sarebbe nefasta, sia politicamente sia economicamente, per la Cina?

La Cina sta scommettendo, cioè che qualsiasi reazione internazionale sarà principalmente chiacchiere e poca azione, o, se c’è azione, che la Cina possa sopravvivere al fallout politico ed economico. La comunità globale ha intrapreso azioni limitate durante le proteste di Hong Kong dello scorso anno (oltre agli Stati Uniti che approvano una legge che deve ancora essere utilizzata in modo significativo), e anche che vi sia un’azione da parte del governo straniero come sanzioni sui viaggi a Hong Kong o centrale Funzionari del governo di Kong, dal punto di vista dei leader cinesi questo è un prezzo che vale la pena pagare per raggiungere l’obiettivo di limitare ulteriori proteste a Hong Kong contro il governo centrale e ricordare al pubblico cinese che le proteste pubbliche come ciò che accadranno a Hong Kong lo faranno non essere tollerato in Cina. Con il disaccoppiamento dalla Cina e il calo degli investimenti in Cina, il governo centrale sta anche scommettendo sul fatto che meno attività economica a Hong Kong, o meno utilizzo di Hong Kong come centro finanziario e commerciale per fare affari in Cina, è già considerato comunque come la realtà per l’economia di Hong Kong. Pertanto, qualsiasi ulteriore riduzione degli investimenti (a seguito della nuova legge) è marginale, date le realtà esistenti di rallentamento degli investimenti esteri in Cina. Contro, questa è una grande scommessa da parte del governo centrale, quindi ci vorranno da uno a due anni per sapere se è una scommessa intelligente o disastrosa.

Perchè il Ministro degli Esteri cinesi è arrivato a dichiarare pubblicamente che c’è il rischio di una guerra fredda tra USA e Cina? E’ tattica?

Il ministro degli Esteri cinese sta riconoscendo la realtà quando afferma che esiste un rischio per una guerra fredda. Dal punto di vista degli Stati Uniti e dei suoi alleati, e certamente dal punto di vista di molte persone a Hong Kong e Taiwan, questa guerra fredda è colpa delle decisioni del governo cinese e non è colpa degli Stati Uniti. Certo, il ministro degli Esteri non sarebbe d’accordo sul fatto che sia colpa della Cina, e la Cina incolperà gli Stati Uniti ed è alleata. Le realtà che esistevano durante la guerra fredda oggi sono sempre più simili. Gli esempi includono l’accumulo militare da parte di entrambe le maggiori potenze, la competizione per l’influenza in tutto il mondo, le controversie nelle organizzazioni internazionali, il controllo della situazione dei diritti umani e della libertà religiosa in Cina e le sanzioni contro individui, società e agenzie governative cinesi. D’altra parte, le relazioni economiche di oggi sono molto diverse da quelle esistenti durante la Guerra Fredda, poiché l’Occidente aveva investimenti limitati nel blocco orientale a differenza dei significativi investimenti che ha in Cina. Allo stesso modo, la Cina ha significativi investimenti in tutto il mondo (compresi gli Stati Uniti e l’Europa occidentale), che l’Unione Sovietica non aveva. Resta da vedere se le relazioni economiche agiscano come una “rottura” sulla strada per la Guerra Fredda o se accelereranno la velocità di peggioramento della Guerra Fredda. Ci saranno alcuni in Occidente che citano queste relazioni economiche (come l’importanza delle esportazioni del paese in Cina) come motivo per evitare una guerra fredda; tuttavia, questo sarà un argomento sempre più difficile da sollevare poiché più persone vedono negativamente la Cina per quanto riguarda i diritti umani, Hong Kong, Taiwan, il commercio e, più recentemente, la pandemia del virus.

Credi vi sia davvero il rischio di una guerra fredda tra le due superpotenze? Oppure il minacciarla conviene sia alla Cina che alla campagna elettorale di Trump

Avere un nemico da incolpare è sempre uno strumento utile per i politici, indipendentemente dal fatto che i politici siano eletti democraticamente. La sfida per i politici è di dimostrare che il nemico accusato è veramente colpevole del presunto cattivo comportamento. Per gli Stati Uniti, esiste un approccio di “tutto il governo” attraverso numerose agenzie governative per esporre la violazione della Cina degli accordi internazionali o delle leggi statunitensi. Persino il consigliere per la sicurezza nazionale, Robert O’Brien, ha recentemente confrontato COVID-19 con Chernobyl, il che mostra chiaramente che gli Stati Uniti stanno dicendo che le azioni della Cina sono parallele alla copertura del disastro nucleare da parte dell’Unione Sovietica. Il pubblico americano (e i politici democratici) è sempre più d’accordo con l’amministrazione Trump su questioni relative alla Cina, come dimostrato da numerosi sondaggi recenti. Il presunto candidato alla presidenza del partito democratico, Joe Biden, sta cercando di mettersi al passo con l’amministrazione Trump su questioni relative alla Cina. Potrebbe essere il caso che Trump sia una “vittima del suo successo” su questioni relative alla Cina, specialmente se Biden è d’accordo con molte posizioni dell’amministrazione Trump o promette di essere più duro. Un altro modo di vedere questo è, è possibile che con entrambi i candidati che promettono di essere “duri con la Cina”, gli elettori cercheranno differenze su altre questioni piuttosto che dare priorità alla Cina. Conosceremo la risposta solo quando le elezioni si avvicineranno a settembre e ottobre. Per quanto riguarda la Cina, i cui leader non sono eletti, aiuta sicuramente Xi Jinping e il suo gruppo dirigente se possono dire al pubblico che i governi stranieri sono anti-Cina, negando alla Cina il suo legittimo posto nel mondo e argomenti simili per convincere il pubblico che gli attuali leader stanno difendendo gli interessi della Cina e quindi alcune delle più severe politiche interne come la mancanza di diritti umani e democrazia in stile occidentale sono necessarie in questo momento. Se non possono ottenere la legittimità attraverso le elezioni o la crescita economica, allora, difendere la Cina dalle minacce straniere diventa un’opzione di attrazione per i leader cinesi di cui parlare sempre più nelle loro dichiarazioni pubbliche come in occasione di eventi importanti come l’attuale incontro “Due Sessioni” del Popolo Nazionale Congresso e Conferenza consultiva politica del popolo cinese.

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