domenica, Novembre 17

Hong Kong, cartina al tornasole di Pechino Gas lacrimogeni, spray al peperoncino, manganellate, feriti e arresti. Ed anche l’appoggio di gang mafiose. Ora la Cina è sotto i riflettori del Mondo

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Gas lacrimogeni, pallottole di gomma, la Polizia di Hong Kong non risparmia nulla contro i manifestanti pro-Democrazia che chiedono la cancellazione totale della Legge sulle estradizioni verso la Madre Patria cinese. Nei giorni scorsi è scoppiata la polemica -anche sull’onda delle immagini che hanno fatto il giro del Mondo- delle falangi irregolari in maglietta bianca che hanno duramente picchiato con bastoni inermi manifestanti che sfilavano via o che stavano andando in direzione dei luoghi dei raggruppamenti nelle sezioni più centrali del territorio metropolitano di Hong Kong. Il sospetto tra i manifestanti è che si tratti di elementi di gang locali variamente affiliati alla mafia cinese, ossia le tanto vituperate Triadi, assoldati dalle Autorità di Pechino per intimorire e fare pressione su di essi sia per spaventarli sia per reprimerli con maggiore pervicacia. La risposta è stata ancora più numerosa nelle cifre e comunque pacifica. Nei disordini nella metropolitana, a causa di queste componenti in maglia bianca sulla cui natura si sta discutendo a Hong Kong, son rimaste variamente ferite 45 persone tra coloro che erano scesi in strada per protestare in modo pacifico.

Nella giornata di ieri, domenica 28 luglio, migliaia di manifestanti si sono nuovamente raccolti per proclamare ancora una volta la propria contrarietà al predominio cinese, per scendere in strada e confermare la propria fiera opposizione alla Legge voluta da Pechino sulle estradizioni verso la Madre Patria, per rinnovare la propria richiesta presentata al ‘Capo Esecutivo’ di Hong Kong, Carrie Lam affinché si dimetta ma soprattutto per ribadire che in queste ore e in questi giorni si sta lanciando al Mondo un messaggio chiaro che ha anche la valenza di una cartina al tornasole circa le reali volontà cinesi nell’area e non solo all’interno del proprio territorio originario.

Un altro scacchiere dove la Cina ha già raccolto astio e ferma opposizione è quello della egemonia che Pechino esercita e vuole esercitare nel cosiddetto Mar Cinese Meridionale, dove in un sol colpo si è inimicata Vietnam, Filippine, Corea del Sud, Brunei, Cambogia, Malaysia per non dimenticare la rinnovata tensione rinfocolatasi negli ultimi giorni anche con Taiwan. E senza dimenticare pure il tradizionale competitor col quale ci sono rancori secolari, ovvero il Giappone.

Ma è soprattutto in quello che Pechino considera il proprio ‘giardino di casa’ che oggi la Cina si ritrova ad essere contestata nella propria area di riferimento, in una certa qual misura. Da questo punto di vista Taiwan e Hong Kong sono la finestra attraverso la quale guardare in maggior trasparenza la vera natura dello spirito egemonico cinese.

Tra sabato 27 e domenica 28 luglio a Hong Kong si è nuovamente adunata una massa di svariate migliaia di manifestanti, vedere la Polizia di Hong Kong usare spray al peperoncino, spargere gas lacrimogeni, manganellare e pestare la gente con gli scudi, pur di tenere lontani i manifestanti dalle principali sedi del Governo cinese, ha dato il “polso” della situazione attuale. Nella giornata di domenica la Polizia di Hong Kong ha usato a man bassa i gas lacrimogeni cominciando alle sette di sera e mettendo in fuga numerose persone che stavano semplicemente assistendo alle manifestazioni in centro che sfilavano pacificamente. La Polizia era in tenuta anti-sommossa e particolarmente focalizzata sui manifestanti in maglietta nera, la caratteristica cromatica dominante e caratterizzante il fronte della protesta. Causa pioggia intensa, nella giornata di ieri, gli ombrelli colorati e non solo gialli, sono stati non solo usati a scopo di identificazione contestataria ma anche per ripararsi dalla pioggia battente che ha grandemente bagnato Hong Kong.

La Polizia che ha colpito duramente la gente in protesta ha riferito di aver proceduto alle maniere forti poiché coloro che protestavano hanno cominciato a lanciare i cubi di porfido scalzati dal selciato ed altri oggetti di diversa natura lanciandoli contro le Forze dell’Ordine di Hong Kong. Alcuni tra i manifestanti sono stati curati e portati via poiché feriti. Molti -sia tra coloro che erano scesi in strada per protestare sia tra coloro che semplicemente assistevano alle manifestazioni di protesta- sono stati sollecitati a rispondere alle domande che giungevano dai reporter giunti da mezzo Mondo per “raccontare” in presa diretta quel che sta svolgendosi a Hong Kong. E nella gran parte dei casi, coloro che hanno risposto hanno affermato che si è trattato quasi sempre di azioni violente che partivano da parte della Polizia. Questo è stato l’ottavo weekend consecutivo di protesta ed il terzo consecutivo in cui sono scoppiati violenti scontri da quando le manifestazioni sono iniziate quasi due mesi fa per un progetto di legge impopolare, da allora accantonato, che avrebbe permesso estradizioni verso la Cina continentale. Da allora, le manifestazioni si sono trasformate in dimostrazioni pubbliche quasi quotidiane al vetriolo contro la Polizia, i leader di Hong Kong e il Governo di Pechino, gettando Hong Kong nella peggiore crisi politica da quando è tornata al governo cinese nel 1997.

Il caos di sabato si è sviluppato in diversi distretti, spostandosi dal quartier generale della polizia ad una grande area commerciale e poi vicino agli uffici del governo centrale nell’ovest. Molti negozi hanno chiuso in anticipo le saracinesche ed hanno innalzato le barre d’acciaio anti-intrusione per evitare danni alla propria attività di vendita. Le strade sono rimaste svuotate dopo che la Polizia ha respinto i manifestanti e le auto lentamente circumnavigato intorno alle barriere dei manifestanti lasciate sulle strade. La leader di Hong Kong, Carrie Lam, è stata sottoposta a grandi pressioni da parte di Pechino affinché ripristinasse l’ordine nel territorio. Oltre al ritiro totale della legge sull’estradizione, i manifestanti hanno chiesto un’espansione delle elezioni dirette e un’indagine indipendente sull’uso della forza da parte della Polizia. Mrs. Lam, che ha sospeso la legge sull’estradizione, si è rifiutata di fare ulteriori concessioni ai manifestanti e sembra fiduciosa che la sua Amministrazione possa aspettare che una certa calma colga il movimento di protesta nonostante l’escalation attuale della violenza lasci pensare ben altro. Una dichiarazione ufficiale emessa dalle autorità di Pechino ha -tra altre cose- affermato che le azioni finora condotte dai manifestanti: «Hanno apertamente contestato l’autorità del governo centrale». Mercoledì scorso, un portavoce del Ministero della Difesa Nazionale cinese ha menzionato i danni arrecati all’ufficio di collegamento fatto per il quale ha avvertito che l’Esercito potrebbe essere chiamato a sedare i disordini a Hong Kong.

Sono ore e giorni molto complicati a Hong Kong. E -al di fuori dei dorati contorni decantati delle Vie della Seta- Pechino sta interamente giocandosi la faccia.

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