domenica, Agosto 9

Hola Catalogna, ci siamo. Indipendenza sì, ma quale? E’ arrivato il giorno più lungo, alle 18 Puigdemont parlerà al Parlamento: ecco tutte le opzioni in campo per la Generalitat e per Madrid

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Oggi sarà il giorno più lungo della crisi catalana, per la Catalogna e per l’intera Spagna. Giornata che si concluderà alle 18, quando il Presidente dell’Esecutivo della Catalogna, Carles Puigdemont, interverrà davanti al Parlamento di Barcellona, ufficialmente per «informare della situazione politica locale», nel corso dell’intervento potrebbe fare la dichiarazione di indipendenza.

Madrid impedirà con ogni mezzo l’indipendenza catalana, ha ribadito la numero due dell’Esecutivo spagnolo, Soraya Saenz de Santamaria, avvertendo che se il leader catalano dichiarerà l’indipendenza della regione, «bisogna essere pronti a tutto» per «il ripristino della legge e della democrazia».
«Se sarà proclamata l’indipendenza, la dichiarazione non avrà effetti. E se questo signore», ha scandito la vice del premier Mariano Rajoy, riferendosi a Puigdemont, «dichiarerà unilateralmente l’indipendenza, bisognerà prendere delle misure e questa sarà la decisione del Governo spagnolo, una risposta ci sarà».

Il dibattito non è più tanto sulse l’indipendenza sarà dichiarata, bensì il punto dirimente è ilcome’ Puigdemont la dichiarerà, quale tipo di indipendenza sarà dichiarata. Per la coalizione al potere in Catalogna, l’indipendenza è lo sbocco obbligato del referendum nel suo programma elettorale del 2015, è quanto prevede la legge sul referendum; Puigdemont sembra non poter tornare indietro, la crisi ha raggiunto il punto di non ritorno. Ma il prosieguo dipenderà da quelle che sembrerebbero sfumature e non lo sono affatto. La consultazione popolare proibita di domenica 1 ottobre ha portato ai seggi 2,26 milioni di elettori catalani (42% degli aventi diritto), nonostante le iniziative di dissuasione di Madrid prima del voto e il pesante intervento della Polizia durante la giornata elettorale. L’esito del voto (oltre il 90% dei voti espressi hanno detto ‘SI’ all’indipendenza) non può essere ignorato; come non può essere ignorato il fatto che la maggioranza dei catalani è contraria all’indipendenza -e lo si è visto domenica.
Puigdemont oggi, sulla carta e secondo gli analisti, ha tre opzioni.
La prima è la dichiarazioneunilateraledi indipendenza. Per Madrid la dichiarazione unilaterale non ha alcuna base legale. La legge che indice il referendum, e che prevede, appunto, la dichiarazione di indipendenza, è stata sospesa dalla Corte costituzionale perchè viola il principio fondamentale dell’unità indissolubile della Spagna sancito dall’articolo 2 della costituzione del 1978. La Catalogna si avvale deldiritto dei popoli all’autodeterminazione’, principio di diritto internazionale che ha permesso ad alcuni Stati di dichiararsi indipendenti dopo essere stati colonizzati, come la Rhodesia, oggi Zimbabwe, od oppressi, come il Kosovo. Ma il principio non è mai stato applicato a Stati democratici, secondo i costituzionalisti tale principio non può essere valido per il caso catalano, inoltre la definizione di popolo catalano è complessa.
Insieme alle legge sul referendum a settembre il Parlamento catalano ha varato una legge di transizione per preparare la fondazione di una Repubblica catalana, sganciata dalla monarchia spagnola. La legge instaura tutti i caratteri di uno Stato, compresa l’indipendenza fiscale. La nazionalità verrebbe concessa a tutti gli iscritti nelle liste elettorali nel 2016 (con la possibilità di mantenere anche la nazionalità spagnola) e i dipendenti pubblici sarebbero automaticamente integrati nella nuova amministrazione. Entro sei mesi verrebbe eletta un’Assemblea costituente incaricata di redigere una costituzione che sei mesi dopo, a ottobre 2018, dopo verrebbe approvata per referendum.
La seconda carta in mano a Puigdemont è una dichiarazione di indipendenzasimbolica’, senza alcun effetto immediato, nessuna dichiarazione di indipendenza effettiva, con un nuovo appello per il dialogo con Madrid.
Terza opzione è l’indipendenzasospesa’. Esiste il precedente della Slovenia, che proclamò l’indipendenza dall’allora Federazione jugoslava nel 1991 dopo un referendum non autorizzato, ma aspettò mesi prima di dare un seguito operativo a quella dichiarazione. Sarebbe l’unico scenario in grado di disinnescare almeno per il momento la mina-Catalogna senza che nessuno perda la faccia: Carles Puigdemont, in questo caso, proclamerebbe l’indipendenza sospendendola contestualmente. Gli esperti in diritto parlano di «proclamazione d’indipendenza della regione autonoma ma con effetto sospensivo», cioè rimandandola di alcuni mesi durante i quali dialogare con Madrid, una finestra temporale, la sospensione, durante la quale il Governo centrale e quello autonomo hanno la possibilità di cercare un accordo, in particolare sul regime fiscale che è l’elemento che sta più a cuore agli indipendentisti. Una soluzione di questo tipo potrebbe essere gradita a Madrid.
La quarta opzione sembra essere una non-opzione: nessuna dichiarazione, con un nuovo appello per il dialogo con Madrid.

Se proclamerà l’indipendenza unilaterale, il Presidente della Generalitat rischia l’arresto per sedizione -insieme al suo Governo è già indagato per disobbedienza, abuso d’ufficio e malversazione. Il vice segretario alla comunicazione del Pp, Pablo Casado, al termine di una riunione del partito presieduta dal Primo Ministro, ha detto che il Presidente Puigdemont rischia fino a 25 anni di carcere. «Puigdemont deve parlare con il suo avvocato: noi impediremo l’indipendenza con tutte le misure necessarie, senza rinunciare a nessuno strumento della Costituzione nè del Codice Penale», ha detto Casado, richiamando poi il caso di Lluis Company, che nel 1934 dichiarò l’indipendenza catalana e fu subito arrestato per ordine di Madrid. «Speriamo non venga dichiarato nulla, perchè chi la dichiarerà finirà come chi l’ha dichiarata 83 anni fa», ha detto, riferendosi a Company. Paragone che ha suscitato la reazione dell’opinione pubblica, perché, quattro anni dopo l’arresto, avvenuto prima della guerra civile, Company fu fatto fucilare da Francisco Franco.

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