lunedì, Maggio 27

Ho visto il futuro del rock and roll: è Bruce Springsteen

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Il 9 maggio 1974 l’Harvard Square Theater di Cambridge, nel Massachusetts, ha in cartellone un concerto di Bonnie Raitt. La rockstar ha chiamato a farle da spalla un giovane artista con il compito di ‘scaldare il pubblico’. Si chiama Bruce Springsteen e, tra i giovani della zona, è già una mezza celebrità.
Confuso tra il pubblico c’è un altro giovane popolarissimo tra gli appassionati di musica. Si chiama Jon Landau ed è uno dei critici rock più influenti degli Stati Uniti, titolare di seguitissime rubriche sul prestigiose riviste musicali come ‘Rolling Stone e ‘Real Paper‘.
Quella sera Jon non è lì per motivi professionali. È la sua serata libera e ha deciso di andare al concerto di Bonnie Raitt per rilassarsi un po’ e per festeggiare il suo ventisettesimo compleanno. Non è la prima volta che incrocia Bruce Springsteen e ne stima la capacità di darsi da fare sui palchetti dei vari locali della zona, ma questa volta è diverso. Esibirsi come intrattenitore davanti a una folla in attesa di applaudire un’altra interprete che si esibirà dopo può essere una trappola per chiunque.
Quando Bruce Springsteen sale sul palco Landau sente crescere l’emozione e pian piano si fa catturare dalla sua carica e dal suo carisma. Due ore ininterrotte di musica sciolgono ogni dubbio sulla qualità dell’artista che conquista uno a uno tutti gli spettatori.
Alla fine l’intera sala è ai suoi piedi.
Landau torna a casa in preda all’eccitazione. Si rigira a lungo nel letto aspettando di prendere sonno, ma non gli riesce. Per questo nelle prime ore del mattino, si siede dietro alla macchina da scrivere e butta giù di getto un articolo per ‘Real Paper‘ che è: «Sono le quattro del mattino e piove. Ho appena compiuto ventisette anni e mi sento vecchio ascoltando i miei dischi e ricordando come erano diverse le cose soltanto dieci anni fa. Ma stanotte c’è qualcuno di cui posso scrivere nel modo in cui scrivevo dieci anni fa, senza riserve di nessun tipo. Ieri all’Harvard Square ho visto il passato del rock and roll balenarmi davanti agli occhi. E ho visto anche qualcos’altro: ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen. E in una notte in cui ho avuto bisogno di sentirmi giovane, mi ha fatto sentire come se stessi ascoltando musica per la prima volta… Springsteen fa tutto. Lui è un rock’n’roll punk, un poeta latino di strada, un ballerino, un attore, un jolly, un band leader, un cazzo di chitarrista ritmico, uno straordinario cantante e un vero grande compositore rock’n’roll. Guida la band come se lo facesse da sempre. Mi sono tormentato, ho indagato nel mio cervello, ma davvero non riesco a trovare nessun altro artista bianco che fa tante cose così superbamente. Non c’è altro artista che preferirei vedere su un palco oggi».
Quelle poche righe segnano il futuro di Bruce Springsteen e sono destinate a entrare nella storia del rock.

In poche settimane l’etichetta ‘il futuro del rock and roll’ fa il giro del mondo. Il cantante si ritrova sottoposto a enormi pressioni da parte della casa discografica CBS intenzionata a realizzare al più presto un album all’altezza delle sue performance dal vivo.
Alcuni mesi dopo verrà pubblicato ‘Born to run’, una sorta di ponte stilistico tra passato e futuro che diventerà un classico fin dal primo giorno di distribuzione.
Toccherà a un altro critico statunitense, Greg Marcus, scriverne l’apologia: «Chiunque ami il rock and roll è costretto a confrontarsi con questo lavoro, con il suo catalogo di stili, con la sua musica ruvida e forte, con le liriche che fondono insieme le speranze più luminose e alcuni aspetti più oscuri del sogno del rock and roll».

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