lunedì, Luglio 22

Hezbollah: si avvicina il conflitto con Israele? Intervista a Lorenzo Forlani, corrispondente dal Libano per l’Agi e analista specializzato in Medio Oriente

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La guerra in Siria ha ulteriormente trasformato Hezbollah in una vera e propria potenza regionale, lo sostiene ‘Middle East Eye’ in un articolo pubblicato lo scorso 12 ottobre. Il gruppo, riconosciuto come terrorista da Washington, durante il conflitto civile siriano ha acquisito un’estesa competenza ed esperienza sul fronte di guerra che ha inevitabilmente acceso un campanello d’allarme per Israele.

Sostiene, infatti, ‘Middle East Eye’ che, ad oggi, l’esperienza accumulata avrebbe reso Hezbollah ancor più preparato per sostenere un conflitto – se necessario – contro Tel Aviv. L’organizzazione, grazie al supporto iraniano, si insediò nella regione sotto le vesti di gruppo di resistenza contro Israele. Di fatto, Hezbollah opera e operava presso il confine a sud del Paese. Si preannuncia, invece, oggi una nuova era per l partito di Allah grazie alle vittorie conquistate nel conflitto siriano. La sua presenza non si riduce, infatti, a un’area geografica ristretta, ma – secondo quanto dichiarato dal leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah – i suoi militanti sarebbero pronti a combattere dovunque ci sia bisogno di loro.

Questa trasformazione del ruolo e della presenza di Hezbollah nella regione lo ha ricondotto, forse, ai ferri corti con Israele. Non è, infatti, un caso che – secondo quanto riportato lo scorso 1 ottobre da ‘Middle East Eye’ – Hezbollah avrebbe accusato il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, di esercitare delle pressioni volte a portare la regione a una vera e propria guerra. Nasrallah, secondo ‘Middle East Eye’, avrebbe dichiarato che nessuna parte del Paese nemico sarebbe più sicura qualora copiasse un conflitto tra i due. D’altra parte, Tel Aviv avrebbe dichiarato di usare – in occasione di un’eventuale guerra contro Hezbollah – qualsiasi forza a sua disposizione. Tra le mutue accuse e difese non si deve dimenticare che dietro il gruppo ‘terrorista’ si nasconde un forte sostegno di Teheran, ovvero lo storico nemico israeliano.

Sembra, però, che le preoccupazioni di Netanyahu siano più che fondate. Non solo Hezbollah avrebbe acquisito molta più esperienza e fiducia in Siria – confermate entrambe dalle numerose vittorie conseguite-, ma rappresenterebbe una vera e propria potenza regionale. Lo dimostra il ruolo che ricopre nel vicino Libano. Ad esempio, lo scorso 29 settembre, in un articolo pubblicato dallo stesso ‘Middle East Eye’, l’agenzia avrebbe riportato la frustrazione dei musulmani sunniti libanesi dovuta al ruolo sempre più importante di Hezbollah nel Paese. Scrive, infatti, l’agenzia araba che, una volta ridotto il ruolo saudita a semplice ‘observer’ del Paese, il gruppo sciita sarebbe l’attore egemone libanese sugli affari locali in assenza di una contro-forza politica capace di prendere le redini.

Tel Aviv sembra percepire pienamente l’ascesa di Hezbollah nella regione e l’area dove i due attori si scontrano in maniera diretta sono proprio le alture del Golan. Il Partito di Allah conta, infatti, più di 10 000 uomini che combattono contro Israele nel sud della Siria. Secondo quanto riportano fonti ufficiali di ‘Middle East Eye’, la de-escalation del conflitto e la parziale uscita di scena di Mosca e Washington avrebbero lasciato maggiore libertà di manovra al gruppo sciita, comportando quindi, quasi un ‘via libera’ a un confronto diretto tra Israele e Hezbollah. Secondo il ‘The Arab Weekly’, i corridoi territoriali che l’Iran starebbe costruendo tramite Paesi e gruppi alleati costituirebbero un ponte diretto tra Teheran e Tel Aviv.

La manovra strategica geopolitica riportata dall’agenzia araba, sostenuta anche dal Think Tank israeliano Besa Center, starebbe preoccupando altamente Israele, e rischierebbe di aumentare le possibilità di un prospetto di guerra. Secondo quanto sostenuto da Randa Slim, direttore del Track II Dialogues Initiative, se l’Iran e Hezbollah espandessero ulteriormente la loro presenza militare nei territori del Golan sotto controllo israeliano, Tel Aviv potrebbe giungere alla conclusione di non avere alternativa alla guerra. Le stesse Nazioni Unite hanno percepito un clima sempre più teso tra i due attori. Secondo quanto ha scritto il ‘The Arab Weekly’ lo scorso 1 ottobre, Hezbollah avrebbe mobilitato alcuni suoi sostenitori per applicare delle pressioni sull’UNIFIL. Con le tensioni che crescono tra i due, lo scorso 30 agosto il Consiglio di Sicurezza dell’ONU avrebbe, di fatto, approvato una risoluzione per il rinnovo di suddetta missione – il cui inizio risale addirittura nel 1978  e dove, per altro, sono impegnati ben 1125 soldati italiani.

Le alture del Golan diventano, quindi, un’area di forte interesse per gli equilibri geopolitici regionali. Una guerra tra Israele e Hezbollah rischia, forse, di complicare i già precari equilibri politici regionali, indebolendoli ulteriormente.

Abbiamo intervistato Lorenzo Forlani, corrispondente dal Libano per l’Agi e analista specializzato in Medio Oriente, per approfondire l’attuale situazione sulle alture del Golan e capire se Israele e Hezbollah, oggi, si trovano davvero ai ferri corti.

 

Che ruolo ha avuto nel conflitto siriano l’organizzazione Hezbollah? Come si è andato trasformando il gruppo nel corso del conflitto civile siriano?

Hezbollah ha preso parte alle operazioni militari in Siria a partire dalla fine del 2012 e nell’ambito della sua collocazione in un sistema di alleanze con Bashar al Assad e con l’Iran. Anche per via della porosità del confine a est del Libano (che configura una situazione socio-demografica che storicamente vede molte famiglie musulmane sciite divise tra le cittadine libanesi vicine alla Siria e le cittadine siriane vicine al Libano), l’ingresso ufficiale nel conflitto siriano del movimento sciita è in realtà fatto coincidere con la battaglia di Qusayr (a pochi km dal confine libanese) nel maggio 2013, a cui è seguita quella del Qalamoun a novembre dello stesso anno. Il Partito di Dio ha poi inviato consiglieri militari a Damasco in via informale, e col passare degli anni – e il contestuale indebolimento dell’Esercito siriano – ha preso parte ad un numero sempre maggiore di battaglie, anche vicino alla capitale e soprattutto ad Aleppo, dove è risultata essere la forza terrestre più rilevante sul terreno nella ripresa della città da parte dei lealisti alla fine dello scorso anno. Hezbollah, anche dopo l’intervento russo nel 2015, ha costituito sostanzialmente (e con il successivo apporto delle milizie sciite provenienti dall’Iraq) la fanteria del fronte di Assad. In diversi momenti ha rappresentato una forza anche più rilevante dello stesso esercito lealista. A mio parere, è interessante notare che, secondo diverse fonti, il conflitto siriano ha avuto per il Partito di Dio una funzione “allenante” in vista di conflitti futuri (con Israele). Proprio in questa occasione, la sua capacità militare si è accresciuta moltissimo e oggi i miliziani di Hezbollah sono infinitamente più preparati rispetto a 7 anni fa.

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