martedì, Settembre 17

Hezbollah in America Latina: l’infiltrazione perfetta La presenza di Hezbollah in America Latina è ormai cosa certa. Cosa sta accadendo nei paesi del subcontinente?

0

Lo scorso 15 Novembre la polizia federale argentina ha arrestato due fratelli con un’accusa ben precisa: far parte di di Hezbollah. Sarebbe stata la Daia, la Delegazione di Associazioni Israelite a denunciare la presunta affiliazione di Axel Ezequiel Abraham e di Kevin Gamal Abraham Salomon -entrambi di nazionalità argentina- all’organizzazione libanese. L’accaduto si somma ai due attentati commessi il giorno precedente, uno al cimitero della Recoleta e l’altro dinanzi all’abitazione del giudice Claudio Bonadio. Per quanto la matrice dei tre eventi non sia probabilmente comune, certo è che il clima rimane particolarmente teso in un momento in cui l’Argentina si prepara all’atteso summit del G20.

Ma se vi state chiedendo cosa c’entri Hezbollah in Argentina, beh, in realtà, non è il caso di rimanere sorpresi. Il ‘Partito di Dio’ è in America Latina da anni. Diverse sono infatti le indagini avviate non solo in Argentina ma anche in Brasile, Venezuela, Colombia e Paraguay.

Da anni si cerca di comprendere il raggio d’azione di questo gruppo mediorientale ed le modalità con cui si sia potuto infiltrare così bene nelle comunità latine. Non bisogna sorprendersi, però, come dicevamo poco fa, perché la crescita di Hezbollah nell’emisfero occidentale risale a parecchio tempo fa. Era il 17 marzo 1992 quando un kamikaze colpì una macchina piena di esplosivi nell’ambasciata israeliana proprio a Buenos Aires; 29 i morti e 242 i feriti. Ed era solo l’inizio, l’uscita allo scoperto potremmo dire. Due anni dopo, infatti, il 18 luglio 1994, un’altra auto si schiantò contro il centro ebraico dell’AMIA, l’Asociacion Mutual Israelita Argentina, sempre a Buenos Aires. Stavolta i morti furono 85 persone e i feriti centinaia: questi numeri lo hanno reso il più mortale attacco terroristico avvenuto in America Latina.

L’Iran e Hezbollah sono stati collegati a entrambi gli attacchi. Da allora, il mondo ha acceso i riflettori su quel terrore a cui oggi siamo un po’ più abituati ma di cui spesso non comprendiamo  alcune angolazioni. Quelli che alla fine degli anni ’90 erano apparsi come degli attacchi isolati nel profondo Sud America, in realtà, rappresentavano il punto di leva per l’organizzazione che, infatti, solo pochi anni dopo, ha ampliato la propria rete in tutta l’America Latina.

Il subcontinente, infatti, è oggi una solida base per diverse operazioni del gruppo libanese: reti finanziarie e logistiche hanno consentito l’organizzazione di attacchi terroristici e di successive attività criminali collegate anche al cospicuo e noto traffico di droga, specie di cocaina ed eroina.

Il Country Reports on Terrorism del Dipartimento di Stato americano per il 2015 e il 2016 ha  confermato la presenza di Hezbollah nella regione, sottolineando una probabile «attività a sostegno dell’organizzazione» mediante membri, facilitatori e sostenitori. Il Dipartimento di Stato parla chiaramente di «sforzi per costruire l’infrastruttura dell’organizzazione» e di «raccolta di fondi, sia attraverso mezzi leciti che illeciti». Le attività di raccolta fondi nelle diverse aree dell’America Latina sono, insomma, «un importante collegamento regionale di armi, narcotici, merci piratate, contrabbando di esseri umani, contraffazione e riciclaggio di denaro – tutte le potenziali fonti di finanziamento per le organizzazioni terroristiche».

Insomma, Hezbollah in America Latina c’è eccome.

Andiamo in Colombia dove da tempo è in corso un’indagine coordinata con le forze statunitensi. Secondo i media locali, la presenza di Hezbollah nel Paese sarebbe ‘coperta’ da un’organizzazione legittima, la Organización de Seguridad Externa (ESO) o Unit 910. L’ESO sarebbe, in altre parole, il braccio destro di affiliati stranieri di Hezbollah; Imad Mughniye ne è stato il fondatore e leader dell’organizzazione fino al suo assassinio nel 2008; il suo capo attuale è Talal Hamiyeh. Occhio perché stiamo parlando proprio del gruppo terroristico ritenuta responsabile dei due attacchi a Buenos Aires e dell’attacco terroristico del 2012 nella località bulgara di Burgas in cui sono stati uccisi cinque israeliani e un autista bulgaro. Ma non solo: pare che l’ESO sia stata coinvolta in molti altri attacchi tentati. Nel 2013, dei presunti affiliati sono stati arrestati in Nigeria e, sempre nello stesso anno, un cittadino libano-svedese è stato arrestato a Cipro. L’anno successivo un’altro membro ha ammesso di aver pianificato un attacco contro alcuni israeliani a Bangkok.

Tornado a noi, la polizia nazionale colombiana avrebbe scoperto essenzialmente un legame tra l’ESO ed Hezbollah, un legame che avrebbe reso possibile diversi attacchi e crimini. L’inchiesta ha portato altresì all’identificazione di satelliti commerciali di cui Hezbollah si sarebbe servita per mettere in atto le proprie attività: narcotraffico, vendita ed esportazione di veicoli rubati, riciclaggio di denaro sporco fino al reclutamento di locali per future attività connesse al terrorismo. Gli affari, poi, si sono ampliati e la rete commerciale è diventata più estesa: prodotti tessili, compresi gli indumenti di contrabbando che dal Libano pare finiscano a Panama, esportazione di carbone e carne. Giri di soldi, di riciclaggio e di criminalità in un Paese che, evidentemente, ha mostrato una certa fertilità per questi intenti.

La polizia colombiana e l’Interpol hanno lavorato insieme per comprendere i metodi operativi delle organizzazioni sciite, mandando i propri agenti in città come Cartagena, Barranqilla e Maicao dando loro documenti di identificazione falsi e permettendo loro di infiltrarsi nel tessuto criminale. Nulla di semplice, pensiamoci bene; c’è più di un oceano di distanza tra queste culture.

 Secondo l’intelligence colombiana, l’80% del reddito derivante dalle attività criminali di cui parliamo sarebbe convogliato attraverso le banche europee in viaggio verso Beirut ed utilizzato per sostenere l’organizzazione terroristica. Il restante 20% verrebbe, invece, re-investito in imprese colombiane e panamensi. Hezbollah, inoltre, pare stia usando i social network in Colombia e  a Panama per identificare i sostenitori cui fare un bel lavaggio del cervello. Roba non da poco eppure che non fa nessun teoricamente atteso clamore.

In atto, vi sarebbe un vero e proprio reclutamento nelle moschee locali e un indottrinamento in Libano mediante delle ‘borse di studio’. Attenzione a questi dati: sono 40.000 musulmani in Colombia, cinque le moschee e 10 centri culturali islamici. Negli ultimi 15 anni, le conversioni all’Islam sono aumentate del 40%. Ecco cosa si intende per ambiente fertile.

Le autorità colombiane, però, hanno scoperto qualcosa in più: le direttive proverrebbero proprio da Teheran via Libano e, da lì, risuonerebbero all’affiliata locale ESO. Pare anche che uno dei membri più anziani, il libanese Abdallah Rada Ramel, responsabile delle operazioni di Hezbollah a Panama, viaggiasse frequentemente tra Venezuela, Paraguay, Brasile, Argentina, Germania, Svizzera e Stati Uniti. Circa un anno fa, poi, è stato espulso dalla Colombia dopo essere stato incriminato per traffico di droga e riciclaggio di denaro sporco. Viaggi casuali?

Lasciamo ora la Colombia e l’Argentina per andare in Brasile. Anche qui, la polizia ha arrestato qualche giorno fa un fuggiasco accusato dalle autorità degli Stati Uniti di aver finanziato Hezbollah e di aver perpetrato attività illegali in diverse aree di confine. Non è un caso che Assad Ahmad Barakat sia stato scovato nella città di Foz do Iguacu nella zona dove convergono Brasile, Argentina e Paraguay, la zona Tri-Border, un noto paradiso per contrabbandieri, trafficanti e contraffattori. A tal proposito, anche le forze di polizia del Paraguay lo stavano cercando.

Proprio la caratteristica geografia del confine, la corruzione e il sistema giudiziario che fa buchi da tutti i lati rendono difficile monitorare la criminalità organizzata e le attività illecite nel luogo. A proposito di normative, uno dei problemi maggiori è il fatto che il Paraguay non ha delle leggi anti-terrorismo e questo rende chiaramente la zona un vero e proprio rifugio per le operazioni terroristiche. Le autorità del Paese hanno sottolineato già di aver avuto prove che vi è un flusso cospicuo di denaro inviato a organizzazioni con connessioni terroristiche. Il Paraguay, nel 2006, ha permesso l’entrata di 400 soldati statunitensi proprio al fine di combattere i terroristi ma poi ha deciso di non rinnovare l’accordo.

Secondo i funzionari e le forze dell’ordine statunitensi che hanno familiarità con la regione, «le milizie di Hezbollah sostenute dall’Iran stanno promuovendo una forza ben finanziata di radicali islamici nella regione». Secondo quanto scrive il gruppo di studio sulla sicurezza nazionale del Pentagono già 10 anni fa, il ‘confine a tre’ è «la base più importante per Hezbollah al di fuori del Libano stesso, sede di una comunità di pericolosi fanatici che inviano i loro soldi per sostenere finanziariamente». Insomma, l’interesse di Hezbollah in America Latina è chiaro.

E mentre alcuni tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Australia riconoscono il gruppo come un’organizzazione terroristica, l’America Latina come sta agendo? O meglio, sta davvero agendo o rimane ancora pressoché inerte dinanzi ad una minaccia ormai così diffusa?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore