sabato, Dicembre 14

Libano: le dimissioni di Hariri una questione saudita Il regno saudita ha sollevato la questione Libano per aprire la scalata contro Hezbollah

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(Beirut)- Le dimissioni del Primo Ministro libanese Saad Hariri hanno sorpreso tutti coloro che lo circondano. L’accordo del 2016, stipulato dalle forze tripartite, ha visto la partecipazione dell’attuale Presidente libanese Michel Aoun, dell’ex capo Saad Hariri e del leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah.

Era solo una questione di tempo prima che le tensioni regionali esplodessero all’interno di questa fragile e improbabile alleanza. L’Arabia Saudita, gli Stati Uniti, l’Iran e la Siria stanno combattendo per il controllo e il mantenimento del potere e considerano il Libano, data la sua indipendenza, un partner fondamentale per costituire delle forti alleanze nella regione. Le dimissioni hanno suscitato scalpore, non tanto per l’azione in sé, quanto per il tempo e il modo in cui sono state presentate. Sembra che ci sia nei confronti di Hariri una cospirazione, anche se le agenzie governative hanno negato.

Sembra surreale che un Primo Ministro si dimetta mentre è in terra straniera, su un canale televisivo straniero, portando molti a pensare a un potenziale fermo a Riyad, anche se poi ha incontrato il re Salman bin Abdulaziz Al Saud il lunedì mattina. E’ sembrato qualcosa di simile a una cospirazione per far ritenere che la vita del Primo Ministro sia in pericolo, anche se le agenzie governative hanno negato. È controversa è l’improvvisa decisione dell’Arabia Saudita dipulire la casacon l’azione anti-corruzione che ha portato in carcere una dozzina tra principi, studiosi e ministri. Eppure tutto è accaduto in poche ore, anche il lancio di un missile balistico su Riyadh.

Hariri, accusando l’Iran delle sue dimissioni e dicendo di temere per la sua vita, ha fatto dire a Hezbollah, per bocca di Hassan Nasrallah: «È chiaro che le dimissioni sono una decisione saudita imposta al Primo Ministro Hariri. Non è la sua intenzione, non è il suo desiderio e non una sua decisione».

Tutto ciò è tempestivo. A livello regionale, le tensioni tra l’Iran e l’Arabia Saudita sono al loro massimo con gli Stati Uniti che sostengono lo Stato sunnita contro una crescente influenza regionale sciita. Entrambi i Paesi stanno combattendo guerre proxy, dallo Yemen alla Siria alla ricerca dell’egemonia regionale.

Nel frattempo, l’erede al trono saudita -primo in linea di successione-, il principe ereditario  Mohammad Bin Salman,  sta aprendo la strada a un regno ‘moderno’. Il principe ha promesso di modernizzare il Paese, combattere la corruzione e ‘sradicare i resti dell’estremismo‘, e questo sembra essere una delle molte azioni che il futuro re sta mettendo in campo per infondere il suo potere

Diversi analisti libanesi temono una guerra a breve con Israele, il crollo dell’economia e attacchi ‘sorprendenti’. Ora tutto è nelle mani del Presidente libanese Michel Aoun. Era stupito delle dimissioni come chiunque altro. La domanda ora è ciò che accadrà dopo che il Governo di Hariri è crollato.
Se si insedierà un Governo pro-Hezbollah, si creerebbe uno scenario più teso per il piccolo Paese mediterraneo, che non è ancora pronto per un passo del genere.
L‘incontro di oggi tra il re saudita e Hariri è la prova che il regno ha sollevato il coperchio sul Libano per aprire la strada ad una scalata contro Hezbollah.
 Un altro scenario da considerare è quello che consente a tutte le parti di essere i principali attori e instaurare un Governo tecnocratico, neutro e professionale che gestirebbe gli affari del Paese da una posizione di non coinvolgimento nelle questioni religiose. Le elezioni parlamentari sono previste per maggio 2018. Questo scenario consentirebbe ad Hariri di rientrare in qualità di uomo d’affari in Libano, con grandi progetti finanziati dal suo alleato saudita.
Un tale Governo manterrebbe ovviamente l’unità dei libanesi, pur fornendo un giusto margine di manovra all’opposizione fino alle elezioni parlamentari. Ci sono, però, innumerevoli domande senza risposta. Hariri tornerà in Libano? La situazione non è chiara. Con migliaia di residenti e lavoratori libanesi in Arabia Saudita, una decisione frettolosa potrebbe aggravare la situazione che, al momento, non sembra affatto incoraggiante.

Traduzione di Stefania Massari

Marita Kassis è managing editor di ‘Al-Monitor’ Beirut. I punti di vista e le opinioni espresse in questo articolo sono propri dell’Autore e non rappresentano necessariamente quelle di ‘Al-Monitor‘.

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Sull'autore

Marita Kassis è managing editor di ‘Al Monitor’ di Beirut. I punti di vista e le opinioni espresse in questo articolo sono propri dell’Autore e non rappresentano necessariamente quelle di ‘Al Monitor’