giovedì, Dicembre 12

Haredim: gli ultra-ortodossi e l’Esercito in Israele Secondo un recente studio, la Leva aiuterebbe gli ultra-ortodossi ad integrarsi

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Dopo che, nell’atto stesso della nascita di Israele, le autorità religiose Haredim ottennero dal Governo l’esenzione dal servizio militare per la loro comunità, ci furono casi in cui, per rispondere a momenti di crisi, alcuni ultra-ortodossi si arruolarono volontariamente in unità omogenee. Questa prassi, negli anni è continuata e si è giunti alla creazione di unità Haredim stabili.

La reciproca diffidenza che separa i vari sottogruppi ebraici, però, fa sì che coloro che tra gli Haredim decidano di arruolarsi (eventualità accettata solo nel caso in cui non ci sia la possibilità o il posto per studiare la Torah in una Yeshivah), non siano visti di buon occhio dal resto della propria comunità: una delle ragioni apportate è che potrebbero essere di cattivo esempio per i fratelli minori e spingerli a non dedicarsi interamente allo studio dei Testi Sacri; d’altra parte, gli ebrei appartenenti agli altri tre gruppi principali, ognuno per le proprie ragioni, non vedono di buon occhio gli Haredim. La tendenza a contrarre matrimonio solo con individui provenienti dalla propria comunità è comune a tutti i gruppi.

In realtà, però, lo studio del JISS ha portato alla luce come l’esperienza militare abbia favorito un processo di integrazione nella società nei soggetti ultra-ortodossi: seppur prestando servizio in unità speciali (i cui regolamenti permettono ai soldati di seguire le regole della Torah), la vita in comune e i necessari contatti con persone appartenenti a gruppi differenti hanno portato ad una reciproca comprensione. Inoltre, la formazione tecnica fornita dall’Esercito ha permesso ai soldati Haredim, una volta terminato il periodo di Leva, di trovare posti migliori nel mondo del lavoro e, di conseguenza, di integrarsi maggiormente (la vita ritirata e dedita allo studio della Torah condotta dalla gran parte degli Haredim li relega, normalmente, a ruoli subalterni al di fuori della comunità). Dall’altra parte, la maggiore partecipazione degli ultra-ortodossi alla difesa del Paese farebbe sì che il resto della popolazione ammorbidisca il proprio giudizio sugli Haredim che, genericamente, sono visti come retrogradi e parassiti, in quanto godono dei vantaggi offerti dallo Stato senza dare nulla in cambio.

Secondo il Colonnello Branski, dunque, una maggiore integrazione degli ultra-ortodossi nelle Forze Armate è uno strumento necessario allo Stato di Israele, non solo dal punto di vista militare (in quanto contrasterebbe il declino demografico), ma anche dal punto di vista sociale, data la creazione di un maggiore spirito di unità nazionale. Per permettere che l’operazione vada a buon fine, però, è necessario guadagnare la fiducia della comunità Haredim e, fare questo, diviene indispensabile permettere ai militari ultra-ortodossi di servire in unità a loro dedicate ed organizzate per seguire le loro regole, anche se questo, formalmente, sarebbe contrario al regolamento dell’Esercito di Gerusalemme che prevede unità senza distinzione di appartenenza in cui l’identità israeliana funzioni da collante.

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