sabato, Maggio 25

Haredim: gli ultra-ortodossi e l’Esercito in Israele Secondo un recente studio, la Leva aiuterebbe gli ultra-ortodossi ad integrarsi

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Nella storia dello Stato di Israele, l’Esercito ha giocato da sempre un ruolo fondamentale, tanto da divenire quasi una parte essenziale dell’identità nazionale. La nascita dello Stato di Israele nel 1947, infatti, anticipò di pochi mesi lo scoppio di una guerra (Guerra di Indipendenza per gli israeliani, ‘Catastrofe’ per gli arabi), che fu solo la prima di una lunghissima serie.
Nel corso degli anni, il piccolo Stato ebraico, circondato da Paesi ostili, investì moltissimo nella costruzione e nell’ammodernamento delle proprie Forze Armate, tanto da risultare sempre vincitore, anche quando i nemici erano più numerosi e muovevano su più fronti (Crisi di Suez, Guerra dei Sei Giorni, Guerra del Kippur, Guerre del Libano nel 1978 e nel 1982). Oltre a combattere in guerre ufficiali, l’Esercito israeliano è da lungo tempo impegnato in una dura lotta contro che, dai tempi della Prima Intifada, lo vede opposto a formazioni paramilitari palestinesi e ad attacchi di carattere terroristico. Proprio per questo, nella percezione della gran parte degli israeliani, l’Esercito rappresenta un caposaldo dello Stato. Il recente acuirsi delle tensioni con il Libano e con l’Iran, ha fatto tornare in primo piano il ruolo delle Forze Armate nel Paese.
Attualmente, le Forze Armate israeliane contano contano 176.500 effettivi e 445.000 riserve: si tratta di un Esercito di Leva dove gli uomini devono servire per almeno tre anni e le donne per due; in caso di necessità, la durata del servizio può essere notevolmente allungata.

In realtà, esistono delle eccezioni all’obbligo di Leva. A parte gli arabi con cittadinanza israeliana, che hanno facoltà di scelta, l’eccezione più rilevante riguarda il gruppo degli Haredim, gli ebrei ultra-ortodossi.

In effetti, contrariamente a quanto molti erroneamente pensano, gli ebrei israeliani sono una comunità tutt’altro che omogenea, sia dal punto di vista politico, sia, soprattutto, dal punto di vista religioso. I principali sottogruppi religiosi ebraici (ma non gli unici) attivi nel Paese sono quattro: Hilonim, Masortim, Datiim e Haredim. Si tratta di una divisione basata sul livello di secolarizzazione: la gran parte degli ebrei israeliani è in larga misura ampiamente secolarizzata Hilonim: 49% della popolazione) e ritiene l’identità ebraica un retaggio culturale più che religioso, o, al massimo, ha una vita religiosa che si limita ad osservare i dettami più generici della religione senza che questa gli impedisca di vivere una vita laica e moderna (Masortim: 29%). Esistono, poi, anche gli ebrei ortodossi che, a loro volta, non rappresentano un gruppo omogeneo: da un lato ci sono i Datiim (13%), che tentano di applicare al mondo moderno le regole della propria tradizione religiosa, dall’altro ci sono gli Haredim (9%) che, al contrario, ritengono il mondo moderno un qualcosa di transitorio e si attengono unicamente ai Testi Sacri.

Gli Haredim sono il sottogruppo religioso più intransigente: vivono in comunità isolate ed evitano di avere contatti stretti con appartenenti alle altre comunità ebraiche, rifiutano in larga parte i moderni mezzi di comunicazione (in particolar modo la televisione), vestono abiti tradizionali e rispettano alla lettera il precetto del riposo sabbatico; l’unica attività che ritengono davvero degna è lo studio della Torah portato avanti nelle loro scuole, le Yeshivah. Il loro atteggiamento nei confronti dello Stato di Israele è piuttosto ambivalente: a differenza dei Datiim, che sono fortemente nazionalisti e che auspicano l’espulsione degli arabi dal Paese, gli Haredim non ritengono che le leggi di uno Stato laico siano del tutto compatibili con il loro stile di vita. Questa posizione deriva anche dalla convinzione che, secondo la Profezia, la rinascita di uno Stato ebraico debba coincidere con l’avvento del Messia: tutte le altre forme di Governo sono transitorie. Nonostante non si riconoscano formalmente nello Stato, gli Haredim non sono del tutto separati e hanno dei rappresentanti nella Knesset, il Parlamento israeliano: la loro posizione anti-sionista, però, ha fatto sì che, proprio grazie all’attività dei propri rappresentanti parlamentari, abbiano ottenuto e mantenuto per lungo tempo il diritto a non servire nelle Forze Armate.

Nonostante la superiorità delle proprie Forze Armate (per equipaggiamento ed addestramento), Israele, con i suoi 8.345.000 abitanti (censimento del 2015), resta un Paese piccolo rispetto ai vicini. Inoltre, la crescita demografica del Paese non fa ben sperare sul futuro: gli israeliani, in linea con il modello europeo e statunitense, si riproducono poco; i loro vicini arabi, al contrario, hanno un discreto tasso di crescita demografica. È naturale che un Paese accerchiato da vicini ostili, che per giunta non sembra interessato ad una politica meno ostile nei confronti degli avversari, la questione del bacino di reclutamento è fondamentale.

Nonostante sia difficile calcolare con esattezza il numero degli Haredim residenti in Israele, a causa della loro diffidenza e della tendenza a vivere isolati (si parla di un numero che oscilla tra i 444.000 e i 795.000), un dato risulta interessante: tra tutti i gruppi ebraici, gli Haredim sono gli unici che hanno un significativo tasso di crescita demografica.

Secondo un recente studio del Colonnello Yonatan Branski del Jerusalem Institute for Strategic Studies (JISS), la crescita demografica degli Haredim potrebbe portarli, nei prossimi decenni, a rappresentare un terzo della popolazione ebraica del Paese: se queste previsioni dovessero rivelarsi corrette, la scarsa affezione degli Haredim per le sorti dello Stato rappresenterebbe un serio problema per il Governo di Gerusalemme. Ecco il perché dell’interesse delle Forze Armate per gli ultra-ortodossi.

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