sabato, Agosto 15

Hainan la nuova Hong Kong? Non sono in molti a crederci, per quanto sia il sogno di Xi. Il sistema legale di Hong Kong rimarrà più forte di quello cinese per le attività commerciali internazionali ancora per molto tempo

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La nuova legge cinese sulla sicurezza nazionale ha fatto temere a molti il venir meno di Hong Kong come centro finanziario internazionale. Dubbi, per la verità, che sono emersi fin dai primi mesi di protesta del 2019, quando le manifestazioni erano contro la legge sull’estradizione. Dubbi confermati, poi, a inizio giugno, quando la legge sulla sicurezza è divenuta un ‘caso’ internazionale e mentre si è diffusa la notizia dell’intenzione di Pechino di trasformare Hainan infree trade port’ (‘porto di libero scambio’).

Hainan è un’isola tropicale che copre un’area di isola di 35.000 kmq, 30 volte più grande di Hong Kong, dà il nome alla Provincia, composta da un insieme di isole più piccole, famosa per essere l’ultima area della Cina conquistata dai comunisti nella guerra civile nel maggio 1950, Provincia che conta 9,5 milioni di persone.

Deng Xiaoping, rese Hainan provincia autonoma nel 1988, trasformandola nella più grande ‘zona economica speciale’ della Cina, nella speranza che divenisse un successo come Shenzhen, trasformata da un piccolo villaggio di pescatori in un hub hi-tech in forte espansione.
L’isola avrebbe dovuto diventare un esempio per Taiwan, l’esempio che la prosperità avrebbe potuto essere garantita se si fosse affidata a Pechino. Così non è stato, Hainan si è piuttosto trasformata in un paradiso per i trafficanti e gli speculatori di proprietà nei primi anni ’90. Lo scoppio della bolla immobiliare di Hainan è ricordato come uno dei maggiori fiaschi economici per Pechino dall’inizio della riforma di Deng alla fine degli anni ’70.

Lo scorso anno il prodotto interno lordo di Hainan era di soli 530 miliardi di yuan (74,5 miliardi di dollari USA), ovvero lo 0,5 per cento del totale nazionale, secondo l’agenzia statistica provinciale. La quota della provincia nel commercio complessivo era inferiore allo 0,3 per cento nel 2019.

I governi dell’isola sono considerati dagli analisti politici asiatici ‘fallimentari’. Le entrate fiscali della provincia nel 2019 sono state circa un settimo di quelle di Shenzhen, mentre i residenti sono più poveri dei loro compatrioti continentali: il reddito pro capite medio in Hainan era inferiore del 10% rispetto alla media nazionale. Da questo stato di cose parte Pechino per fare dell’isola la nuova Hong Kong.

Pechino ha annunciato un pacchetto di politiche speciali per Hainan, tra cui l’abolizione dei dazi sulle importazioni, riduzione al 15% dell’aliquota dell’imposta sul reddito per le persone e le aziende (Hong Kong è al 17%), eaperture in materia di requisiti per i visti per turismo e affari. Maggiori libertà per commercio(alcune merci importate saranno esenti da tariffe, comprese le attrezzature di produzione, veicoli, navi, aerei, materie prime e beni di consumo.), investimenti, flussi di capitali e circolazione di persone e dati il cui completamento è previsto entro il 2035, compongono i punti forti delprogramma per trasformare l’isola in quello che gli osservatori locali definiscono un centro di forte influenza internazionaleentro la metà del secolo.
I cittadini cinesi potranno spendere fino a 100.000 yuan (14.000 dollari USA) a persona ogni anno nei negozi duty-free dell’isola. La Cina costruirà una ‘seconda linea doganale’ per i prodotti trasportati da Hainan alla terraferma, con merci che possono entrare in franchigia doganale.

L’approvazione degli investimenti sarà semplificata sull’isola e nella intera sua Provincia. In alcune aree le aziende non avranno l’obbligo di ottenere l’approvazione del Governo, dovranno solo impegnarsi rispettare le normative in vigore. I controlli saranno successivi all’avvio delle attività. I cittadini stranieri potranno fungere da rappresentanti legali per le imprese statali, cosa non consentita nella terraferma, mentre i turisti che arrivano su navi da crociera internazionali potranno visitare l’isola per un massimo di 15 giorni senza visto.
Gli analisti fanno notare che le politiche proposte per Hainan sono ben più convenienti rispetto a quelle delle altre ‘zone di libero scambio’, come Shenzhen o Shanghai.

Il progetto di trasformare Hainan nella Hong Kong del futuro è stato «pianificato, organizzato e promosso personalmente da Xi Jinping», secondo la dichiarazione del Governo. L’ufficio provinciale per lo sviluppo economico internazionale di Hainan ha descritto il porto di libero scambio come «un fiore all’occhiello dell’apertura della Cina e una chiave di apertura nella nuova era».

Un progetto per nulla recente, Xi aveva annunciato già nell’aprile 2018 che l’isola, una destinazione turistica definita come le Hawaii della Cina, sarebbe stata trasformata nella più grande zona di libero scambio della Nazione. Infatti, il Governo di Hainan ha inviato delegazioni a Hong Kong, Singapore e Dubai per apprendere pratiche di ‘libero scambio’. Il progetto, però, da giugno haavuto una evidente accelerazione.
Progetto che sarebbe
inquadrato nelle strategie della guerra commerciale, finanziaria,tecnologica tra Pechino e Washington, e sarebbela risposta alla dichiarazione degli Stati Uniti di voler spogliare Hong Kong del suo status commerciale speciale,il che significa che Hong Kong sarebbe soggetto alle stesse tariffe statunitensi della terraferma.
Secondo gli analisti, Pechino sta cercando di replicare alcune delle politiche che hanno reso Hong Kong un successo economico-finanziario, proprio con l’obiettivo replicare Hong Kong,spogliando Hong Kong prima ancora che lo facciano gli americani.

Fei-Ling Wang, professore alla Sam Nunn School of International Affairs presso il Georgia Institute of Technology, ha dichiarato ai media asiatici che le tempistiche dell’annuncio del piano Hainan -tra fine maggio e inizio giugno e riaffermazione durante le manifestazioni contro la legge sulla sicurezza nazionale- «mostrano che Pechino ha il forte desiderio di costruire un centro di libero scambio alternativo ad Hong Kong». Operazione non facile secondo Wang, che ritiene che la possibilità che Hainan diventi un altro Hong Kong o un’altra Hawaii sia «molto scarsa, se non del tutto inesistente».
Il motivo è tutto politico: per quante liberalizzazioni e agevolazioni fiscali possa fare, Pechino avrà l’ostacolo di un partito onnipresente in tutto, a partire dalle iniziative economiche, il problema di fondo è la ‘libertà’, quella che invece poteva vantare Hong Kong. «Hainan non può copiare i vantaggi critici di Hong Kong senza una trasformazione politica fondamentale della Cina:uno stato di diritto consolidato che protegge i diritti di proprietà; libertà individuali; garanzia sui contratti; e un buon rapporto con l’Occidente e gli Stati Uniti in particolare. Il resto», vale a dire tutte le non-condizionalità approntate da Pechino sul fronte fiscale, sono «solo componenti aggiuntivi».

Stessa considerazione di Steve Tsang, direttore del SOAS China Institute presso la School of Oriental and African Studies dell’Università di Londra. Scondo Tsang, il piano di Xi per Hainan potrebbe essere contrastato da un ambiente internazionale ostile e dalla mancanza di uno stato di dirittosull’isola. «Hainan può realizzare molto di ciò che si prefigge di fare … ma non trasformarsi in una seconda Hong Kong», Hainan «non ha ciò che rende Hong Kong quello che è».

Che Hong Kong resti Hong Kong, e che non ci siano pericoli per il suo ruolo nella finanza internazionale ancora per molti anni, esempio irripetibile per la Cina, lo sostengono anche Orazio Yeung, docente associato di Diritto commerciale presso l’Università di Leicester, e Flora Huang, docente di diritto e affari presso l’Università di Derby. Yeunge Huang, autori di una ricerca sul tema, sostengono che «il successo di Hong Kong come centro di finanza internazionale, che collega la Cina continentale, si basa su diverse basi. Queste includono avere un ambiente commerciale stabile, il libero flusso di capitali, basse aliquote fiscali e un sistema legale affidabile basato sul diritto comune inglese», «lnostra ricerca sostiene l’idea che il sistema legale di Hong Kong rimanga più forte di quello cinese per le attività commerciali internazionali. Ciò garantirà per il momento un vantaggio competitivo sulla Cina»

La Cina sta crescendo, affermano i due docenti, «riflettendo l’importanza del sistema di common law per gli investitori internazionali. Ma prima che questo sviluppo ottenga maggiore trazione,riteniamo che Hong Kong occupi ancora una posizione unica nel futuro sviluppo economico della Cina, data l‘importanza dei principi legali inglesi nella finanza e nel commercio internazionali. I principi legali inglesi tradizionali, come la buona fede e il concetto giuridico di trust, sono ancora al centro del linguaggio legale del commercio moderno. Questi devono ancora essere integrati nel sistema legale della Cina continentale».

Xi Jinping ha dimostrato di essere capace di grandi progetti e di altrettante realizzazioni, e la nuova Via della Seta lo insegna, probabile che con il tempo possa fare di Hainan un centro economico capace di buone prestazioni, ma diverrà una seconda Hong Kong solo se e quando la Cina riuscirà non essere più quella di Xi.

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