mercoledì, Agosto 21

Hailé Selassié: il re dei re e nuovo Messia

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Dakar – «Qualunque sia il giudizio finale su Hailè Selassiè, la sua figura merita rispetto e considerazione. E’ impossibile provare un senso di grande ammirazione e di riconoscenza verso l’uomo che il 30 giugno 1936, dalla tribuna ginevrina della Società delle Nazioni, denunciava al mondo i crimini del fascismo e avvertiva che l’Etiopia non sarebbe stata che la prima vittima di quella funesta ideologia. Per questo suo messaggio, malauguratamente non ascoltato, gli siamo un pò tutti debitori», così si legge inIl Negus, vita e morte dell’ultimo Re dei Redi Angelo Del Boca.

L’imperatore d’Etiopia Hailé Selassié è una delle figure più celebri e discusse della recente storia africana. Il reporter polacco Ryszard Kapuściński rimase folgorato dalla sua figura e lo descriveva come una persona diversa dalle altre: minuto, gracile, all’apparenza innocuo e fragile, quasi insignificante, ma nascondeva un’anima da guerriero, spietato, astuto e ambizioso e la sua intelligenza era fuori dal comune. E’ stato l’ultimo Negus (come chiamavano gli etiopi I loro imperatori) ed è considerato dagli aderenti del rastafarianesimo il nuovo Messia e la seconda incarnazione di Gesù. E’ stato il simbolo di un potere imperiale di stampo medioevale che cercò di modernizzare senza successo e allo stesso tempo è stato uno dei padri fondatori nel panafricanesimo moderno e riuscì ad attraversare, da protagonista, il secolo scorso, nonostante il suo regno era uno dei più poveri al mondo.

Nell’Etiopia attuale Selassiè è ancora un simbolo importante e per diversi tratti i due si assomigliano. Questa terra è misteriosa come il suo simbolo, attorniata da un alone mistico e divino e il suo aspetto, il suo clima, la sua religione e la sua cultura non hanno paragoni con gli altri Stati africani. Incastonato nel corno d’Africa, è l’unico paese la cui conversione religiosa (cristiano ortodossa) è di antica tradizione e di diretta derivazione apostolica che iniziò con la conversione del re axumita Ezana e inseguito tutto il regno axumita si convertì nel IV secolo e tuttora la matrice religiosa si fonda sul mito della loro appartenenza a una delle 10 tribù perdute d’Israele. Per la Chiesa cristiano-ortodossa etiope ras Tafarì Maconnèn (vero nome dell’Imperatore) è stato il duecentoventicinquesimo discendente della dinastia Salomonide, ovvero l’ultimo discendente di una dinastia che la tradizione vuole sia nata dal’unione tra la Regina di Saba e il leggendario re Salomone (evento descritto anche nella Bibbia, 1 Re 10; 2 Cr 9).

La sua ascesa al potere inizia nel 1916 quando, con un colpo di Stato prende il potere detenuto da Ligg Lasù V che era accusato di essere un musulmano. In realtà il colpo fu orchestrato e appoggiato dalla Francia, dall’Italia e dal Regno Unito, perché Lasù aveva dimostrato, durante l’inizio della prima guerra mondiale, diverse simpatia all’Austria Ungheria e alla Turchia. Per tutto il suo regno, durato più di quarant’anni, l’imperatore fu un alleato dell’occidente, che lo utilizzo spesso come figura mediatica e che gli permise di diventare un elemento importante nello scacchiere geopolitico durante la Guerra Fredda. Nel 1923 oltre a mantenere il regno indipendente (l’unico caso nel panorama africano) riuscì a ottenne anche l’ammissione alla Società delle Nazioni.

Il primo periodo di regno di Selassiè in realtà fu solo di reggenza, ma nel 1930 ottenne l’incoronazione a cui parteciparono centinaia di dignitari da tutto il mondo che evidenziarono la sua importanza internazionale e il suo desiderio di riformare il paese, basato su un sistema feudatario medioevale, rimodulandolo sul sistema moderno occidentale. Questo slancio riformistico venne, nel 1936, interrotto bruscamente dall’invasione dell’italia fascista. In questa occasione l’imperatore dimostrò una non comune abilità diplomatica ed una lungimiranza che nei decenni a venire lo posizionarono come uno dei più illuminati statisti del secolo e la sua denuncia dei crimini contro l’umanità perpetrati dal fascismo, furono il primo campanello d’allarme delle violenze che inseguito si abbatterono sul Mondo. Nonostante i suoi appoggi politici e i suoi discorsi alla Società delle Nazioni, dovette scappare in esilio in Inghilterra, da dove condusse, con l’aiuto degli inglesi, una guerra mediatica contro l’invasore e dove la sua figura si trasformò in un potente personaggio mediatico per il Mondo intero. Qui gli inglesi crearono una delle più importanti operazioni di marketing è costruirono a tavolino il suo mito di liberatore del continente africano e di giustiziere del nazzi-fascismo.

Nel 1940 gli inglesi misero Selassiè al comando di un efficientissimo reparto di soldati chiamato Gideon Force, con cui riconquisterà facilmente il Paese nel 1941, sbaragliando l’armata fascista che era mal armata e disorganizzata. Questo gli permise di far accrescere maggiormente il suo mito di liberatore del continente su cui si basa il credo rastafariano e su cui gli intellettuali del panafricanesimo facevano leva per la liberazione e l’unificazione di tutto il continente africano.

«Poichè oggi è un giorno di felicità per tutti noi, dal momento che abbiamo battuto il nemico, rallegriamoci nello spirito di Cristo. Non ripagate dunque il male con il male. Non vi macchiate di atti di crudeltà, così come ha fatto sino all’ultimo istante il vostro avversario. State attenti a non guastare il buon nome dell’Etiopia. Prenderemo le armi al nemico e lo lasceremo ritornare a casa per la stessa via dalla quale è venuto». Con questa dichiarazione dopo la vittoria, si presentò al continente africano come il liberatore del continente e leader del panafricanesimo, ma oltre alla sua figura politica emerse anche un altro lato dell’imperatore, la sua cultura cristiana e il suo fervore religioso, che lo accompagnerà per tutto il suo regno e che aumentò la sua aura divina davanti alla popolazione.

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