domenica, Novembre 29

Guerriglia e paura: ma non è il Covid-19 Movimenti di piazza tesi a creare disordine, altro che proteste contro le misure anti-covid. La risposta deve essere durissima. La gente comincia ad avere davvero paura. Ma non del Covid-19, nei confronti del quale ormai prevale il fatalismo. La gente ha paura perché ha sfiducia nella forza e lucidità del governo

0

Il Covid-19 è la scusa scatenante, ma c’è ben altro. Che la situazione sia grave è sotto gli occhi di tutti. Che in questa situazione si cominci a programmare, da parte di forze eversive e criminali (non estranee, temo, a qualche partito politico), una sorta di sommovimento popolare, insomma movimenti di piazza tesi a creare disordine, è evidente.
Basta guardare le cronache di ieri sera: da Milano e Torinoin testa, notatelo bene- a Genova, Catania, Treviso, Napoli, passando per altri centri, anche minori, è guerriglia. Dove a farla da padrone non sono tanto pentole o similari, quanto bombe carta, molotov, saccheggi, non sono tanto commercianti e ristoratori, che certo ci sono ma non hanno molotov in tasca, quanto ultras e neofascisti.
Ed è altrettanto evidente che la risposta non può essere burocratica come propone Marco Minniti: riunire una mega commissione in cui ci siano tutti per ragionare sul modo e sul perché dei sommovimenti … sì, buonanotte! La risposta deve essere durissima e decisa. E quindi deve e non può che essere dello Stato e degli organi dello Stato, Polizia e Carabinieri. Mostrare, come invece si sta facendo, debolezza e indecisione, rafforza in certi ambienti criminali, politici e delinquenziali, l’idea che lo Stato è debole e che ci si può opporre alle sue misure, assumendo di fatto il ‘controllo’ del territorio. Si tratta, di una ovvietà addirittura banale. Ai delinquenti, del Covid-19, dei morti, dello Stato non importa un accidente. Ciò che importa è condurre liberamente i propri affari, per di più avvalendosi della manovalanza derivata dallo stato comatoso dell’economia. Se lo Stato, come purtroppo finora ha fatto, si mostra debole, i criminali, di fatto, si impadroniscono di parte del territorio e dei relativi abitanti, per i propri traffici, sicuri che lo Stato, debole, lì non ci andrà.
Ciò è semplicemente elementare non c’è bisogno di studi sociologici approfonditi, basta il comune buon senso. E infatti, l’altra sera,
a Napoli, la Polizia si è guardata bene dall’andare a cercare i facinorosi a casa loro.

Dicevo ieri del Governo che non c’è. Ma non c’è nemmeno il resto, le Regioni, per non dire della politica, dei partiti.
Il Governo, scorso fine settimana, dopo lunghe incomprensibili esitazioni e resistenze, fa una proposta, anche a seguito di una serie di interventi proposti o ‘minacciati’ dalle Regioni e relativi capataz, sedicenti ‘governatori’ … -tra poco, vedrete, si autoproclameranno viceré- le Regioni, che premevano da giorni (pensiamo solo alla Campania, ma anche alla Lombardia, in prima linea a proporre interventi ‘severi’), al momento di sottoscrivere l’accordo con Giuseppe Conte – pochette, come sempre si tirano indietro e bloccano tutto. Dopo ore di ulteriori trattative, finalmente l’ennesimo dpcm. Al quale, poche ore dopo, si oppone un pezzo di maggioranza che lo aveva approvato e che però fa l’opposizione interna, gli italoviventi.
Se la situazione non fosse drammatica, ci sarebbe da ridere, perché siamo in piena vaudeville, ai limiti della pochade.
Guardiamo meglio. Quello che le Regioni chiamano il ‘governo centrale’ è il governo del Paese, l’unico governo esistente in questo Paese, e l’unico legittimato a decidere. Certo, ci sono le Regioni, ma perfino la norma scritta con i piedi dell’art. 117 della Costituzione (uno sbrego gravissimo non solo all’equilibrio, ma alla logica costituzionale del nostro Stato: «unico e indivisibile» … chiaro?) perfino quella disposizione, dico, prevede esplicitamente che in determinate circostanze di ‘emergenza’ il Governo possa (che in termini giuridici significa ‘debba’) assumere tutti i poteri delegati alle Regioni. E la cosa è perfettamente logica, perché, appunto, l’Italia resta un Paese unitario, con buona pace di leghisti e simili.
A mio parere, dicevo ‘deve’, perché, data l’emergenza, dichiarata esplicitamente e riconosciuta e accettata dal Parlamento, cioè dal popolo, occorre assumere decisioni, unitarie e chiare. Perché se per caso, dovessero realizzarsi differenze o impossibilità di cooperazione effettiva, un cittadino danneggiato potrebbe legittimamente rivalersi sul Governo.
Ma sorvoliamo.

Dunque: che fare? Che fare in questo bailamme assordante di voci, proteste, affermazioni, dichiarazioni e interviste, interviste, interviste a tutti e al loro contrario. Tutte cose in cui ciascuno dice la sua, più o meno fondata sulla sabbia delle proprie idee per lo più preconcette, e chi ascolta sente ormai solo un rumore assordante e, credetemi, comincia ad avere davvero paura.
Del Covid-19?
No, questo è il punto. Non è il Covid-19 che fa paura.
La gente, ormai, ha capito che se ci capita ha buone probabilità di scamparla, e se no il fatalismo italico fa accettare il rischio. È ciò, temo, che non ha capito Vincenzo De Luca (finora il più lucido, secondo me, altro che il mediatore esasperato Stefano Bonaccini, una macchietta), non lo ha capito quando ha mostrato quella radiografia. Che errore! Ma chi glielo ha consigliato?! Un errore gravissimo e irreparabile, perché nessuno lo capisce e nessuno crede che quella sia veramente la radiografia di un malato vero e nessuno se ne preoccupa: ‘che ci si può fare!’, pensano molti.
La mia netta impressione è che -mi scuso con i sociologi se dico sciocchezze- ormai prevale il fatalismo, unito alla stanchezza e al senso di dispersione.
La stanchezza fa fare errori gravi, siamo da troppo tempo in tensione, lo stress aumenta, e ci si lascia andare nell’idea che ‘basta, non ne posso più, tanto se deve andare male ci va lo stesso’. E poi, l’elemento determinante, che dovrebbe interessare pochette e compagni (ma non gli interessa, perché loro pensano solo alla poltrone, non a risolvere i problemi degli italiani) è la sfiducia. La gran parte degli italiani ha capito chiaramente una cosa: chi governa, al centro o in periferia, non sa assolutamente cosa fare e non sa reagire, non sa nemmeno organizzare le poche cose che ha fatto.
Solo un inesistente come pochette o come Giggino, può pensare che qualcuno li ascolti e si fidi; quando poi annunciano il vaccino per domani mattina, si fanno solo ridere dietro. Ormai la gente li guarda, subisce le loro chiacchiere e si volta dall’altra parte.

Questo Governo non ha più alcuna credibilità, preso come è dalle sue divisioni interne e dalla sua incapacità, e, specialmente, assenza totale di autorevolezza, unita a un narcisismo così esagerato da essere ridicolo … -ma pochette non lo guarda Neri Marcorè e Crozza?
La gente, inoltre, vede benissimo che Governo e Regioni ecc., hanno perso la grande occasione di questa estate quasi esente da contagi, per organizzare la sanità, migliorare gli ospedali, acquistare attrezzature e, specialmente, assumere medici e infermieri … che non ci sono. La gente ha capito perfettamente anche questo, bisognerebbe andarli a prendere fuori di Italia, ma a Matteo Salvini e Beppe Grillo, per non parlare di Maurizio Landini e simili, verrebbero i sorci verdi. E quindi la gente ha ancora più paura e fatalismo.
Ma, ripeto, la gente ha capito. E assiste disgustata alla ‘trattativa’ su un’ora in più o in meno nei ristoranti, sulla chiusura del terzo o anche del primo liceo, eccetera. Quando si vede che si litiga su cose del genere, chiunque, e quindi anche gli italiani considerati dai politici poco più che dei buoi, capiscono che siamo in mano a gente che non sa e non vuole fare nulla.
Dovrebbero andare a casa. Sì, in Svezia.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.