sabato, Ottobre 24

Guerre politiche nel Medio Oriente Molte, se non tutte le crisi attuali possono essere fatte risalire ai corridoi della Casa Bianca

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Beirut – Mentre il mondo continua ad associare il terrore con la nascita di al-Qaeda e il suo ‘marchio’ inglorioso del fanatismo ispirato dal Wahhabismo, non potrebbe darsi che ciò a cui stiamo assistendo non sia altro che l’espressione di una grandiosa politica americana di destabilizzazione?

Sebbene molto del pubblico resta dell’idea che l’assenza di riposo in Medio Oriente sia una sorta di costante politica, a prova che questa regione del mondo semplicemente non può e non vuole comprendere le delicatezze della diplomazia volta a costruire la pace, molte, se non tutte le crisi attuali possono essere fatte risalire ai corridoi della Casa Bianca. E se, ovviamente, sarebbe poco onesto biasimare gli Stati Uniti per tutto, resta nondimeno vero che se non fosse stato per l’interventismo americano, il MENA (Middle East and North Africa) e il resto del mondo avrebbero trovato il proprio modo di sostenersi sulle proprie gambe.

ISIL per esempio – il figlio spirituale del clero wahhabista dell’Arabia Saudita – non avrebbe mai alzato la cresta. Se non fosse stato per l’ingegneria politica americana e il silenzio delle capitali occidentali, morte e distruzione non sarebbero cadute sul MENA in questo modo. Centinaia di migliaia di uomini e donne non avrebbero dovuto lasciare le proprie case e le proprie terre, se l’America non avesse avuto ambizioni mondiali.

Come il Presidente americano Barack Obama ha così eloquentemente affermato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite questo 28 settembre: «Vediamo le paure della gente normale venire sfruttate attraverso appelli al settarismo, al tribalismo, al razzismo o all’antisemitismo». Tutto vero, Signor Presidente! I semi di tali mali sono stati in verità piantati da uno dei vostri compatrioti, il Padre fondatore della destabilizzazione coperta – Zbigniew Brzezinski. E ancora oggi l’America non ha risposto a molte domande; i suoi giochi di guerra non hanno ancora raggiunto tali machiavelliche proporzioni che il pubblico non possa che guardare con difficoltà attraverso i vetri appannati.

Mentre i falchi americani continuano a spargere i propri veleni, armando e finanziando le cosiddette ‘rivoluzioni democratiche‘ attraverso un network costruito ad arte fatto di ONG attraverso il MENA, il terrore, la violenza e il radicalismo hanno raggiunto proporzioni gigantesche. Dalla Libia al Libano, dallo Yemen all’Egitto, dalla Tunisia al Bahrain, è sempre la stessa storia di odio e divisione a dominare; come se mani invisibili stessero tirando gli stessi fili, costringendo Nazioni e popoli a seguirle all’interno di formati politici predeterminati.

Sin da quando la CIA ha allungato le mani per il cambio di regime nel 1953, in Iran contro Mohammed Mossadegh, gli USA non si sono mai guardati indietro; piuttosto, hanno cercato di ottenere maggior controllo, e sempre più manipolazioni dietro le quinte sono state messe in atto per creare un ordine mondiale su cui avere il controllo. Oggi, questa sete di controllo si è manifestata sotto forma di un grande apparato di politica estera nascosto, anche conosciuto come le ‘ONG fondate dagli USA’.

Il National Endowment for Democracy, per esempio, una parte centrale della propaganda dell’ex Presidente USA Ronald Reagan contro l’Unione Sovietica di oltre trent’anni fa, si è evoluto in un fondo da 100 milioni di dollari finanziato dal Governo USA, il quale generalmente supporta un’agenda neoconservatrice multi-proposta con la politica estera dell’amministrazione Obama. L’impronta più infame – e più recente – del NED può essere rinvenuta in Ucraina, dove ha investito pesantemente su dei militanti neonazisti per deporre un leader, il Presidente Viktor Yanukovyc, ritenuto da Washington troppo indipendente per i suoi gusti.

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