venerdì, Agosto 7

Guerra commerciale: l’Italia cerca di evitare nuovi dazi di Trump Le tariffe di Washington potrebbero colpire numerosi prodotti tipici italiani

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La recente decisione del Senato francese di approvare un disegno di legge che obbliga le imprese operanti nel settore hi-tech a pagare un’imposta pari al 3% del loro fatturato rischia di innescare una nuova escalation nella guerra commerciale scatenata dall’amministrazione Trump. Washington ha infatti espresso forti riserve in merito alla norma, e annunciato l’avvio di un’inchiesta per valutare l’entità dei danni ad aziende statunitensi e possibili ritorsioni commerciali. Le quali erano con ogni probabilità già state predisposte, e prenderanno verosimilmente forma con l’introduzione di nuovi dazi contro numerose tipologie di prodotti europei.

Comprese quelle italiane, che gli Stati Uniti avevano già messo nel mirino sull’onda della disputa tra Boeing e Airbus in relazione alle sovvenzioni pubbliche che i governi europei fornirebbero a quest’ultima. Nello specifico, nell’elenco stilato dal rappresentate speciale Usa al commercio Robert Lighthizer lo scorso aprile figuravano prosecco, ceramiche, biciclette in carbonio, vino, olio extra vergine d’oliva, abbigliamento da sci e una ampia gamma di prodotti – il cui export negli Usa fruttava all’Europa oltre 11 miliardi di dollari – che, secondo le accuse di Washington, avrebbero beneficiato di aiuti illegittimi dall’Unione Europea. La nuova ‘lista nera’, pubblicata dallo stesso Lighthizer due mesi dopo, comprendeva invece prodotti caseari  quali mozzarella, ricotta, pecorino romano, parmigiano reggiano, grana padano, provolone e vari altri tipi di formaggi grattugiati o in forme. Ma anche le olive, le ciliegie, i wafer, la pasta (sia secca che fresca che all’uovo), insaccati, carni di maiale e, soprattutto, il caffè. Specialità, quest’ultima, di cui l’Italia rappresenta uno principali produttori al mondo.

La necessità di evitare l’introduzione di nuovi dazi ha spinto il sottosegretario di Stato al Commercio internazionale e all’Attrazione degli Investimenti presso il Ministero dello Sviluppo Economico Michele Geraci a recarsi negli Stati Uniti per richiamare l’attenzione dell’amministrazione Trump sulle pesanti ricadute che si verrebbero a produrre sull’Italia nel caso in cui Washington desse seguito alle minacce, dal momento che i dazi prospettati andrebbero a colpire il 10% circa dell’export italiano verso gli Usa. Geraci ha pubblicamente dichiarato di aver trovato ascolto durante i suoi incontri con i rappresentanti statunitensi, ai quali avrebbe fatto presente che, dal momento che la principale diatriba commerciale tra Stati Uniti ed Unione Europea riguarda i presunti aiuti di Stato francesi ad Airbus, eventuali provvedimenti di rappresaglia dovrebbero essere presi specificamente nei confronti di merci transalpine, e non italiane, che risulterebbero le più colpite dalla nuova tornata tariffaria.

Al momento, l’amministrazione Trump sta ancora meditando sul da farsi, ma è fortemente probabile che l’ufficializzazione delle misure contro l’Unione Europea avverrà entro poche settimane. Resta da vedere se Geraci e i suoi collaboratori riusciranno a convincere Washington a imporre provvedimenti selettivi, vale a dire concepiti per colpire i singoli Paesi membri dell’Ue accusati di pratiche illegittime, e non la struttura comunitaria nel suo complesso.

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