domenica, Dicembre 15

Guerra commerciale: l’India nel mirino di Washington Washington alza le tariffe su una serie di merci indiane

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L’offensiva commerciale degli Stati Uniti prosegue senza tregua. Subito dopo aver riacceso la sfida con Pechino attraverso l’innalzamento dei dazi su centinaia di miliardi di dollari di prodotti cinesi (misura a cui l’ex Celeste impero ha risposto per le rime), l’amministrazione Trump è passata al regolamento di conti con l’India. La quale sta per essere depennata dall’elenco statunitense dei Paesi in via di sviluppo; uno status che garantisce alle nazioni che ne la possibilità di esportare una serie di merci negli Stati Uniti senza tariffe. Al momento, sono circa 2.000 i prodotti indiani che godono di questo trattamento preferenziale, per un totale di 5,6 miliardi di dollari. Cifra tutto sommato modesta, visto e considerato che l’export totale dell’India verso gli Usa si è attestata nel solo 2018 a quota 83,2 miliardi, ma che potrebbe crescere molto rapidamente. Anche in virtù del fato che se per ora il governo di Washington si è limitato ha introdurre tariffe su lavatrici e pannelli solari, nuovi dazi potrebbero verosimilmente essere applicati nei confronti di gioielli, componentistica per automobili, prodotti agricoli e tessili.

La decisione fa seguito alle reiterate proteste presentate da Trump per le scarse opportunità di penetrazione nel mercato indiano che approccio protezionistico adottato da Nuova Delhi offrirebbe a motociclette, prodotti agricoli e medicinali statunitensi, nonché ai colossi dell’e-commerce quali Amazon e Flipkart. In realtà, le sbandierate ragioni squisitamente economiche vanno a sovrapporsi a questioni di interesse eminentemente geopolitico. Lo scorso maggio, infatti, l’amministrazione Trump ha ufficializzato il mancato prolungamento delle esenzioni alle sanzioni contro gli importatori di petrolio iraniano, che fino a quel momento avevano permesso all’India, che importa quasi l’80% delle energia che consuma, di acquistare, senza incorrere in alcuna ritorsione Usa, greggio iraniano fino a 1,25 milioni di tonnellate al mese; una quota equivalente al 70% circa rispetto a quanto Nuova Delhi importava prima che gli Usa si sfilassero dall’accordo sul nucleare iraniano.

La scadenza delle esenzioni condannerà l’India a far fronte a un maggiore esborso per garantire la propria sicurezza energetica, obbligandola a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento. La speranza di Washington è che Nuova Delhi incrementi le importazioni di petrolio non convenzionale statunitense, che dovrebbe comunque essere caricato su navi cargo e trasportato via mare. I costi di trasporto sarebbero elevatissimi. Combinandosi con la contrazione dei proventi dell’export dovuta all’entrata in vigore delle tariffe Usa, l’aumento dei costi necessari a soddisfare il fabbisogno energetico indiano determinato dalle mancata proroga delle esenzioni sulle sanzioni iraniane produrrà una sinergia negativa in grado di intensificare le pressioni sulla rupia e arrecare pesanti ripercussioni sull’economia indiana.

Come rileva in proposito Zhang Jiadong, professore al Centre for American Studies dell’Università di Fudan, «una volta compromessi gli interessi economici dell’India, le relazioni Nuova Delhi e Washington, che trascendono il commercio del petrolio, ne usciranno indubbiamente danneggiate […]. Le divergenze tra i due Paesi in merito all’Iran tendono a compromettere le loro relazioni strategiche e la comprensione reciproca. L’India mantiene una stretta cooperazione militare cogli Stati Uniti ed è coinvolta nella strategia indo-pacifica di Washington. Tuttavia, i mutamenti della traiettoria operativa degli Stati Uniti preoccupano l’India e spingono Nuova Delhi a interrogarsi sui reali scopi di Washington. Molti indiani sono indotti a ritenere che gli Stati Uniti non si tengano in debita considerazione gli interessi economici e strategici dell’India, e che intendano sfruttare Nuova Delhi come una pedina utile a contenere la Cina».

Per il momento, il premier Narendra Modi si è limitato a esprimere rammarico per le decisioni statunitensi, e a ventilare la possibilità di introdurre dazi su una ventina di prodotti statunitensi quali utensili, metalli e mele; dazi che fino ad ora non erano stati imposti proprio per evitare di complicare le delicate trattative commerciali con Washington. Allo stesso tempo, però, alcuni alti funzionari del governo indiano hanno annunciato la ripresa dei colloqui con Teheran finalizzati alla ripresa delle importazioni di petrolio iraniano, che erano state sospese dopo la scadenza delle esenzioni statunitensi. I pagamenti dovrebbero essere effettuati in rupie, cosa che consentirebbe a Nuova Delhi di aggirare le sanzioni Usa alimentando così il processo di ‘de-dollarizzazione’ sostenuto con forza da Russia e Cina.

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