giovedì, Gennaio 23

Grillo e il caos democratico Di Maio blindato e guardato a vista, Grillo cerca di mettere una toppa ai ‘buchi’ creati da Di Maio, ma di cui lui e Davide Casaleggio sono i padri legittimi

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Metà ottobre scorso, neppure tanto tempo fa: Beppe Grillo se ne esce con una di quelle sue boutades talmente surreali che ti chiedi se non siano il risultato di qualche brindisi di troppo. Il fondatore del M5S, infatti, proclama che il caos «è la più grande forma di democrazia». In realtà non c’è niente di che sorridere, e anche uno scuoter di testa sconsolato è immotivato. Con il senno di oggi, è evidente che Grillo allora pensava alla suacreatura’, e a chi l’ha poi, volente o nolente, affidata in gestione.

Non c’è dubbio che si assista al trionfo della forma di democrazia auspicata e decantata da Grillo: non tanto, non solo perché i pentastellati, con incredibili capriole, indifferentementegovernanocon la Lega di Matteo Salvini e poi con il Partito Democratico di Nicola Zingaretti, limitandosi a dire che poco importa il colore del gatto, l’importante è che catturi i topi (vecchia massima che si snoda da Confucio a Mao, fino a Deng Xiaoping). Il fatto è che il M5S, Grillo e Luigi Di Maio, tutto sono, meno che dei cattura-topi…

Ad ogni modo, Grillo non può sperare di cavarsela ogni volta con lo sberleffo, e la maschera da Jocker che si prende gioco di tutti e tutto. Perché le ultime elezioni sono lì a dimostrare che ad esseregiocatiora sono i grillini. Il gioco -a dispetto dei giocatori- si sta davvero facendo duro: tutti i più accreditati indicatori economici snocciolano bollettini con brutte notizie; se ne parla meno, ma questo non significa che la situazione non sia al limite: finché l’Italia paga gli interessi sul debito, nessun default è possibile; ma al tempo stesso, all’orizzonte non c’è alcuna crescita concreta e strutturale.

La ‘bellezza’ del caos la si continua a pagare; e molto cara; e non solo: a pagare di più, come accade sempre, saranno le fasce più deboli.

Ilbellodel caos domina lo stesso M5S. Lo dice lo stesso Grillo: «Siamo in un momento di caos». In parole semplici e senza troppe fumisticherie: Grillo cerca di mettere una toppa aibuchicreati da Di Maio, ma di cui lui e Davide Casaleggio sono i padri legittimi.

L’incauto referendum via piattaforma Rousseau (con peraltro un quesito degno dei geroglifici egiziani) stabilisce che il Movimento sarà presente con liste autonome alle elezioni regionali in Calabria e Emilia Romagna. Il M5S non ha alcuna possibilità di successo, al massimo potrà assicurare qualche sgabello regionale a qualche adepto; in cambio la terza lista potrà contribuire potentemente alla sconfitta del presidente della regione Emilia Romagna uscente, Stefano Bonaccini, e favorire la candidata del centro-destra a marcatura leghista. La si metta come si vuole, una sconfitta del PD avrà inevitabilmente gravi ripercussioni all’interno del partito e per quanto riguarda l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Anche se fin da ora si mettono le mani avanti, le elezioni politiche anticipate diventerebbero un qualcosa di molto concreto. E con le elezioni, con questo sistema elettorale ereditato da Matteo Renzi, il trionfo di Salvini.

Se questo scenario dovesse concretizzarsi, anche il M5S ne uscirebbe con le ossa fracassate; e per questo Di Maio è contrario alla presentazione autonoma. Ma ormai la slavina da lui stesso messa in moto, è diventata una valanga. Il ‘referendum’ ha dato un esito opposto a quello sperato; Di Maio è stato per l’ennesima volta clamorosamente smentito; la sua leadership apertamente contestata. Ecco, dunque, Grillo che arriva a Roma per cercare di metter ordine. ‘Ordine’ in un caos che, secondo la parola d’ordine lanciata a metà ottobre, dovrebbe essere la quintessenza della democrazia. ‘L’elevatoincontra Di Maio, poi, rassicurante, si presenta davanti alle telecamere e se ne esce con un discorsetto che anche questo è il segno di quanto, all’interno del M5S, si sia iper-democratici (nel senso del caos): «Fate un’elemosina, votateci come si può dare un euro a un povero». Poi, aggiunge che d’ora in avanti starà, più di quanto non sia stato, al fianco di Di Maio, che comunque resta il punto di riferimento… E qui contano le riprese televisive: il tono di voce di Grillo, l’espressione del viso di Di Maio… Tutto, davvero, molto democratico (sempre nel senso del caos).

In questa democrazia caotica (o se si preferisce, caos democratico), accade di sentire e vedere tutto e il suo contrario. Paradigmatico, il ‘siparietto’ dove Grillo zittisce i contestatori che vorrebbero sostituire, o quantomeno ridimensionare Di Maio: ai ribelli intima: «Non rompete!», che senza dubbio è una forte motivazione politica. Dopo aver promesso che «ci sarò di più, darò una mano a Luigi». Nei prossimi giorni si avrà modo di vedere in che cosa consisterà concretamente questo ‘esserci di più’. Per ora l’elaborazione politica prossima ventura è affidata a riflessioni come: «Con la sinistra possiamo fare grandi progetti, la Lega è pericolosetta». E poi la proposta di un «nuovo contratto di governo» con il PD, a partire da gennaio.
Occorre tutta la pazienza e il self control di uno Zingaretti per dire: «Bene l’impegno dei 5Stelle per il rilancio del Governo. Un passo in avanti. Siamo pronti al confronto»; avendo cura di specificare che il confronto deve avvenire su una agenda di cose da fare, non su ‘contratto’. E non è questione puramente semantica: i due termini ‘descrivono’ due precise concezioni, che non sarà facile conciliare.

Il fatto è che il PD non vuole lacerare ulteriormente il ‘lacerato e spera ancora in un sussulto di resipiscenza da parte grillina. Ci si appende a esili fili. Come quello del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora: non esclude un accordo con il PD in zona Cesarini; Carla Ruocco e Roberta Lombardi avanzano la proposta di un nuovo sondaggio; la consigliera uscente Silvia Piccinini auspica un accordo in extremis… E’ la democrazia in salsa grillina, insomma…

In questo contesto, irrompe sul palcoscenico, un nuovoattore’ (e si vedrà quanto nuovo, e quanto sostanzioso): le cosiddettesardine’; per ora -ed è confortante- un movimento che quale sia l’obiettivo e la parola d’ordine, scende in piazza pacificamente, educatamente, si vorrebbe dire. Già questo è tanto. Non strepitano, non insultano, non sfasciano vetrine di negozio… Si esprimono con il silenzio e con l’ironia; sono fisica opposizione alla volgarità che sembra essere la cifra di questi tempi. Colmano un vuoto, e c’è da augurarsi che sappiano essere all’altezza della sfida che la situazione impone. Per la prima volta è anche un uso in ‘positivo’ dell’uso possibile della rete e dei social. Cosa saranno e potranno essere nessuno lo può dire. Vediamo, però, cosa sono e cosa rigettano: contenuto e insieme metodo, forma e sostanza. Forse, chissà, può pur essere che…

I sondaggi, infine. Sempre menotermometrodel sentire diffuso; sempre più strumento di propaganda e per guadagnare ulteriore consenso. Un sondaggio SWG commissionato dalla Lega, dà il centro-destra in vantaggio, a prescindere da una ipotetica alleanza PD-M5S. La coalizione di centrodestra che sostiene Lucia Borgonzoni sarebbe avanti di oltre 8 punti (48,5 per cento contro il 40 per cento) Se il PD e M5S dovessero allearsi raccoglierebbero il 45 per cento, ma il centrodestra arriverebbe al 50,5 per cento.
Un sondaggio questa volta commissionato dal PD e realizzato da Winpoll, fa sapere che il candidato del centro-sinistra Bonaccini è a quota 56,2 per cento, mentre la candidata del centrodestra Borgonzoni oscilla sul 42,9 per cento. Due gli scenari: se il M5S correrà con un suo candidato prenderebbe il 6,2 per cento. Bonaccini con il centrosinistra il 50,7 per cento, Borgonzoni con il centrodestra 42,1 per ceto. Se invece il M5s facesse parte della coalizione di centrosinistra che sostiene Bonaccini il governatore uscente salirebbe al 56,2 per cento e Borgonzoni rimarrebbe sostanzialmente stabile al 42,9 per cento.
Questa la situazione; questi i fatti.

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