lunedì, Maggio 20

Grillini al voto, così Pilato Di Maio potrà lavarsene le mani Se la ‘base’ si pronuncerà per l’autorizzazione a procedere, Di Maio potrà alzare le mani e dire a Salvini che non è colpa sua, nel caso contrario potrà dire ai suoi elettori che non è colpa sua, è la ‘democrazia’

0

E dunque alla fine, nel solito modo confuso e complicato, sapremo, attenzione, non se Matteo Salvini andrà al processo o sarà esentato (salvato?) da esso, ma se una non meglio definita baseavrà deciso di mandarcelo o meno, grazie alla trovata dei grillini, che, improvvisamente, ‘scopronoche non sanno o non possono decidere da soli, come sarebbe doveroso, visto che sono politicanti in servizio permanente ed effettivo e pagati per questo. Tanto più che uno dei loro più ‘autorevoli’ rappresentanti, il ridente Manilo Di Stefano, osserva che il voto della ‘base’ non è molto perspicuo, perché chi voterà non dispone di tutti gli elementi informativi per decidere, ma dato che non possono decidere da soli, chiedono ad una non meglio identificata ‘base’ di decidere.

Sorvolo sul concetto grillino di ‘base’ –una cosa misteriosa, gestita da una società la cui funzione sfugge a tutti, ‘base’ inclusa, con un software a sua volta sconosciuto, che produce risultati del tutto incontrollabili dai comuni mortali, insomma non trasparenti. Del resto, se si volesse fare una battuta -togliendo un po’ di lavoro a Lino Banfi il loro ‘comico ufficiale, visto che Grillo dichiara di non avere influenza alcuna sulle decisioni del partito … pardon, ‘movimento’- si potrebbe dire che la nostra epoca storica, sia pure a cavallo di due millenni, ha visto l’Italia controllata da una partito-azienda e ora controllata (beh, un po’ meno, tanto meno, direi) da una azienda-partito. Che, non si può sottacerlo qui è troppo surreale, che, dico, sceglierà i candidati al Parlamento Europeo sulla base delle loro qualità (non qualifiche, badate bene) culturali, tra cui la laurea obbligatoria e l’inglese anche, valutate (perciò qualità e non qualifiche) insindacabilmente dal Capo: il non laureato Di Maio! Mah!

Ma l’impressione, peraltro non solo mia, è che si tratti della più classica delle furbatedel furbo Luigi Di Maio. Ammesso e non concesso che la ‘base’ si pronunci per l’autorizzazione a procedere (magari per errore, visto il modo furbescamente ambiguo in cui è formulata la domanda), Di Maio potrà alzare le mani e dire a Salvini che non è colpa sua, sempre che alla fine al momento del voto in Senato qualche parlamentare non decida di agire di testa sua. Se, al contrario, la ‘base’ si pronuncerà contro l’autorizzazione a procedere, Di Maio potrà dire ai suoi elettori (che non votano in Rousseau, ma dei quali si dice siano molto, ma proprio tanto incavolati) che non è colpa sua: è lademocrazia’.

La stessa, suppongo, rivendicata dai grillini per condannare la vittoria di Mohamood a Sanremo, determinata dalle odiate élite di ‘radical chic’.
Ma lasciamo perdere, oramai io comincio davvero a chiedermi che fine ha fatto nonché la democrazia la logica elementare in questo Paese. Del resto, mentre scrivo, leggo di una surreale proposta di legge leghista che obbligherebbe radio e Tv private e pubbliche a trasmettere almeno una canzone di italiani doc su tre nell’arco della giornata … per fortuna si limitano alle canzoni!

Ebbene, a quanto pare, Mercoledì lo psicodramma sarà risolto … a meno che un altro colpo di scena non metta tutto in discussione. E sì, perché, tutti parlano dell’altra grande furbata dei tre altri ‘governanti’ che si auto-accusano di correità, che dovrebbe rendere ancora più difficile il processo perché si processerebbe l’intero Governo. Ma forse non si è tenuto conto del fatto che il Tribunale dei Ministri, una volta investito del parere del Procuratore di Catania, verosimilmente contrario al processo in coerenza alla sua precedente decisione, non sia a sua volta coerente e nonaggiornila pratica imputando non l’intero Governo, dato che a quanto pare manca una delibera del Governo in materia, ma soli i quattro Ministri, sedicente premier incluso. E allora sì che ne vedremmo delle belle! Anche perché, pensateci, lo stesso Tribunale potrebbe considerare quelle dichiarazioni per quello che sono, ridicole e strumentali, e ignorarle, che incrementerebbe la bella figura generale!
Ma aspettiamo a vedere.

Intanto, sarà bene, ricordare come stanno le cose nel merito, anche alla luce della rigorosissima analisi del Tribunale dei Ministri di Catania.

Il punto reale, io credo che sia sfuggito a molti, compreso Salvini, è semplice, ma impossibile da nascondere. E si sostanzia nel fatto che, pure a prescindere dai diritti dell’uomo e dalla nostra Costituzione (e dall’eccesso di potere, visto che non risultano ordini scritti del Ministro dell’Interno), il salvataggio in mare, presuppone che la persona in pericolo venga salvata e portata immediatamente a terra, nel posto più vicino (non nel ‘porto’, questa è un’altra sottigliezza di cui non mi pare si parli), se non altro per ovvi motivi di carattere sanitario almeno psicologico … vivaddio, si tratta di persone che stavano per affogare!
A terra, vuol dire a terra, non a bordo di una nave, sia pure militare. E qui, diversamente che nel caso della Sea Watch, non c’è dubbio sul fatto che ilposto’ o ‘porto’ non può che essere italiano, dato che la nave Diciotti è una nave militare italiana.

Il reato, non nasce dal fatto che Salvini, sia pure violando le regole e le prescrizioni italiane, abbia ordinato di tenerli a bordo per difendere gli interessi italiani, ma dal fatto che impedire a delle persone salvate in mare dall’affogamento è un reato: punto e basta.

Se Salvini avesse detto ‘fateli scendere e teneteli d’occhio finché gli altri Stati europei non si decidono a prendersene una parte’, avrebbe potuto giustificare, sia pure a grande fatica, quel comportamento come dettato dalla esigenza politica di mettere, per dir così, gli altri Stati europei di fronte alla necessità di decidere se e quanti prendersene. Ma non lo ha fatto, e, anzi, ha confermato la sua volontà lesiva delle norme giuridiche più elementari in materia di diritto internazionale e diritto del mare, con l’episodio della Sea Watch, dove l’unica differenza era che non si trattasse di una nave militare italiana, ma anche con altri atti precedenti e successivi.

Al Senato, a questo punto, spetterà di decidere se quel comportamento lesivo dei più elementari diritti dell’uomo e delle norme da noi sottoscritte e trasformate in norme interne in materia di migranti e salvataggio in mare, integrasse realmente la difesa dell’interesse nazionale. E sul punto, al di là del fatto che affermarlo sarebbe a dir poco ridicolo, osterebbe, a mio parere, e in maniera decisiva, il fatto che l’interesse dello Stato non può, ripeto non può, essere difeso o perseguito a spese degli individui. Perfino in stato di guerra è molto dubbio che il comandante possa ordinare (altro è chiedere, ma non approfondiamo) ad un reparto di sacrificarsi per salvare il resto dell’Esercito, figuriamoci in una situazione del genere, nella quale, peraltro, ci sono delle persone che, salvate in mare, hanno diritto, ripeto diritto, ad essere portate al più presto al sicuro a terra.

Un’ultimissima considerazione, molto di sfuggita, non posso tacerla. Io mi domando ancora se e quando un qualche Magistrato della Repubblica non ricordi che l’esecuzione di ordini illegittimi da parte di chi li riceve è un reato? e qui siamo in una situazione del genere: non c’è una legge o almeno una delibera del Consiglio dei Ministri che abbia deciso in materia, c’è solo unordine’, nemmeno espresso nelle forme previste dal nostro ordinamento.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.