giovedì, Novembre 14

Greta Thunberg, nessun aiuto dallo spazio Tutto questo clamore è una buona occasione per domandarci come l’osservazione della Terra possa essere utile per tutelare la salute del nostro pianeta e dei suoi abitanti

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In un’esibizione plateale svoltasi al summit sul clima presso la sede delle Nazioni Unite di New York, Greta Thunberg ha focalizzato l’attenzione mediatica con queste parole: «Avete rubato la mia infanzia e i miei sogni con le vostre parole vuote». Non entriamo in merito sulle competenze che possa avere un’adolescente che a soli 16 anni è diventata un enigmatico simbolo di saggezza per parlare in un contesto tanto elevato, se non preoccuparci che ancora una volta un ente così rinomato a cui fanno riferimento 193 nazioni abbia perso la propria credibilità, come del resto mostra troppo spesso incapacità nella mediazione di conflitti regionali o inefficacia nei mandati delle risoluzioni internazionali, consentendo un tifo da stadio non fondato su basi scientifiche o rilevazioni numeriche.

Lo sappiamo, le connotazioni dell’Onu sono fin troppo chiare: basta ricordare i nomi di tre dei principali costruttori del grande organismo, Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman e Winston Churchill e i loro ideali della Libera Muratoria per comprendere che al Palazzo di Vetro della Turtle Bay di Midtown Manhattan le facciate restano senza prospettive e che dietro questa declamazione non possono che intravedersi tutte le origini di un piano ancora opaco da cui l’umanità dovrebbe proteggersi. Non vogliamo ricorrere alla teoria del complotto del Nuovo ordine mondiale secondo cui un presunto gruppo di potere oligarchico e segreto si adopera per prendere il controllo di ogni paese del mondo, con il pieno totalitarismo al fine di ottenere il dominio della Terra, ma nemmeno crediamo che scienziati e diplomatici stiano lasciando circolare così liberamente tante parole senza intervenire con la più autorevole mano di madre scienza. 

Ma per noi tutto questo clamore è una buona occasione per domandarci come l’osservazione della Terra possa essere utile per tutelare la salute del nostro pianeta e dei suoi abitanti

Se in climatologia ogni variazione ambientale comporta diverse scale di osservazione, dal regionale, al continentale, fino ad arrivare al livello planetario, siamo modestamente convinti che una valutazione storico-temporale che va dall’intervallo decennale a quello ultramillenario meriti aree più ampie di confronto rispetto a discussioni incontrollate sui social. Sono in molti a ritenere che l‘uomo eserciti un’influenza crescente sul clima e sulla temperatura terrestre in particolare attraverso la combustione di fossili, la deforestazione e l’allevamento massivo del bestiame, fenomeni propensi ad incrementare l’effetto serra naturale e determinare il riscaldamento globale

Ci conforta che da qualche giorno la Nasa ha lanciato il razzo Pegasus XL dalla storica base di Cape Canaveral Air Force Station con a bordo ICON Interface Region Imaging Spectrograph – una navicella sviluppata dall’Università di Berkeley e realizzata da Northrop Grumman per studiare la ionosfera, ovvero la parte dell’atmosfera dove le radiazioni solari ionizzano i gas atmosferici. Si tratta di un’indagine dal passo altamente funzionale in quanto la sua conoscenza interessa una regione dello spazio fortemente occupata da macchine e equipaggi umani. Infatti l’orbita terrestre bassa, da cui opera anche la Stazione Spaziale Internazionale, è all’interno della ionosfera perciò i satelliti che vi orbitano possono essere influenzati dalla ionizzazione dei gas, anche se rarefatti. Al momento vi sono studi scientifici che confermano che nella ionosfera le comunicazioni radio tra il suolo e i satelliti vengono dominate da una serie di comportamenti dei gas, che poi toccano anche porzioni più lontane, comprese quelle ad altitudini superiori in cui orbitano i satelliti di navigazione, ovvero GPS e sistemi analoghi, con possibilità di distorsioni e a volte interruzione dei collegamenti. Per studiare queste fenomenologie ICON è stato dotato di quattro strumenti scientifici per raccogliere misurazioni del plasma e dell’emissione luminosa chiamata luminescenza notturna in modo da avere informazioni molto più accurate e complete su densità, composizione e struttura della ionosfera, per predire – non prevenire – i possibili fenomeni che disturbano le comunicazioni e quindi di progettare macchine per il futuro. 

Ma cosa fanno le attività spaziali per l’ambiente in cui viviamo? La storia dell’osservazione della Terra è una scienza ormai antica di oltre un secolo con immagini raccolte già durante la Prima Guerra Mondiale, attraverso l’impiego di normali macchine fotografiche montate sui primi aerei militari che pattugliavano le regioni nemiche. Il secondo conflitto migliorò fortemente ogni tecnica di ripresa non solo delle truppe ma anche delle condizioni ambientali per fini offensivi. Tra le applicazioni che rappresentano un classico della letteratura scientifica vi è la misurazione delle onde vicino alla costa della Normandia per determinarne la lunghezza e calcolare la profondità dell’acqua in modo da rendere compatibili i pescaggi delle imbarcazioni con i fondali in cui ancorarsi. Saltando tutti i passaggi e le applicazioni, di pari passo continuò anche lo sviluppo di altre tecnologie di telerilevamento. Nel dopoguerra furono condotti esperimenti di creazione di mappe tramite sistemi radar già a bordo di aerei. Ma poi il primo satellite meteorologico ad essere lanciato nel 1960 dalla Florida fu TIROS 1, per conto dell’US Weather Bureau, ovvero il meteo statunitense per fornire immagini giornaliere delle formazioni di nubi. Lo sviluppo della tecnologia di telerilevamento progredì dopo che il primo satellite cartografico LANDSAT 1 fu messo in orbita nel 1972. L’introduzione dello scanner su questi sistemi permise un grosso salto di qualità: l’emissione di una radiazione passante da un filtro ottico che separa le varie lunghezze d’onda fornisce un numero che quantifica l’entità di radiazione in ogni canale, il che significa che l’apparecchiatura registra dati digitali. Così si costruisce un’immagine da rappresentare che può avere diverse applicazioni, sia militari che per la meteorologia e le utilizzazioni civili in agricoltura, per ambienti geosismici o sottoposti ad avversità climatiche. In termini più semplici, il sensore radar invia impulsi di energia verso la superficie della Terra. Il ritorno dipenderà dal livello di rugosità oppure dall’umidità della superficie. I sensori radar sfruttano l’energia emessa in grado di penetrare nubi e foschia con efficacia e di acquisire immagini di notte e si possono utilizzare per molti scopi, per esempio nella valutazione degli effetti di un’inondazione. Pertanto possiamo affermare con estrema serenità che al momento le informazioni trasmesse dai numerosi sistemi di osservazione orbitanti sono disponibili a scienziati e tecnici di tutto il mondo e non affidati semplicemente alle discussioni di non addetti ai lavori sulle pagine della rete. 

Diciamo anche – non senza un pizzico di orgoglio – che il programma europeo per l’osservazione satellitare della Terra Copernicus è un complesso progetto lanciato nel 1998 dalla Commissione Europea e da un pool di agenzie spaziali e che rientra in veste di contributo nel più vasto progetto GEOSS, che mira allo sviluppo di un sistema dei sistemi per l’osservazione globale. È europeo e vive una forte partecipazione della tecnologia italiana che pur avendo l’ambizione di garantire al Vecchio Continente una sostanziale indipendenza nel rilevamento e nella gestione dei dati sullo stato di salute del pianeta, supporta la sua missione attraverso la fornitura di servizi precisi e affidabili sugli aspetti ambientali e di sicurezza. 

Che il pianeta Terra non stia bene lo sappiamo tutti: è nostra personale opinione che il profondo malessere che lo sta attraversando parte principalmente da una forbice sempre più allargata tra ricchezza e miseria, ovvero i due estremi delle concentrazioni e della rarefazione dei beni sono sempre più distanti. Il che implica sofferenza, mancanza della diffusione di dati e certamente una indotta incapacità all’interpretazione di quanto diffuso. Questo comporta, come è comprensibile, errate esposizioni e opportune manovre di manipolazione delle informazioni. Non sempre, continuiamo ad assrire, si conoscono le cause di alcune fenomenologie e su questa indeterminazione è facile la speculazione di chi tende ad ottenere proprie finalità attraverso elucubrazioni prive di dati scientifici. 

La Terra è malata e ce lo dicono spesso le informazioni satellitari. Ma cosa fa l’uomo per prevenire gli insulti cosmici che non si possono governare? Si continua a costruire in zone sismiche senza le dovute precauzioni, si perpetra la distruzione delle foreste privando la vita umana degli elementi che l’hanno generata e sostenuta, si fa un uso indiscriminato di produzioni biologiche senza tener conto di bisogni ed esigenze dell’intera abitazione mondiale. Prendiamo solo ad esempio le necessità alimentari. Per la vita di ciascun abitante del pianeta Terra occorrono vitamine e minerali come ferro, zinco e iodio. Circa 805 milioni di persone soffrono di carenze anche se l’obesità spadroneggia tra mezzo miliardo di individui. 

D’altro canto, l’innalzamento numerico della popolazione e le necessità di reperire sia aree dove vivere dignitosamente che risorse nutrizionali impongono scelte che contrastano con le più candide visioni di convivenza pacifica ma che in realtà inaspriscono i rapporti ed esasperano le differenze. 

La Fao stima che entro il 2030 a causa della crescita della popolazione mondiale la domanda di energia e acqua potrebbe aumentare del 40% con una richiesta di alimenti di oltre il 50% rispetto alle attuali esigenze e i cinque miliardi di tonnellate di cibo prodotti ogni anno non basteranno più. È fuor di dubbio che bisognerà trovare il modo di accontentare tutti prima che i più forti prendano il sopravvento o sopprimano i più depressi. 

Chi racconta che bastano i prodotti alimentari a chilometro zero o che le sole energie rinnovabili possano essere sufficienti a far funzionare un pianeta che a marzo 2019 ha toccato quota 7,7 miliardi di individui (900 milioni in più solo rispetto al 2010, con proiezione incrementale di più di un milardo nel 2045) è un disinformato o un ingannatore. E siamo certi di non parlare a nessuna delle due categorie di lettori. Fomentare dunque queste convinzioni, ne siamo persuasi, serve per dominare uno scenario difficile ma non impossibile da governare. Meglio avere più consapevolezze e invitare l’intera popolazione mondiale ad una attenta gestione di questo nostro mondo che ancora per secoli, o forse millenni, resterà l’unica regione dell’universo in cui potremo vivere. Per esempio, lo sperpero di cibo -dal residuo in campo alla produzione e distribuzione allo spreco domestico- vale nel mondo circa 2.060 miliardi di euro. Una cifra che non chiede ulteriori commenti ma solo tante riflessioni. 

Pertanto siamo molto vicini a un’adolescente che con soli nove anni passati tra i banchi scolastici ha avuto la forza e la determinazione di leggere quanto qualcuno più acuto e astuto le ha scritto per veicolare messaggi forse un po’ troppo grandi per una studentessa che ha sospeso i suoi studi per esibirsi in affascinanti regate veliche e in show più grandi di lei. Da parte nostra invitiamo la giovane Greta a tornare per qualche anno nei suoi ranghi per evitare che tutti quanti le stanno dietro non continuino a bruciare la sua esistenza e le sue splendide iniziative che meritano però maggiori approfondimenti. La Svezia farebbe una miglior figura se almeno a uno dei Nobel candidasse una sua cittadina con un pizzico di scolarizzazione in più.

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