domenica, Giugno 16

Greta Thunberg in piazza, i Verdi stanno un passo dietro Gli studenti di tutto il mondo agitano cartelloni contro il cambiamento climatico, i Verdi come vivono questo momento? Ne parliamo con Elena Grandi e Luca Mercalli

0

Oggi è un giorno significativo per la lotta ai cambiamenti climatici: oggi migliaia di studenti e persone sfilano per le piazze di tutto il mondo in un sciopero globale per il clima. Viviamo un’epoca in cui il tema ambientale gode di una certa sensibilità nella società, anche se la risposta politica stenta ad essere proporzionata e radicale. La comunità scientifica avverte da tempo, i ragazzi del Fridays For Future si aggiungono al grido di emergenza, ma i partiti italiani ed europei sapranno rispondere a queste richieste?

Lo scorso 15 marzo i ragazzi del Fridays For Future si erano riversati a migliaia per le strade di tutto il mondo per chiedere risposte concrete da parte dei decisori politici. Il segnale che attendo è vedere in piazza più persone rispetto al 15 marzo. Se ce ne dovesse essere meno vorrà dire che la tensione si è già affievolita. Se, invece, saranno di più e più convinti, e più tenaci, questo sarà un bel segnale di voler continuare”, afferma Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana (SMI).

Una protesta senza bandiera politica o messaggi politici correlati. Una protesta che nasce dalla politica, ma è contro la politica attuale e passata. Fridays For Future è nata come una protesta verso l’accidia e l’incapacità di chi governa, quindi ritengo giusta la resistenza contro un’eventuale strumentalizzazione politica della loro battaglia perché proprio la politica l’ha provocata”, ragiona Elena Grandi, Portavoce del Partito dei Verdi. “Dopodiché sarà inevitabile, ad un certo punto, identificare degli interlocutori: dovranno capire che ci sono delle forze politiche che possono rispondere in un modo o nell’altro alle loro richieste.

Una delle grandi conquiste dei ragazzi che organizzano e rendono vive queste manifestazioni è, sicuramente, la dichiarazione del 20 maggio da parte di Milano dello stato di emergenza climatica e ambientale. Il Sindaco, Giuseppe Sala, ed il Consiglio Comunale hanno ascoltato gli oltre 100 mila ragazzi che hanno sfilato per Milano il 15 marzo. Il meteorologo e climatologo, Luca Mercalli, durante l’ultimo Global Strike for Climate, aveva “incontrato Chiara Appendino, sindaco di Torino, alla quale ho chiesto di dichiarare l’emergenza climatica come ha fatto il sindaco di Milano lo scorso lunedì. Un atto sicuramente simbolico, però importante come un primo passo consapevole. Il riscaldamento globale e l’inquinamento dell’aria nelle città sono questioni diverse, ma si risolvono con la stessa ‘medicina’: minor utilizzo di combustibili fossili”.

I ragazzi potrebbero essere paragonati ai Sessantottini, ragazzi che sognano e protestano per combattere un ‘mondo ingiusto’. Ma esistono chiare e sostanziali differenze: questa volta è in pericolo l’intera umanità, non importa solo ai giovani, non si chiedono maggiori libertà, ma la possibilità di avere un futuro. “Nei loro incontri settimanali il pubblico non è solo giovanile e spesso le persone più anziane sono possibilmente più agguerrite dei ragazzi, sono molto determinate a seguirli perché c’è bisogno di un’azione forte, propositiva, protestataria, molto secca e intransigente”, secondo Grandi. Il divario esiste nei confronti della politica, non nei confronti del cittadino.

Una lotta attiva e quotidiana che non riconosce nessun manifesto politico, ma rappresenta un modo di fare politica. La lotta contro il cambiamento climatico deve essere politica perché è gestione della polis, della nostra società. Deve essere politica, anzi più politica che mai perché i problemi ambientali si risolvono con la politica. Le tasse sui combustibili fossili, gli incentivi sulle energie rinnovabili, che cosa è importante per il benessere del futuro di questi giovani lo decide la politica”, argomenta Mercalli. La cittadinanza attiva e consapevole è uno dei cardini della democrazia occidentale, un sistema sociopolitico in cui “i decisori sono i cittadini e in cui si esprimono le priorità che nascono da una società diffusa. I genitori di quei ragazzi sono quelli che risolvono o creano i problemi. I primi obiettivi sono i genitori di questa generazione, ovvero coloro inseriti nella vita pubblica o nella vita industriale e commerciale del Paese”.

Ed è sbagliato pensare che sia tutto dovuto esclusivamente alla figura di Greta Thunberg. La giovane attivista svedese non è l’unica attrice nel campo dell’attivismo ‘green’ e di sicuro non è la prima.. Severn Cullis-Suzuki nel 1992 ha lanciato lo stesso messaggio alla Conferenza sull’ambiente di Rio de Janeiro, ma è stata dimenticata dopo un giorno”. Secondo Mercalli, il successo del movimento verde lanciato da Greta Thunberg è dovuto ad un “peggioramento della situazione. Spero ci sia anche una componente di percezione delle persone che le cose a livello climatico stiano mutando. E poi la rete e la diffusione social hanno reso quel messaggio più penetrante ed è arrivato a un numero maggiore di persone”.

Ma se l’azione diffusa per la lotta contro i cambiamenti climatici è nel suo momento di massima attività, non bisogna trascurare i tempi di risposta di una società verso un problema globale. “Queste azioni si sarebbero potute compiere vent’anni fa, non è cambiato nulla da allora – è cambiato solo il nostro ritardo nel rispondere, abbiamo accumulato decenni di ritardo rispetto a delle prese di coscienza che c’erano già ed erano ampiamente mature negli anni Novanta, pensa il Presidente della SMI.

Queste richieste e queste proteste di massa che si scontrano con un establishment politico ritenuto poco sensibile verso il capitale naturale che futuro hanno? In Italia e in Europa molti partiti fanno propria la causa ambientale. La Federazione dei Verdi, il Partito Democratico, +Europa, il Movimento 5 Stelle e molti altri partiti minori o liste civiche. In Unione Europea i Verdi sono premiati in Germania e gli exit polls delle europee in Olanda darebbero i Greens al 10,5% – rispetto il 7% dei sondaggi precedenti.

Storicamente, il Partito verde italiano ha mantenuto una solida posizione localmente e ha più volte eletto senatori e deputati. Nel Governo Prodi II, i verdi hanno espresso il Ministro dell’Ambiente e 4 sottosegretari avendo corso nell’alleanza L’Ulivo. Di recente, però, il Partito in Italia non sembra ottenere i risultati elettorali sperati: i sondaggi pre-europee di ‘Politico’ li proiettavano al 1,09%.

La crisi e la parabola discendente del movimento politico verde in Italia ci viene spiegato dalla Portavoce dei Verdi. “C’è stato un periodo in cui i temi ambientali non sono più stati affrontati e, sicuramente, sono stati compiuti degli errori dai Verdi stessi. Fino al 2009 abbiamo avuto parlamentari alle Camere, ma uscendo dal Parlamento si perde visibilità politica e viene a mancare un supporto economico importante per il partito. Un errore è stato anche quello di fare delle alleanze nel tentativo di eleggere qualcuno con delle forze politiche non completamente affini, come la Sinistra arcobaleno, la Lista Ingroia, ad esempio”.

Per quanto riguarda, invece, il movimento a livello europeo cambiano i toni. Le proiezioni parlano di un gruppo parlamentare verde che potrebbe guadagnare due seggi rispetto la scorsa legislatura europea (e sarebbero 54). Secondo Grandi: La Germania è un faro, ma lo sono anche Olanda e Belgio, dove i partiti verdi sono molto forti. I Paesi del nord Europa sono più virtuosi in questo, noi abbiamo avuto difficoltà ma ora la sensibilità delle persone è fortissima”.

Inoltre, il Partito verde europeo ha una peculiarità simile a quella di VOLT e pochi altri movimenti. Infatti è un movimento transnazionale con un programma unico e condiviso tra tutti gli Stati membri. A tal proposito, Grandi afferma che “noi oggi abbiamo un gruppo verde in Europa che rappresenta l’unico gruppo transnazionale con seggi al Parlamento europeo”.

A livello nazionale, Mercalli è leggermente critico verso i verdi, ma anche verso l’impegno politico italiano nei confronti dell’emergenza climatica. Il partito verde italiano è da molti anni un partito latente e con una scarsa capacità, anche interna, di rinnovarsi – oltre alla mancanza di un vivo interesse degli italiani verso i problemi ambientali. Le due cose insieme non fanno migliorare la posizione dei verdi in vista delle elezioni. Inoltre, l’offerta di impegno ambientale la vedo molto bassa da parte di tutte le parti politiche. Diverso, invece, è il partito verde europeo che mi sembra più attivo”.

Anche se la portavoce dei Verdi pensa che il periodo buio dei Verdi sia in un momento di ripresa e che la sensibilità dei cittadini è decisamente in crescita, anche per quei temi che riguardano la qualità della vita dei cittadini e il benessere come prima istanza. Prima ancora di parlare di lavoro, di equità sociale e di diritti abbiamo la consapevolezza che il tema climatico è alla base di tutto. La gente lo percepisce e credo che questa crisi dei Verdi italiani sia in una fase di risoluzione, perché la gente ce lo chiede”.

E se proprio in questi giorni i cittadini europei sono chiamati al voto, quello che per molti è un referendum per l’Europa, per la candidata verde Grandi sarà “determinato dall’onda d’urto del movimento di Greta Thunberg e se ci saranno delle sorprese rispetto alle proiezioni sarà anche per l’alzata di testa di milioni di giovani in tutto il mondo – e questo non vale solo per l’Italia”.

Anche se è bene ricordare che il Vecchio continente, in termini di politiche ambientali, non ha nulla da invidiare al Nuovo Mondo o alle altre regioni del mondo. L’Unione Europea è sicuramente nel mondo il gruppo di Stati più all’avanguardia nei temi climatici, anche se questo non è sufficiente rispetto gli obiettivi necessari e prefissati”, pensa Mercalli. “L’Europa è quella che ha cercato di fare di più, sia a livello di consapevolezza che di leggi, anche se sembra che negli ultimi anni la Commissione Juncker abbia un po’ diminuito l’impegno.

Insomma, pur essendo l’Unione Europea all’avanguardia i risultati e le politiche non sono abbastanza radicali per invertire la rotta di collisione con il disastro ambientale globale. Rispetto ad una situazione ambientale così incalzante, non c’è nessuno nel mondo che stia dando un segnale all’altezza della situazione. Con i dati che ogni giorno si vedono, che trattano di crisi climatica ambientale, bisognerebbe avere una reazione molto più forte”, ammonisce Mercalli.

Infatti, il Presidente della SMI ricorda come l’Unione Europea abbia già la perfetta consapevolezza di cosa fare in termini di economia circolare, rifiuti, energia e trasporti. Eppure, perfino i cittadini europei costituiscono un freno per una svolta ambientale, non c’è la consapevolezza di un’emergenza in tutti i livelli della società. L’emergenza farebbe sì che tutti gli sforzi vengano concentrati sui problemi ambientali, invece mi dà l’idea che le azioni comunitarie siano ornamentali e non sostanziali. La situazione odierna dà l’idea che anche i provvedimenti ambientali siano qualcosa da affiancare e far convivere con tutto il resto dell’economia tradizionale. Allora è chiaro che le cose rimangono fondamentalmente invariate”.

Infatti, se l’umanità vuole risolvere veramente la crisi ambientale e climatica e non subirne le gravi conseguenze, dovrà nel breve termine ripensare all’economia reale e ai sistemi di produzione che predilige. L’industria, l’agricoltura, l’allevamento e i settori di produzione sono alla base dell’inquinamento mondiale. Serve mettere in discussione il sistema economico, ritiene Mercalli. “Tutto nasce dall’attaccamento indissolubile ad un’economia neoliberista della crescita. Finché rimaniamo ancorati all’economia della crescita non è possibile far convivere lo sviluppo economico con l’ambiente. La Commissione europea dovrebbe aprire un forte dibattito su nuovi sistemi economici, perché una crescita infinita in un mondo finito non è possibile. Invece mi dà l’impressione che qua si vuole continuare ad assecondare la crescita economica come parametro importante per la prosperità degli Stati, che però è in aperto conflitto con il sistema ambientale”. Denuncia lanciata anche dalle Nazioni Unite nell’ultimo rapporto sulla minaccia alla biodiversità e all’estinzione di molte specie animali. Mercalli ripete l’ammonimento fatto dal rapporto ONU: “il sistema economico mondiale non è in grado di salvaguardare il capitale naturale”.

E tra le alternative alla “economia neoliberista della crescita” ci sono alcuni modelli che, come ricorda Mercalli, “propongono una prosperità senza crescita – come il titolo del libro dell’economista inglese Tim Jackson – e l’economia della ciambella – come il titolo del libro dell’economista Kate Raworth. Mentre la candidata verde, Grandi, afferma che “nel progetto di conversione ecologica dei processi produttivi e di conversione delle fonti energetiche c’è il progetto della ripresa economica dei Paesi”.

A tal proposito, Grandi riferisce che “le politiche di austerity non hanno funzionato, rendendo evidente la necessità di perlustrare un nuovo modello economico e sociale, ovvero quello della sostenibilità ambientale ed economica. Ad Ecomondo a Rimini, l’altro giorno, hanno presentato uno studio secondo il quale a fronte di un investimento di 7 miliardi nelle energie rinnovabili e nell’economia circolare ci sarebbero 15 miliardi di investimenti di privati e si creerebbero ogni anno 400 mila posti di lavoro.

Insomma, la riconversione ‘green’ dell’Unione Europea potrebbe dare un futuro sicuro alle prossime generazioni e stabilità economica alla stessa Unione. “Essere ecologisti vuol dire pensare al benessere, alla salute, alla salvezza della vita dell’uomo e della creature, ma anche a una nuova sorta di modello di sviluppo sostenibile”, definisce Grandi. E chissà se le piazze, questa volta, verranno ascoltate.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore