mercoledì, Settembre 30

Grecia: Varoufakis scuote la UE… o no? Con Eleonora Poli (IAI) parliamo delle implicazioni della candidatura di Varoufakis al ruolo di Primo Ministro della Grecia

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Lo scorso 9 aprile, Giannis Varoufakis ha annunciato, in una dichiarazione, la propria intenzione a candidarsi per la posizione di Primo Ministro della Repubblica Ellenica alle prossime elezioni del 2019. Già Ministro delle Finanze dal gennaio al luglio 2015, Varoufakis si era dimesso in contrasto con le posizioni del Primo Ministro Alexis Tsipras, considerato troppo arrendevole nei confronti delle richieste dell’Unione Europea (e in particolar modo della Germania) riguardo i conti pubblici greci. In effetti, Varoufakis faceva parte dell’ala più dura di SyRizA (Synaspismos Rizospastikis Aristeras: Coalizione della Sinistra Radicale), quella che aveva spinto per il referendum sull’accettazione delle misure richieste dalla UE (referendum che, non solo si rivelò inutile, ma che fu una vera e propria arma a doppio taglio per la Grecia).

Con la vittoria alle elezioni del 2015, SyRizA si trovò di fronte alla necessità di fare i conti con la situazione reale delle finanze elleniche, fortemente provate dalla crisi economica e dal fortissimo debito pubblico: dopo una prima fase, in cui il nuovo Governo tentò senza successo di negoziare condizioni meno punitive con i rappresentanti della UE (in quel momento in mano all’ala dei rigoristi duri, impersonata dal Ministro delle Finanze della Germania, Wolfgang Schäuble), la frattura tra l’ala più moderata, rappresentata dal Primo Ministro Tsipras, e quella più intransigente, rappresentata proprio da Varoufakis, fu inevitabile. Varoufakis, che era arrivato ad ipotizzare un’uscita della Grecia dalla UE, diede le proprie dimissioni dal ruolo di Ministro delle Finanze e da SyRizA il 6 luglio 2015.

Oggi, dopo tre anni, il Governo Tsipras si è piegato ad applicare le misure di austerità richieste da Bruxelles (ma soprattutto da Berlino) e l’economia greca comincia lentamente a riprendersi. Nel frattempo, Varoufakis ha dato vita ad un nuovo soggetto politico: Democracy in Europe Mouvement 2025 (DiEM25, Movimento per la Democrazia in Europa 2015). Già dal nome, si comprende come il movimento si presenti come un movimento europeo: l’idea è quella di rilanciare un’idea di Europa che vada al di là del mercato unico e giunga ad una “Democrazia piena e compiuta” entro l’anno 2025. In quest’ottica, DiEM25 si pone in opposizione rispetto a SyRizA, la cui azione avrebbe tradito gli ideali che la avevano portata al Governo della Grecia.

Nonostante sia presto per sapere se l’operazione avrà successo, la candidatura di Varoufakis al posto di Primo Ministro ellenico apre diversi interrogativi. In primo luogo, se gli elettori greci dovessero premiare la sua discesa in campo, come sarà possibile per il nuovo Governo di Atene mettere in atto il programma di forti riforme, che prevedono massicci interventi pubblici per la creazione di uno Stato Sociale? In secondo luogo, quale potrebbe essere il rapporto di Atene nei confronti delle istituzioni UE, dal momento che, per rispettare i propri intenti programmatici, un eventuale Governo Varoufakis dovrebbe opporsi all’attuale politica impostata dall’Unione? Infine, che effetti avrebbe, sugli equilibri politici della UE, una vittoria del DiEM25 in Grecia? Quale sarebbe il rapporto tra il nuovo movimento e i partiti tradizionali (in particolar modo i Socialisti Europei) da un lato, e l’onda populista e nazionalista che sta dilagando nell’Unione (si pensi al cosiddetto Gruppo di Visegrád o agli sviluppi della situazione politica italiana).

Per tentare di capire meglio le implicazioni della candidatura di Varoufakis e gli effetti una una sua eventuale vittoria in Grecia e nella UE, abbiamo parlato con Eleonora Poli, ricercatrice presso l’Istituto Affari Internazionali (IAI).

 

Quale è attualmente la situazione economica e sociale in Grecia?

Se si guardano i dati statistici della Commissione Europea, sembra che la situazione sia in netto miglioramento: c’è stato un aumento del PIL, la disoccupazione è in diminuzione. Al livello sociale, però, la situazione non sembra affatto delle migliori, prima di tutto perché, per far fronte alla crisi economica, il Governo greco ha dovuto vendere (o svendere, a seconda di come la si voglia vedere) a compagnie private estere un gran numero di aziende e infrastrutture statali, per esempio aeroporti e alcune società ferroviarie: il ricavato di queste vendite, in realtà, non è stato reinvestito in politiche sociali; il Governo greco lo ha utilizzato per ripagare il debito pubblico. Allo stesso modo, la maggior parte dei fondi europei è stata utilizzata o per ricapitalizzare le banche, o per ripagare lo stesso debito. La situazione, quindi, è ad uno stallo, per quanto riguarda le politiche sociali; quindi, se è vero che c’è un aumento del PIL, non è vero che ci sia stato un miglioramento della qualità della vita o dell’accesso al welfare da parte dei greci. In effetti, il tasso di suicidi è ancora molto alto e c’è un altissimo livello di emigrazione dei giovani: questa emigrazione di massa riguarda sia la cosiddetta ‘fuga dei cervelli’, ma anche la fuga delle aziende dovuta al fatto che il Governo greco ha dovuto alzare la tassazione, o comunque non diminuirla, e, in un Paese dove la burocrazia è piuttosto asfissiante, ha reso poco attraente e competitivo il mercato greco. Questo, chiaramente, ha un impatto ancora maggiore sull’economia.

Come sta gestendo la situazione il Governo di Alexis Tsipras?

La cosa interessante è che il partito di Tsipras, SyRizA, era nato con l’idea di portare avanti una politica anti-austerità: con questo cavallo di battaglia, era riuscito a smantellare il classico sistema bipolare dell’alternanza tra Destra e Sinistra ed era entrato in maniera dirompente nello scenario politico greco; tuttavia, le politiche che Tsipras aveva dichiarato di voler portare avanti, non sono state poi implementate e il Governo di Atene si è adeguato alla volontà europea e ha attuato le politiche di austerità. Sono stati approvati dei provvedimenti per il welfare delle classi più povere ma, in ogni caso, la situazione non è cambiata di molto.

Quali effetti potrebbe avere la candidatura e l’eventuale vittoria di Yannis Varoufakis alla carica di Primo Ministro della Grecia?

Intanto bisogna considerare come Varoufakis è visto in Grecia: dopo l’esperienza Tsipras, dopo la vittoria di un partito che potemmo definire populista, o comunque fuori dalle categorie tradizionali dei partiti politici, non è affatto detto che i Cittadini greci vadano a votare un altro partito che, sulla carta, è ancora più radicale di SyRizA. Rendiamoci conto che la visione esterna che abbiamo è sempre diversa da quella che si ha internamente: forse il Cittadino greco che vuole arrivare alla fine del mese non vuole rischiare di nuovo di votare un partito così fuori dagli schemi. Al momento, quindi, non so quante possibilità di vittoria abbia Varoufakis, se si candiderà alle elezioni del 2019, anche perché il suo motto è proprio quello di portare avanti una forte guerra all’austerità e ad un’Unione Europea che basa la sua politica estera su posizioni neo-liberali: bisogna vedere, innanzi tutto, se questa politica è applicabile tramite delle riforme che poi vadano a cambiare effettivamente la vita dei greci e, soprattutto, quanti greci sono disposti a fidarsi di nuovo di Varoufakis che, comunque, si è dimesso dalla carica di Ministro delle Finanze del Governo Tsipras. È molto importante sottolineare che una potenziale vittoria di Voroufakis potrebbe avere degli effetti devastanti a livello di investimenti esteri in Grecia: adesso che la Grecia sta raccogliendo un po’ di credibilità sui mercati internazionali, una eventuale vittoria di Varoufakis non spingerebbe certo l’economia internazionale ad investire di nuovo nel Paese. Ovviamente è ancora presto e bisognerà vedere come si svilupperà la situazione, come andrà il 2018: se ci dovesse essere una crescita anche nel 2018, anche senza un riscontro diretto sul benessere dei Cittadini, non è probabile che i greci vogliano rischiare; non è assolutamente detto, anche se, nel caso italiano, ad esempio, anche se c’è stata crescita del PIL e diminuzione della disoccupazione, i Cittadini italiani hanno votato per il Movimento 5 Stelle che, per certi versi, ricorda SyRizA. È anche vero, però, che per l’Italia è la prima volta che c’è un voto così nettamente schierato per un partito che non appartiene alle categorie tradizionali: in Grecia, adesso che hanno avuto un’esperienza del genere, non so quanti Cittadini sono disposti a rischiare ancora.

Quali potrebbero essere i cambiamenti effettivi portati avanti da un eventuale Governo Varoufakis nella politica interna greca?

Sicuramente lui ha un programma di estrema Sinistra, di quella che non si vede da anni: si tratta di un programma basato sull’intervento statale e sugli aiuti sistematici ai cittadini; una politica keynesiana secondo cui lo Stato deve intervenire là dove il mercato non funziona. Sulla carta, è sicuramente lodabile e, altrettanto sicuramente, i greci hanno bisogno di un sistema di welfare migliore di quello attuale; sicuramente l’immissione di capitale nel mercato greco per rimettere in moto l’economia avrebbe senso e dovrebbe essere portata avanti. Il problema è dove trovare il denaro da immettere nel mercato e da investire in politiche sociali, nell’educazione o nel sistema sanitario. Ricordiamoci che, anche se spesso si compara questa situazione a quella italiana, l’Italia non ha mai avuto tutti questi problemi economici, ha comunque un’infrastruttura industriale abbastanza forte; è un Paese grande ed è un membro del G7. La Grecia ha un’economia e un sistema produttivo molto più deboli rispetto all’Italia: il turismo, ad esempio, è una delle più grandi industrie in Italia però, oltre al turismo, c’è molto altro; in Grecia, soprattutto dopo la crisi, molte aziende o si sono spostate, o sono state comprate da investitori esteri.

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