domenica, Ottobre 25

Grecia, parola a Draghi

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Continua il lungo viaggio istituzionale per l’Europa del premier greco Alexis Tsipras. Dopo Cipro e Italia, il neo primo ministro ellenico ha avuto modo di incontrare oggi il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, e Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. «Abbiamo avuto un colloquio franco e aperto su tante questioni di interesse comune: circa l’assistenza finanziaria ho sottolineato la necessità di trovare una soluzione accettabile per tutti gli Stati membri coinvolti nei negoziati» ha detto Tusk dopo l’incontro con Tsipras.

Rispetto a Junker e a Tusk, la cancelliera Angela Merkel è sembrata nelle dichiarazioni meno propensa ad accogliere a braccia aperte il nuovo primo ministro greco se non prima di aver ascoltato quali sono le sue proposte: «E’ ora che la Grecia dica quali sono le sue proposte concrete – afferma la Merkel – la Grecia al momento è sottoposta a un programma, che è stato prolungato fino a fine febbraio. Siamo lieti per questi primi incontri, aspettiamo le proposte e poi possiamo parlare. Non credo che le posizioni degli Stati dell’eurozona nei confronti della Grecia siano differenti nella sostanza. Ho parlato con il mio collega italiano, sono in contatto con Francois Hollande, con cui ho parlato oggi».

Al centro dell’attenzione negli ultimi giorni non c’è solamente Alexis Tsipras ma anche il ministro delle Finanze di Atene, Yanis Varoufakis, che dopo aver incontrato Francia e Inghilterra, ha avuto modo di incontrare oggi il presidente della Bce, Mario Draghi, presentandogli una proposta da parte del nuovo governo greco: rimborsare per intero il dovuto alla Bce (26 miliardi), sostituire quanto va reso a Fmi e Paesi Ue (32,5 e 187 miliardi) con nuove emissioni, a tassi di mercato, che prevedano la restituzione del capitale dal momento in cui la Grecia sia di nuovo sul sentiero della crescita.

In uno scenario politico ed economico del genere, le borse europee si sono mosse nella giornata di oggi con cautela. Milano segna un -0,6% mentre Francoforte cala dello 0,4%, Londra lima lo 0,8%, Parigi è in ribasso dello 0,3%. Dopo i cali della mattina, inverte rotta la Borsa di Atene, che passa in terreno leggermente positivo (Bs Ase +0,77%) dopo una mattinata di tensioni.

Intanto che si chiariscano una volta e per tutte le posizioni della Bce e della Grecia, l’Italia deve far fronte alle proprie responsabilità per quanto concerne le riforme. Secondo  l’agenzia di rating Fitch, la rapida elezione del nuovo presidente italiano dovrebbe permettere al Governo e al Parlamento di concentrarsi sulle riforme economiche ed istituzionali. Secondo Fitch «la rapida e chiara conclusione evita la volatilità che ha caratterizzato la politica italiana negli ultimi anni ed è stata causa di incertezza sulla durata dei Governi e la loro capacità di fare riforme. Le scelte politiche potrebbero continuare a riflettere negoziazioni all’interno e tra i maggiori partiti».

La stessa agenzia di rating da atto al governo Renzi del cammino fatto finora in materia di riforme, citando proprio il Job act, e allo stesso tempo evidenzia quanto le riforme possono contribuire al miglioramento della fiducia e degli investimenti anche se di solito i risultati, in termini di crescita, si registrano solo nel medio termine. Nel breve periodo l’outlook è fragile dato che, le debolezze strutturali di vecchia data, hanno ridotto la crescita potenziale, «la spinta che verrà nel 2015 dal calo dei prezzi del petrolio, dall’allentamento della politica della Bce e dalla flessione dell’euro potrebbe essere limitato».

A destare preoccupazioni nel Bel Paese è anche il mercato immobiliare. Secondo uno studio effettuato dal portale immobiliare idealista.it, il prezzo delle case di seconda mano in Italia registra a gennaio una flessione dell’1,2% rispetto al mese precedente.  Se si prende invece come riferimento lo stesso periodo dell’anno scorso, la caduta accumulata è del 4%, da 2.139 euro ai 2.053 euro attuali.

Sempre secondo tale studio, i prezzi sono cresciuti solo in Trentino Alto Adige (2,1%), Veneto (1%%) e Valle d’Aosta (0,6 %); quotazioni invariate in Abruzzo; il resto dei mercati regionali esordiscono nel 2015 in trend negativo, con i maggiori decrementi in Molise (-1,9%), Marche e Lazio, queste ultime con un calo medio dell’1,4%. La Liguria conferma il primato di regione più cara d’Italia con una media 2.858 euro al metro quadro, seguita da Lazio (2.805 euro/m²) e Valle d’Aosta (2.461 euro/m²) che scalza la toscana dal “podio” dei prezzi regionali. Situazione completamente opposta invece in Calabria, dove le case costano meno, con una media di  di 1.013 euro al metro quadro, dopo l’ulteriore flessione di questo mese.

Malgrado la situazione economica precaria dell’Italia, ci sono comunque grandi aziende che riescono ad ottenere buoni risultati. E’ il caso di Sky che, nel primo semestre dell’esercizio 2014-15, chiude con ricavi in crescita del 5% a 5,6 miliardi di sterline, un utile operativo migliorato del 16% a 675 milioni e un +10% dell’utile netti a 453 milioni.

Come si legge nella nota del gruppo, ll dividendo di periodo in distribuzione agli azionisti ammonta a 12,30 pence per azione migliorando del 3% rispetto al periodo precedente. L’incremento del fatturato è stato guidato dalla forte performance registrata in Regno Unito/Irlanda (+6%) e in Germania (+9%) e dalla sostanziale tenuta del business in Italia, che sta attraversando una fase “impegnativa. Proprio per quanto riguarda Sky Italia, nel suddetto primo trimestre ha registrato ricavi per quasi 1,1 miliardi di sterline e un utile operativo di 38 milioni. I risultati sono perfettamente in linea con il primo semestre 2013-14 per quanto riguarda il fatturato, mentre l’utile operativo è leggermente in calo rispetto ai 45 milioni del semestre corrispondente.

Entrando nello specifico, il fatturato si attesta a 1,079 miliardi di sterline e deriva per gran parte dagli abbonati che al 31 dicembre sono 4,734 milioni, in calo di 26mila unità rispetto a fine 2013 ma in aumento di 30mila unità rispetto al trimestre precedente.

Infine,  l’ebitda, il margine operativo lordo, è calato dell’8,8% a 125 milioni di sterline.

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