lunedì, Agosto 3

Grecia al voto: l’inizio della fine di Syriza? e nuovi guai per la Grecia Il voto di domenica dovrebbe segnare la fine di Syriza, e del Governo del Primo Ministro Alexis Tsipras; e intanto cresce il pericolo che, ancora una volta, il Paese faccia presagire una nuova fase della crisi globale

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Domenica la Grecia va al voto anticipato -dopo che il partito al Governo è uscito sconfitto dalle Amministrative e dalle Europee- e, secondo tutti i sondaggi, il 7 luglio potrebbe segnare l’inizio della fine di  Syriza, di certo segnerà la fine del Governo del Primo Ministro Alexis Tsipras. Dalle stelle (del 2015) alle stalle (del 2019).
La sinistra di Syriza, che ha guidato il Paese nella fase tempestosa della lunga crisi finanziaria, pare essere destinata andare a casa con una sonora sconfitta.
La vittoria dovrebbe andare alla destra di  Nea Dimokratia (Nuova Democrazia), il partito conservatore che nel 2015 era stato sconfitto proprio da Syriza, che candida come premier il rampollo di una grande famiglia politica greca, Kyriakos Mitsotakis, figlio dell’ex Primo Ministro Constantinos

Secondo gli ultimi sondaggi disponibili, Tsipras sarebbe sotto il 26% -il che significa un crollo di almeno 10 punti rispetto al 2015, mentre Nea Dimokratia viaggerebbe intorno al 38%.  Oltre 10 punti che esprimono chiaramente l’uscita di scena del giovane premier.

Le motivazioni alla base di questa  sconfitta gli analisti le rintracciano nella considerazione  -scontata- che Tsipras paga il fatto di aver dovuto aderire a piani d’austerità per impedire il fallimento dello Stato ellenico, dopo che nel 2015 era salito al potere, con una poderosissima vittoria -36,3%, ben 20 punti più di quanto ottenuto nel 2012- con un piano che era esattamente l’opposto di quanto poi sarebbe accaduto, ovvero, un piano duramente, prepotentemente anti-austerity, sull’onda della protesta popolare per le misure d’austerità imposte dalla troika ad Atene.

Classe 1974, laureato in ingegneria civile nel 2000, Tsipras  entra in politica verso la fine degli anni ’90, facendo ingresso nel movimento dei giovani comunisti. Dopo essere stato Segretario dell’area giovanile della Coalizione sinistra,  fonda  Syriza, nel 2009. Nello stesso anno la sua creatura riesce entrare in Parlamento con il 4,6% dei voti, diviene deputato del collegio Atene.
La drammatica crisi greca e la crisi delle altre forze politiche elleniche, fa di Syriza una stella che brilla nel buio più profondo e decreta il successo del giovane ingegnere dalle idee di sinistra, quella dura e pura.
Il 2015 è l’anno del trionfo, conquista il Governo con la promessa di tener testa alla Troika.  Arriva al Governo e da subito  Tsipras è costretto a fare esattamente il contrario di quanto promesso. Ha dovuto mettere in pratica  le riforme e i tagli richiesti, trasformando nei fatti Syriza in un partito di centrosinistra, quasi conservatore. Il suo Governo ha messo in campo misure di austerità pari a 65 miliardi di euro.
Ora la sinistra è arrabbiata e gli ha voltato le spalle. Anche l’area conservatrice e quella chiaramente di destra è arrabbiata per i provvedimenti che Tsipras ha messo in atto nel tentativo di accontentare il suo elettorato -dalla legalizzazione della cannabis al rafforzamento dei diritti dei gay. E contro il giovane ingegnere anche la Chiesa ortodossa che lo accusa di laicismo.
Il mese scorso Syriza ha tentato di rovesciare le sorti di queste elezioni mettendo in campo sgravi fiscali e un bonus per i pensionati, ma il suo Governo è comunque vincolato agli impegni assunti con l’Europa che prevedono il mantenimento di un surplus del deficit sul Pil del 3,5 per cento fino al 2022.

Mitsotakis, 51 anni, è  businessman, che viene da una delle famiglie più potenti della Grecia. Il padre ha rivestito l’incarico di Primo Ministro tra il 1990 e il 1993, la sorella, Dora Bakoyiannis, è stata Ministro degli Esteri.
Nuova Democrazia si presenta con una ricetta liberista che prevede una riduzione delle tasse, in particolare sulle imprese, uno shock fiscale che farebbe crescere la Grecia del 4% (contro l’attuale 2,3%), privatizzazioni e provvedimenti volti all’attrazione dei capitali esteri. L’obiettivo è attrarre la classe media, quella che più ha patito dalla rimessa in carreggiata della Grecia. La destra estrema è un bacino di voti ai quali Mitsotakis guarda con molta attenzione per riuscire a conquistare quel distacco di circa 10% dei voti.


Una ricetta, qualla di Mitsotakis, attraente per una Grecia, che finalmente lo scorso agosto ha potuto dare  l’addio alla Troika, e che però, anche se l’economia è ripartita e la crescita annua non è per nulla bassa, la ripresa, secondo alcuni analisti, è ancora molto lontana e, soprattutto, i rischi finanziari sembrano tornare offuscare il cielo di Atene. Questo è quanto sostiene Yanis Varoufakis, Ministro delle Finanze nel primo Governo Tsipras, che nel febbraio 2016 ha lanciato il Democracy in Europe Movement 2025 (Mera25,), un movimento politico paneuropeo, oggi docente di economia all’Università di Atene. Per altro, la formazione di Yanis Varoufakis, Mera25, che si presenta al voto, rischia di rimanere al di sotto della soglia di sbarramento del 3%. 

Dopo il 2008,  la Grecia «è arrivata a simboleggiare il fallimento del capitalismo globale. Oggi, con lo squilibrio globale tra realtà economica e rendimenti finanziari, cresce il pericolo che, ancora una volta, il Paese faccia presagire una nuova fase della crisi globale».
Oggi la Grecia si sta rivelando un tesoro per alcuni. I commercianti che hanno acquistato beni greci qualche anno fa hanno buone ragioni per festeggiare, avendo accumulato rendimenti che nessun altro mercato avrebbe potuto fornire. Ma, come spesso accade, probabilmente un’opportunità che sembra troppo bella per essere vera. E questo potrebbe far presagire la prossima fase della nostra crisi globale», sostiene Varoufakis.
Un investitore che ha acquistato titoli di stato tedeschi nel 2013, spiega l’ex Ministro, «ha ormai ottenuto un rendimento del 7%, mentre l’acquirente di un titolo di stato greco emesso nel 2012, al culmine della crisi del debito del Paese, avrebbe ottenuto un colossale rendimento del 231%». «Il rally del bond ha creato uno slipstream psicologico che, negli ultimi mesi, ha fatto salire la borsa di Atene del 26%, sullo sfondo di un mercato azionario europeo che ha inesorabilmente spurgato capitale» .

Mentre la borsa di Atene cresce, le imprese sono frenate da una fortissima tassazione, le banche lavorano sotto una montagna di prestiti in sofferenza, sostiene Varoufakis, «e  il calo della disoccupazione è solo il frutto dell’emigrazione e di lavoro precario, gli investimenti pubblici netti sono negativi e gli investimenti privati ​​nella produzione di alto valore addomesticato è assente» .

Da considerare, poi, che «l’85% del debito della Grecia è al di fuori dei mercati». Ecco, in questa situazione la Grecia va alle urne, per eleggere, probabilmente un governo ultra-liberista. Il rischio che Varoufakis fa intravedere è un ritorno al 2012, con alla guida del Paese un gruppo di uomini che si ha motivo di credere propenso a mettere in atto le stesse politiche all’origine della grande crisi dalla quale il Paese sta cercando di uscire.

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