giovedì, Agosto 6

Grecia, a rischio la libertà di stampa?

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Le informazioni sono dappertutto e libere: mass media, social media, blog. Sebbene in alcuni Paesi, tra cui ultimamente anche la Grecia, la libertà di espressione sia un diritto garantito dalla costituzione ma non dalle circostanze.

A che punto è la libertà di stampa in Grecia nel 2015? Può la struttura legale ed istituzionale proteggere i giornalisti mentre esercitano le loro funzioni? I media greci sono  indipendenti e plurali? Secondo il rapporto annuale dell’organizzazione ‘Giornalisti senza confini’, la Grecia occupa la novantunesima posizione su 180 Paesi in termini di libertà di stampa. Dal 2009 al 2014, la Grecia è andata a perdere 56 posizioni, il secondo dato più basso nell’UE dopo la Bulgaria.

I motivi principali che possono spiegare questa classifica sono la violenza contro i giornalisti esercitata dalla polizia durante le manifestazioni, la non condanna della polizia per l’uso della violenza come pure la violenza esercitata dai membri di Alba Dorata. Inoltre, secondo il rapporto, la recessione economica ha avuta un cattivo effetto sulla pluralità del mass media.

Tornando indietro negli anni ‘90, quando la televisione privata nasceva in Grecia, gli armatori e gli imprenditori l’hanno utilizzata per controllare i media e quindi le informazioni nel Paese, con risultati abbastanza ovvi. Nell’era post-crisi invece si sono mossi verso i settori più proficui. La crisi nei media greci si è potuta così vedere come la conclusione di una relazione di quid pro quo fra i proprietari di media e lo stato.

 

L’industria ben strutturata delle cause

La settimana scorsa, il Ministro della Difesa Panos Kammenos ha citato un giornalista Andreas Petroulakis per un articolo di opinione, chiedendogli 1 milione di euro.  Il giornalista ha commentato questa reazione come un «tentativo di terrorizzare la libertà di espressione». «Non intendiamo dare via la nostra identità giornalistica, i miei colleghi e io, perché diamo fastidio al sig. Kammenos o altri. Nessuno va oltre la critica, Non c’è democrazia senza libertà di parola ed il dovere dei giornalisti è di controllare le figure pubbliche», ha continuato a ripetere Petroulakis.

Questa non è la prima ed ovviamente non l’ultima volta in cui i giornalisti sono chiamati a pagare un elevato prezzo in termini di libertà di espressione. Due mesi fa, il Ministro degli affari esteri ha reclamato 250mila euro di risarcimento dall’Athens Review off Books per la pubblicazione della lettera di un lettore che lo ha descritto come un «Gauleiter dello stalinismo». Questo ‘incidente’ naturalmente ha due risvolti. Da una parte, alcune delle pubblicazioni di ARB sono molto taglienti, dall’altra però rispetta le osservazioni dei lettori e quindi le pubblica.

Rispondendo ad una domanda fatta da ‘Der Spiegel’, Kotzias ha ammesso di aver seguito le istruzioni del suo partito nel passato (il partito comunista della Grecia), e che lui ha scritto i pezzi propagandistici che risultavano essere ‘senza senso’. Questa è quasi una regola: ha colpito quelli non sono interessati al ristabilimento della loro reputazione, appena possibile, citando i difensori. Preferiscono le cause che chiedono un gran quantità di denaro come compensazione, con processi che durano 5-6 anni, finché non viene ristabilita la verità, che non sembra però essere quella ‘urgente’.

Secondo Athanasios Papandropoulos, presidente della sezione greca dell’associazione dei giornalisti europei, la libertà della stampa è garantita costituzionalmente. La varietà di opinioni ha sofferto a causa della crisi e del fallimento successivo di molti canali televisivi, giornali e riviste. “Le cause contro i giornalisti che richiedono somme eccessive da essere pagate non sono una tendenza  in effetti. È un’industria ben progettata datata 1988 come risposta ai ritardi enormi e alla stasi della giustizia greca”, dice a L’Indro Papandropoulos. “Il citante, solitamente politico, opta per gli atti civili invece di una citazione per la diffamazione, che è decaduta. I citanti, per convincere la corte, promettono di dare queste grandi somme di denaro alle fondazioni benefiche, in caso di una vittoria. In effetti abbiamo un problema enorme della giustizia”. Papandropoulos ci informa che finora nessuna sentenza è stata eseguita a causa degli appelli successivi. “Anche se, il reclamo ancora rimane. Per affrontare questo fenomeno, io stesso ho suggerito nel passato l’istituzione del mediatore della stampa, secondo il modello di scandinavo. Questa idea non è stata mai presa in considerazione”.

“Possiamo dire che l’industria delle cause in effetti non colpisce la libertà di stampa. Il problema principale della stampa è la perdita di sua forma iniziale e della sua qualità”, conclude Papandropoulos, che commenta così le cause dei politici contro i giornalisti, una tendenza che non ha pari nella storia dei media greci.

 

Traduzione di Daniele Petroselli

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