lunedì, Ottobre 26

Grazie coronavirus, ho visto l’Italia e gli italiani Abbiamo mostrato che, all’occasione, siamo e sappiamo essere un popolo. E il nostro governicchio, centrale e non, anzi, il nostro ceto di politicanti d’accatto, non lo ha minimamente capito

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Fondamentalmente ormai per abitudine -a noi vecchi accade così- guardo, anche in tempi di coronavirus Covid-19, la trasmissione di Giovanni Floris -diventata inguardabile, noiosa, confusionaria, aggressiva, insomma pressoché inutile-, intervallandola con salti qua e là, colpi di sonno e quant’altro. E l’altra sera, in un guazzabuglio di gente strana, che diceva cose strane, interrotte a metà frase da un Floris sempre più angoscioso e solipsista, ma pendente dalle labbra della virologa-esule 54enne (auguri, pure questo!) ormai una star, mentre stavo cercando di capire le frasi ragionevoli di un virologo italo-tedesco, che non compiva gli anni ma che finalmente diceva, cioè cercava di dire, cose comprensibili, interrotto sempre sul più bello, è comparso come il più, classico ‘scicchignacco int’a butteglia’ (se non sapete cos’è, arrangiatevi), il sedicente prof. Edward Luttwak, con lo sfondo della Casa Bianca a dire la sua … anche lui, a onor del vero e di Floris, interrotto a metà frase, ma insomma non è che fosse un gran danno.
Diceva il prof. Luttwak, col suo solito tono gentile e affettuosamente rispettoso del Paese del quale parla in continuazione e che ancora più spesso lo ospita, che Donald Trump è l’unico che ha capito qualcosa di questa epidemia, e che sta facendo ottimamente il suo lavoro, anche perché l’America (lui non dice Stati Uniti, per lui gli Stati Uniti sono l’America, il resto è come se non ci fosse) non è come la Cina o l’Italia … (ha detto proprio così, testualmente) dove si può ben ordinare alla gente di non uscire di casa, specie in Italia, dove ci sono i giudici (una delle fissazioni di Luttwak, che proprio non li sopporta … certo non solo lui!) e la Polizia; in America (cioè gli Stati Uniti, penso) no, perché lì c’è la libertà. Se tu dici a un americano (sempre nel senso di statunitense) di non uscire di casa, lui esce lo stesso perché ha la libertà e esce quando vuole, va dove vuole, ecc. …, poi Floris lo ha interrotto e non ho sentito altro, e dopo ancora ho anche spento la TV, non ne potevo più.

Ora, dico io, Luttwak è uno di quei professori americani (ma sì, va’, diciamo così, loro sono contenti e noi facciamo prima) che si alternano periodicamente in Italia, si producono in interviste, in partecipazioni a convegni, sanno tutto di tutto e certamente tutto dell’Italia meglio degli italiani, ecc. Poi, ogni tanto scompaiono e sono sostituiti da altri, ma talvolta sono anche dichiarati persona non grata’, per esempio da Giulio Andreotti, non esattamente il figlioccio di Lenin.
Io posso ben capire che gli americani sono liberi, ma la cosa detta così, a me appare lievemente superficiale o meglio surreale. Intanto, posso testimoniare per essere stato da quelle parti che, certo se esci di casa non ti arrestano subito, ma se passi un semaforo rosso sì, se parcheggi l’auto in sosta vietata anche, e se sputi per terra pure … sorvolo se fumi! Forse qualcuno potrebbe spiegare a Luttwak, Floris ad esempio potrebbe provarci, che la libertà è una cosa un po’ più articolata, perché, ecco il punto, come è noto a noi italiani notoriamente rozzi e soggetti ad un regime paracomunista, anzi, comunista, le cose sono giusto un po’ più complicate.

Comunista dice Luttwak del nostro Paese, non fascista, a Luttwak quello non darebbe altrettanto fastidio, credo sia amico fraterno di Bolsonaro, tanto per dire e, sono certo era un ammiratore di Pinochet, sono i nipotini di Lenin che non sopporta -sorvolo su Putin su cui il discorso sarebbe lungo-, lui, però, è fermamente e serenamente convinto che in Italia vi sia un regime comunista che manco ai tempi di Hoxa in Albania. E vabbè, facciamocene una ragione, ma per favore Floris alla prossima trasmissione (che io non seguirò) gli spieghi che da parecchio tempo in Italia siamo convinti che la libertà è una bella cosa, tanto che ce la siamo conquistata a caro prezzo (sia pure e li ringraziamo, con l’aiuto americano, ora giusto un po’ pelosetto, ma lasciamo correre), ma che la libertà è quella cosa che arriva esattamente fin dove comincia quella degli altri, non un centesimo di millimetro in più.
So bene che per un americano doc come Luttwak, la cosa è un po’ astrusa, loro si sono ‘espansi’ a gomitate un bel po’, esercitando la propria di libertà, e poi hanno portato molta libertà in mezzo mondo, ma noi la vediamo così. Forti anche della famosa frase di un giurista romano (sì, quei selvaggi che duemila anni fa hanno inventato il diritto che oggi usano in America) che parlava di ‘honeste vivere’ (vivere onestamente, e se no c’è il giudice, no?) e ‘neminem laedere’, appunto non danneggiare gli altri.
Ecco il punto, caro prof. Luttwak, la libertà è una cosa molto seria e difficile, ma ora cerco di diventare più serio e quindi parlo solo ai miei Lettori.

Il punto è proprio questo, non fare danni agli altri. Molti -non io, confesso, che ci crediate o meno- hanno pensato che la presunta nostra tradizionale indisciplina e scarsa civiltà (ne sono piene le trasmissioni televisive e non, Floris incluso e all’estero non ne parliamo) avrebbe reso certe raccomandazioni inutili, se non duramente sanzionate. Tempo fa commentai la sussiegosa lezione di civiltà di un professore svedese, che spiegava che in Svezia non c’era bisogno di fare regole, bastava dire: state a casa e magicamente tutti ci stavano. E infatti, poi, sono passati a metodi assai più severi.
Gli italiani sono sicuramente in genere poco propensi a seguire le regole, anche perché hanno poco o punto il senso dello Stato. Dello Stato (e non me la sento di criticarli, a dire il vero, con questo ceto di politicanti che da decenni ci ammorba), non della Nazione e non del popolo. Al contrario.
Certo, alcuni hanno fatto gli spiritosi, hanno fatto i gradassi. Ma la maggior parte di noi italiani, ha rispettato rigorosamente, non le regole, ma il minimo di rispetto per gli altri, per non infettarli, e più di un minimo di intelligenza. Lo abbiamo capito benissimo, che la cosa è grave e seria.
Non faccio confronti con altri Paesi, e sorvolo sui ‘servizi giornalistici’ che sbeffeggiavano gli italiani, del nord e del sud, tutti per la strada, ma credo sia raro in altri posti trovare tanto senso del dovere, della necessità di difendersi collettivamente, ma anche allegramente … dove altro lo avete visto? E non parlate di paura: se c’è un popolo di fatalisti siamo noi.

Non vorrei esagerare: abbiamo mostrato che, all’occasione, siamo e sappiamo essere un popolo. E il nostro governicchio, centrale e non, anzi, il nostro ceto di politicanti d’accatto, non lo ha minimamente capito, e non ha saputo, anzi, nemmeno tentato, di approfittare di questo senso del popolo (non dello Stato, ripeto) per aiutare l’Italia a crescere nei molti posti in cui non è mai cresciuta bene, sostanzialmente per colpa del peggior ceto politico della storia dell’umanità.
Basterebbe a testimoniarlo il ridicolo dibattito parlamentare sulle comunicazioni, anticipate via Facebook e replicate via Twitter e riprodotte via Instagram, di pochette-Conte, sempre indaffarato a percorrere un corridoio che lo porta ad una scrivania con un grande televisore davanti, attraverso il quale, in camicia, parla a sé stesso … ora ho visto che anche Giggino deve avere dedotto che farsi riprendere in cammino in corridoi è bello e anche lui lancia di sé questa immagine, indaffaratamente ridicola.
Li abbiamo sentiti e visti tutti intabarrati in sciocche inutili mascherine, chiedere se se la potevano togliere e poi blaterare le solite cose, le solite frasi, le solite contumelie, ivi compresa la super-onorevole-ora-single Maria Elena Boschi a dire che «certo poi si dovranno restituire i soldi alla BCE» (alla BCE???), dopo un discorso sciattamente ragionevole di pochette: sì, ragionevole, l’ho scritto ieri.

Forse mi sbaglio, ma per la prima volta da tanti anni, ho visto -sono certo- l’Italia e gli italiani, una cosa commovente anche perché inattesa, li ho visti unirsi sentendosi italiani nonostante i politicanti e le banche (oggi si scopre che i famosi soldi garantiti dallo Stato li danno, ma prima chiudendo il ‘fido’, e che la cassa integrazione, peraltro nemmeno richiesta da molte Regioni, non la vogliono dare, per ora, ma la ‘commissione’ sui pagamenti con carta, almeno un euro, quelli se li prendono, e il Governo?…appunto!) e le burocrazie immobili, e le mafie e il sottogoverno (o-ne-stà-o-ne-stà! anche oggi, lo dice perfino ‘il Fatto’), ma vedo anche che il ceto politico non lo ha capito e non sa cogliere al volo questa offerta generosa, la spreca, nemmeno se ne accorge, mentre l’Ambasciatore tedesco ci promette solidarietà e prestiti e ci ricorda, da buon tedesco preciso e meticoloso, i 44 pazienti (lombardi, sia chiaro!) ‘accolti’ in Germania … Era Barbara Ferigo e poi Sergio Endrigo che cantavano i 44 gatti di Casarini…? La ascolti, Ambasciatore, è istruttiva, la coda potevano tirarla solo i bambini.
Ah, se ci fosse Andreotti!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.