martedì, Novembre 12

Grasso cartellino giallo ai magistrati

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Si è tenuta quest’oggi la direzione del Partito Democratico (PD) dove il segretario Matteo Renzi ha affrontato le numerose tematiche che hanno tenuto banco nella politica italiana nelle ultime settimane. Primi ad entrare nel mirino del Premier sono i pentastellati che, viste vicissitudini giudiziarie che hanno coinvolto il partito dallo stemma a tricolore, non hanno esitato ad attaccare la coalizione di centro sinistra su tutti i fronti: «C’è un doppio-pesismo incredibile» ha esordito Renzi: «e non mi riferisco solo alla Toscana a 5 Stelle o alla Lombardia in camicia verde, chi è garantista con i suoi e giustizialista con gli altri è insopportabile. Noi siamo genuinamente garantisti, non chiediamo dimissioni Nogarin, lui farà le sue valutazioni con il suo consiglio comunale». Nella dissertazione non poteva mancare un accenno al Referendum Costituzionale, tanto voluto dal Governo: «Dal 20 maggio al 15 luglio lanciamo una mobilitazione permanente: quel giorno dovremo presentare le firme per il referendum costituzionale. Sono già presentate da deputati e senatori, formalmente il referendum è già in pista. Ma credo che sia giusto che il Pd faccia quello che stanno facendo anche gli altri: andare piazza per piazza a chiedere comunque ai cittadini di mettere la firma sulla richiesta del referendum e diffondere il più possibile comitati dal basso» ha affermato il Presidente del Consiglio che in vista del Mese di Ottobre e delle prossime amministrative ha richiamato l’unità di partito: «Non abbiamo nessun motivo per continuare una sfibrante discussione interna quando altri nostri compagni sono impegnati in prima fila della campagna delle amministrative. Non chiedo una moratoria delle polemiche. Ma si deve fare uno sforzo per non vergognarsi di ciò che abbiamo fatto in questi anni e di ciò che dobbiamo fare sul territorio. Non voglio sottacere i tanti problemi sul territorio: sono meno di quelli che i media raccontano, più di quelli che dovrebbero esserci» ed ha proseguito: «Un minuto dopo il referendum se andrà bene come io credo, si deve continuare il percorso delle riforme, il 2017 avrà eventi internazionali ma contemporaneamente io aprirei la fase congressuale anticipando di qualche mese il congresso» aggiungendo: «Ho deciso di modificare la struttura della segreteria e perciò non l’ho convocata negli ultimi mesi. Interverremo dopo le amministrative con una modifica la più condivisa possibile. Chi vorrà farà le sue valutazioni da qui a fine giugno» concludendo: «Per l’ultimo anno la modificheremo in modo libero, franco e aperto». A nulla però sono serviti i richiami del segretario alla presunta coesione di partito con  Gianni Cuperlo che commenta: «Sì alla moratoria, ma deve valere per tutti. Se non è così, non si costruiscano alibi per dopo. Quando servono voti, il buon senso vuole che il tuo campo non lo divida» e ha continuato: «ci si parla senza diplomazie». Poi rivolgendosi alle dichiarazioni rilasciate in presidenza dal Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha attaccato: «Ho atteso come atto dovuto la smentita di una ministra che, parlando del referendum sulla Costituzione, ha posto una parte della sinistra dalla stessa parte di Casa Pound. Che senso hanno queste parole? Che senso ha spingere la polemica?» ed ha proseguito: «Per il no ci sono i vertici dell’Anpi e 11 presidenti emeriti della Consulta. Vassallo ha polemizzato con i costituzionalisti, marcandone l’età media e i benefit. C’è un retrogusto di bullismo anagrafico che non dovrebbe albergare tra noi» successivamente parlando di Giacchetti ha detto:«Giachetti, che stimo, ha detto al Corriere della Sera che ha ben chiaro che un pezzo del Pd non lo appoggia e che il senso della sua candidatura è anche lasciarsi alle spalle una parte del partito”. Insomma, ”io voglio lavorare in uno spirito di unità. Se lo facciamo tutti, allora noi daremo una mano, con moltissimi banchetti». Immediata la risposta del candidato alla carica di Primo Cittadino a Roma: «Quando ho detto al Corriere che volevo mettermi alle spalle una parte del Pd, mi riferivo a quella parte del Pd, per fortuna minoritaria, che ha fatto il male di Roma e che non ha fatto gli interessi né della città né del partito. Io, al contrario, ti chiedo una mano». A Maria Elena Boschi però non vanno giù le affermazioni del rappresentante della minoranza dem e salendo sul palco del direttorio risponde così: «Non ho mai preso la parola in Direzione. In passato mi è stato detto di tutto e ho sempre risposto con il sorriso. Ora vorrei rispondere a Gianni. Ho sentito più volte equiparare chi vota sì al referendum a chi vota con Verdini. Io ho solo detto che chi vota no, vota no come Casa Pound. È una constatazione, un dato di fatto banale. Sinceramente, siccome sei uno dei pochi che approfondisce tutto, ti saresti potuto non fermare al titolo del Fatto Quotidiano. Potevi farmi una telefonata». e ancora ha proseguito: «Sinceramente mi dispiace. Guardiamo come De Magistris tratta Renzi, la Lega che dice che il presidente Mattarella ha le mani sporche di sangue, Berlusconi che parla di svolta autoritaria, i 5 stelle che ci attaccano. In questo quadro, con la massima tranquillità, mi chiedo: ci sarà da qui al 2018 una direzione in cui la minoranza non attacchi la segreteria? La nostra gente è stanca delle discussioni tra di noi, soprattutto quando nascono dal nulla». 

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